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    Burkina Faso, la giunta militare scioglie tutti i partiti

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    La giunta militare del Burkina Faso, guidata dal Capitano Ibrahim Traoré, ha annunciato lo scioglimento di tutti i partiti politici del Paese e il divieto di nuove formazioni politiche, le cui attività erano già sospese dal 2022, quando a causa di un colpo di stato militare, si è stabilito un governo provvisorio dove Traoré ha preso il comando della nazione, dopo la deposizione di Damiba

    Secondo il Ministro degli Interni, Emile Zerbo, si tratterebbe di una mossa necessaria per il piano di ricostruzione dello stato e la rifondazione dello stato Burkinabé.

    Divieto di svolgere attività politiche: le ragioni

    All’interno del Paese erano stati registrati più di 100 partiti politici prima del colpo di stato, di cui 15 agivano all’interno del parlamento, dopo le elezioni generali del 2020. Dal 2022, era stato proibito di tenere raduni pubblici, ma con il nuovo decreto verrà stabilito il divieto totale di operare ed esistere, con il trasferimento totale dei beni allo stato, come affermato da Emile Zerbo. Si tratta comunque di un progetto di legge, che sarà trasferito all’Assemblea Legislativa di Transizione in tempi brevi.

    Le motivazioni dietro la scelta sarebbero attribuibili alla divisione sociale, al clientelismo e alla corruzione che la presenza di questi gruppi comporterebbe, evidenziando il rischio di una divisione nazionale, così come dichiarato dai sostenitori di Traoré su X

    Burkina Faso: le reazioni

    La decisione sullo smantellamento dei partiti ha scaturito dissensi e polemiche, venendo percepita come un’ulteriore restrizione da parte del governo provvisorio, che si somma alle misure “di transizione” della Giunta.

    Tra i provvedimenti più discussi nel passato recente del Burkina Faso, la  modifica, nel 2024, della Costituzione precedente, definita come obsoleta, con l’approvazione della Charte de Transition, al centro della quale il punto più criticato è stato proprio quello sulla definizione della durata della transizione: 60 mesi, che includono il periodo da luglio 2024 fino al 2029, dopo il quale Traoré potrà candidarsi nuovamente. Il Parlamento ha varato gli emendamenti costituzionali senza referendum, con la sola legittimazione della Corte Costituzionale.

    Un approccio di tendenza antidemocratica e antioccidentale, che però ha fatto convergere il supporto di diversi paesi dell’Unione Africana, principalmente ex colonie europee che hanno vissuto esperienze di schiavismo e sfruttamento, e che ora si sono avvicinate alla Russia. 

    I segni di dissenso ovviamente non mancano, come quello di un  gruppo della società civile – rimasto anonimo per paura di rappresaglie – tramite una dichiarazione rilasciata alla BCC: “Tutto questo non aiuterà il paese a progredire e non ne siamo contenti” ha detto. Aggiunge: “Il regime sta esasperando l’idea sull’inutilità della democrazia in Burkina Faso […]. Considerando la storia del paese, non sembra lontano un altro colpo di stato”.

    La situazione attuale

    La politica autoritaria attuale ha impedito l’instaurazione di un governo civile nel 2024, estendendo il proprio potere per altri 5 anni. Si tratta di uno stato dove la sicurezza è minacciata dagli elevati attacchi terroristici di Al-Quada, combattuti dal governo, che hanno causato il numero più alto di vittime civili tra il 2023 e 2024, superando Afghanistan e Iran

    Un’ulteriore minaccia risiede nella crisi economica e nell’elevato tasso di povertà estrema, coinvolgendo il 40% della popolazione, di cui la maggioranza presenta un’età inferiore ai 25 anni. In questo scenario si sviluppa anche una grave crisi umanitaria, con circa 6 milioni di persone che necessitano di aiuti e tutela dei diritti fondamentali. 

    Nonostante le sue condizioni di emergenza, si tratta di una della nazioni più dimenticate al mondo e la sua instabilità, dovuta a conflitti interni e forze esterne, lo rendono estremamente vulnerabile e lontano da una fase di sviluppo.

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