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    Cola di Rienzo e la nuova repubblica che non nacque mai

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    Siete mai passati per Via Cola di Rienzo a Roma? Tra il quartiere Prati e a un passo dal Vaticano? Vi siete mai chiesti il perché quella via sia intitolata proprio in quel modo? Bene, oggi, con la nostra rubrica di pillole politiche del venerdì, intendiamo scoprirlo, andando a conoscere uno dei personaggi più controversi della storia, Cola di Rienzo, colui che tentò di riportare l’età repubblicana a Roma.

    Chi era Cola di Rienzo?

    Nicola di Rienzo (detto “Cola”) nacque a Roma nel 1313. La città allora era in completo disfacimento: gli stessi papi la abbandonarono per recarsi ad Avignone, che divenne la sede della curia papale. Nonostante Cola provenisse da un contesto malfamato – specificamente da un sobborgo di Roma in cui le malattie e la delinquenza erano all’ordine del giorno – ricevette un’educazione differente da quella che, in una zona simile, ci si aspetterebbe: in tal modo non faticò eccessivamente a prendere le distanze da quel contesto in cui passò buona parte della sua giovinezza. Un prete lo prenderà sotto la sua ala, insegnandogli il latino, la lingua dei romani: questo sarà un punto fondamentale nella storia di Cola. Il latino consentirà lui di riportare virtualmente “in vita” la maestosa Roma dell’epoca repubblicana. Passeggiando per gli antichi quartieri e sobborghi della città, era come se quest’ultima gli parlasse, e gli narrasse di un’epoca che, purtroppo, era ormai lontana.  Cola, però, nel dare un giudizio complessivo alla storia di Roma, ne elogiava esclusivamente gli aspetti più appariscenti, ossia la maestosità e il potere, ma, nella sua narrazione, non teneva conto dell’altra faccia della medaglia: il forte degrado sociale, in parte fisiologico per il tempo. Un evento che segnerà per sempre la storia di Cola, sarà quando, nelle sue solite passeggiate per Roma, trovò una targa dorata, che riportava in dicitura latina l’incoronazione del Re Vespasiano, per volere del popolo e del Senato della Repubblica. Il significato di tale targa è fondamentale dal punto di vista politico: si affermava, per la prima volta, che l’autorità politica non derivava direttamente dall’imperatore, bensì dal popolo stesso. Cola, dunque, voleva che la modernità fosse in qualche modo ricollegata ai periodi grandiosi dell’antica Roma, pensando che il potere allora non appartenesse ai baroni, ma che fossero le persone semplici come lui a detenere le redini di Roma.  

    Il viaggio verso Avignone 

    Nel 1342 Cola di Rienzo, intanto affermatosi come noto studioso, venne posto a capo della delegazione che si sarebbe diretta verso Avignone, per convincere il papa a tornare a Roma. Ad Avignone Cola conobbe il celebre poeta Francesco Petrarca, con il quale strinse sin da subito un forte legame. Differentemente dalla civiltà romana concepita da Petrarca, che era una civiltà sostanzialmente letteraria, quella di Cola era politica e al centro vi era il tentativo di imporre il ritorno a tale concezione all’interno della Roma di allora: Petrarca vedeva in Cola un eroe dei loro tempi.  La missione di far ritornare il papa a Roma non andò a buon fine, ma Cola proseguì nella sua opera di restauro dell’antico splendore repubblicano. Egli riuscì a ottenere, all’età di 33 anni, ciò che si pensava fosse impossibile: una rivoluzione pacifica a Roma. Si iniziò così a dedicare al suo nuovo governo popolare, facendosi chiamare tribuno. Era un governo per i poveri che dichiarava fuori legge gli abusi dei baroni, i quali chiaramente divennero gli acerrimi nemici del progetto appena affermatosi. Non appena, però, Cola di Rienzo si insediò come tribuno, i baroni non esitarono a tramare complotti per rimuoverlo dal potere, con la scusa che quest’ultimo lo avesse reso “fuori di sé”.  Dopo soli 7 mesiil governo di Cola cadde: l’ormai deposto tribuno decise così di barricarsi a Castel Sant’Angelo, chiedendo l’aiuto dei romani, ma senza riscontri positivi. Dopo la sua fuga da Roma, convinto che i baroni volessero ucciderlo, per anni vagò per diversi comuni italiani, finendo perfino ad Avignone dove, contro ogni pronostico, il papa rimase affascinato dalla dialettica di Cola a tal punto da volerlo rimandare a Roma per ricostituire il governo caduto

    Il ritorno a Roma e la fine del progetto 

    Ritornato a Roma, dopo anni di carestia e peste, venne accolto come un eroe: ma anche questo momento di gloria non durò molto, dato che, una mattina di ottobre dell’anno 1353, una folla di persone, probabilmente incitata dai baroni, reclamava la testa di Cola. Cercando di fuggire, Cola si travestì e si tagliò la barba: ma fu riconosciuto e, nella foga del momento, le persone lì presenti iniziarono ad accoltellarlo. Il suo corpo venne fatto a pezzi e, dopo essere stato esposto due giorni presso la casa di un barone, venne gettato nel Tevere. Il progetto repubblicano di Cola di Rienzo fallì e con lui il desiderio dei romani di vedere una Roma migliore.  

    A cura di

    Sara Gilardi

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