Il Board of Peace rappresenta una novità importante nel quadro diplomatico internazionale, ma molte le incertezze e gli interrogativi posti dall’Unione europea e molti altri paesi.
La Carta del Consiglio di Pace
Si prospetta l’apertura di una nuova fase politica a Gaza, in cui il Board of Peace, presieduto dal presidente americano Donald Trump, avrà un ruolo centrale. Infatti, la risoluzione 2803 dell’Onu ha dato il via libera all’organismo in merito al conflitto in Medio Oriente, anche se il termine Gaza, all’interno del documento presentato e firmato a Davos, non è presente.
Infatti, nell’Articolo 1 viene definito il compito del Board: intervenire in “aree affette o minacciate da conflitto”, diversamente da quanto previsto dal mandato Onu che relegava il suo raggio d’azione solo al territorio palestinese. Per quanto riguarda, invece, la presidenza del Consiglio, essa è affidata allo stesso Donald Trump che, come si legge dall’Articolo 3.3 designerà anche il suo successore e sarà rimovibile solo in caso di dimissioni o voto unanime dei Paesi membri.
In più, altro dato rilevante, è la membership che sarà divisa in membri a tempo – con mandato di 3 anni – e Stati che “versano più di 1 miliardo di dollari in contanti entro il primo anno” – per cui invece non si ha scadenza.
Le incongruenze
Molte caratteristiche del Consiglio e del suo funzionamento hanno destato parecchi dubbi in seno ai leader internazionali. Se svariati Paesi, in totale 22, hanno subito accettato di collaborare con la governance statunitense per garantire una transizione a Gaza – come Argentina, Marocco, Albania, Israele e altri – molti altri invece hanno successivamente deciso di rifiutare l’invito o congelare la propria adesione.
Infatti, l’Unione europea da un lato mira a non interrompere il percorso diplomatico intrapreso con Washington, ma dall’altro rende note le perplessità strutturali sull’organismo, così come affermato da Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo: “Nutriamo seri dubbi su una serie di elementi contenuti nello statuto del Consiglio di pace”.
Anche il governo italiano non ha nascosto le proprie incertezze in merito, congelando l’adesione per problemi di “incompatibilità costituzionale”. Infatti, la premier ha affermato che l’articolo 11 della Costituzione italiana, “quello per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati […] può essere incompatibile con alcuni articolo dello statuto”.
Proprio per questo motivo, infatti, Giorgia Meloni avrebbe chiesto al tycoon di rivedere la configurazione dell’organismo per permettere anche all’Italia di prendervi parte. Nonostante le varie esitazioni poste dagli attori internazionali l’Unione europea “non aspetterà l’istituzione o un mandato chiaro del Board of Peace su Gaza” per fornire sostegno alla Striscia.
Prospettive future
Adesso che la Carta del Board of Peace è stata firmata può decollare la fase due del piano di pace americano, con l’istituzione di un governo tecnocratico a Gaza e la successiva smilitarizzazione del territorio palestinese dalle forze di Hamas.
Sono ancora incerte le modalità con cui sarà messo in atto il piano Kushner e molti leader internazionali notificano i propri dubbi sia per quanto riguarda la possibilità dei palestinesi di essere rappresentati all’interno del governo tecnocratico e del Consiglio di Pace, ma anche in merito al processo di “bonifica” del territorio.
Infatti, se inizialmente il piano intendeva ridisegnare Gaza previa demilitarizzazione e deradicalizzazione, ora è mirato a ricostruire l’intero territorio, così da far sorgere aree residenziali nella zona dell’entroterra e zone turistiche nella parte costiera. Se le prospettive sembrano rigogliose per il popolo palestinese, è da tenere in conto la volontà o meno di Hamas e di Israele di rendere la transizione il più lineare ed efficacie possibile.
Conclusioni
La situazione precaria del popolo palestinese, di cui si sono registrati in questi 2 anni di conflitto più di 70.000 morti, necessità una cooperazione internazionale mirata e univoca, che garantisca la tutela dei diritti civili e politici. Come si risolverà la questione del Consiglio tra Unione europea e Usa? L’Italia ne farà parte?
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