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    Alex Pretti, l’ultima vittima dell’ICE e le nuove proteste negli USA

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    Alex Jeffrey Pretti, cittadino americano e infermiere di 37 anni, è stato ucciso da 10 colpi di arma da fuoco sparati da un agente dell’ICE sabato mattina, a Minneapolis, per cause ancora incerte.

    Secondo quanto riferito dal governo statunitense, l’uomo era armato e presentava atteggiamenti minacciosi nei confronti del corpo federale, ma alcuni video diffusi sui social smentirebbero tale versione. Si tratta della terza vittima dell’ICE in un solo mese, scatenando le proteste anche a Manhattan. I genitori della vittima: “Dal governo Trump ripugnanti menzogne”.

    Alex Pretti: chi era la vittima 

    La vittima è un uomo di 37 anni, infermiere di terapia intensiva del dipartimento governativo per i veterani e cittadino americano, che ha perso la vita sabato mattina dopo essere stato colpito al torace da un agente dell’ICE, durante una delle proteste in atto dalla morte di Renée Nicole Good.

    Nonostante fosse presente un medico tra i manifestanti, non gli è stato permesso di soccorrerlo. Nato in Illinois e senza precedenti penali, viene ricordato come una persona altruista e attenta agli altri: avrebbe aiutato una donna a rialzarsi, prima di essere buttato a terra dagli agenti federali.

    Il Dipartimento per la Sicurezza Interna afferma che la vittima era in possesso di una pistola Sig Sauer P320 calibro 9mm, di uso comune tra le forze armate statunitensi e con la quale avrebbe minacciato gli agenti. Il Minnesota Star Tribune ha evidenziato che nonostante Pretti avesse un porto d’armi regolare, pare che in quel momento fosse disarmato, così come stabilito dai video analizzati dal New York Times e alcuni testimoni oculari, confermando che teneva in mano solo un telefono. 

    Le proteste

    Si tratta della terza vittima americana in un mese per mano dell’Agenzia ICE, sezione del Dipartimento di Sicurezza statunitense istituita nel 2003 con lo scopo di contenere l’immigrazione, svolgendo compiti che variano dal controllo delle frontiere interne ai crimini transnazionali. 

    Le proteste sono iniziate a causa della morte di Renée Nicole Good, cittadina statunitense uccisa da un agente il mese scorso, dopo essere stata fermata per dei controlli in macchina. Un omicidio che ha ricordato le circostanze avvenute nel 2020, con la morte di George Floyd, tenuto a terra dagli agenti per otto minuti e deceduto per soffocamento. 

    Un altro recente avvenimento che ha incrementato le proteste è stato l’arresto di un uomo e di un bambino di 5 anni, Liam, usato come esca dagli agenti per catturare il padre Adrian Alexander Conejo Arias, entrambi trasportati da Minneapolis per essere reclusi in Texas. Dello stesso distretto scolastico, sono stati arrestati almeno quattro bambini da inizio anno ed è stata coinvolta anche una bambina di 2 anni. 

    Alla luce di questi episodi, è scaturita una maxi-protesta che ha coinvolto tutta la città, circondando l’aeroporto e la sede dell’agenzia federale, chiedendo il ritiro degli agenti. Sono seguiti gli arresti di 100 membri del clero in aeroporto, che protestavano contro le deportazioni degli immigrati. Le proteste si sono diffuse anche a Manhattan, dove migliaia di persone si sono radunate all’Union Square per marciare verso il Municipio.

    ICE: l’America è divisa

    Sebbene le proteste si stiano diffondendo per tutto il territorio americano, Trump giustifica le azioni commesse, sostenendo che Alex Pretti rappresentava un pericolo e invitando, con un post sui social, a permettere ai “patrioti dell’ICE di fare il proprio lavoro”. 

    L’intervento del Governatore del Minnesota, Tim Walz, si è presentato come un attacco diretto al Presidente degli Stati Uniti: “Il sistema giudiziario del Minnesota avrà l’ultima parola su questo. Deve avere l’ultima parola. Come ho detto senza mezzi termini stamattina alla Casa Bianca, non ci si può fidare del governo federale per condurre questa indagine. Se ne occuperà lo Stato, punto” ha dichiarato. “Donald Trump, ti invito ancora una volta a rimuovere queste forze dal Minnesota. Stanno seminando caos e violenza. Abbiamo visto violenze mortali da parte di agenti federali ancora e ancora e ancora” ha continuato Walz.

    Al tempo stesso, il governatore democratico della California, Gavin Newson, ha chiesto con fermezza le dimissioni di Kristi Noem, segretario alla Sicurezza Interna, e il licenziamento di Gregory Bovino, alto funzionario della polizia di frontiera statunitense che ha guidato operazioni contro l’immigrazione. Chiede anche la fine della militarizzazione dell’ICE, definendola come razzista e altamente pericolosa per tutto il Paese. 

    Sul tema si sono espressi anche i genitori di Alex Pretti, che aveva origini italiane: il padre, infatti, aveva i nonni dal nord Italia. “Era turbato dalla stretta sull’immigrazione imposta dal presidente Donald Trump nella sua città”, ha dichiarato il genitore, Michael Pretti. “Sentiva che protestare fosse un modo per esprimere la sua solidarietà verso gli altri” ha continuato. Ha aggiunto inoltre di volere la verità sul figlio, accusando le menzogne da parte del governo.

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