Nella giornata di ieri, 31 gennaio, a Torino si è svolta la manifestazione di protesta contro lo sgombero dello spazio occupato Askatasuna. I fatti narrano di come un corteo sia presto degenerato in un violento scontro tra le frange più calde dei manifestanti e le forze dell’ordine.
Quello che doveva essere un esercizio del diritto di dissenso si è trasformato in uno scenario di guerriglia urbana che ha paralizzato il centro città, provocando diversi feriti gravi e danni ingenti al patrimonio pubblico e privato.
Le origini della mobilitazione
Le istanze iniziali dei manifestanti riguardavano la difesa delle esperienze autogestite e la critica alle recenti politiche di gestione degli spazi urbani attuate dal governo Meloni, temi che per le prime due ore sono stati declinati attraverso slogan e striscioni in un clima di relativa calma. La sorveglianza delle forze dell’ordine era massiccia, con l’impiego di reparti mobili e mezzi blindati a protezione dei punti sensibili del capoluogo piemontese.
L’escalation verso lo scontro
La tensione è salita vertiginosamente quando la testa del corteo ha tentato di forzare il percorso concordato con la Questura, per dirigersi verso il centro storico e le sedi istituzionali.
In prossimità del lungo Po, un gruppo nutrito di individui con il volto travisato e vestiti di nero si è staccato dal corpo principale della manifestazione, dando inizio a un fitto lancio di oggetti, tra i quali bombe carta, fuochi artificiali e sassi. In questo frangente, l’iniziale protesta pacifica ha mutato pelle: non più un’espressione politica, ma un’azione di forza deliberata contro le linee difensive della polizia.
Aggressione in via Regina Margherita
L’episodio critico si è verificato nei pressi di corso Regina Margherita, dove un gruppo di facinorosi incappucciati e con il volto coperto ha isolato e aggredito un contingente del reparto mobile.
Durante questi concitati minuti, come si evince anche dalle numerose immagini circolate sui social nelle ultime ore, un agente è stato colpito ripetutamente con un martello ed una chiave a pappagallo, riportando delle fratture alle costole e al bacino che ne hanno richiesto il ricovero urgente in ospedale.
L’uso di armi improprie, insieme al lancio di grosse bombe carta arricchite con chiodi e schegge metalliche, ha evidenziato una preoccupante volontà di arrecare danno fisico agli operatori, portando il bilancio totale a oltre dodici agenti feriti o contusi.
Danni al tessuto cittadino
Mentre gli scontri proseguivano, le frange violente hanno rivolto la propria furia contro l’arredo urbano e le attività commerciali. Diverse vetrine di istituti bancari e agenzie immobiliari sono state mandate in frantumi, mentre numerosi cassonetti della nettezza urbana sono stati trascinati al centro della carreggiata per fungere da barricate e successivamente incendiati.
Un mezzo blindato delle forze dell’ordine è stato parzialmente avvolto dalle fiamme a causa del lancio di una bottiglia incendiaria, un atto che ha messo a serio rischio l’incolumità di chi si trovava nelle immediate vicinanze.
Interventi e fermi di polizia
Per ripristinare l’ordine e disperdere i settori più aggressivi, le autorità hanno disposto l’uso di lacrimogeni e cariche di alleggerimento, che hanno gradualmente frazionato il corteo in piccoli gruppi.
Al termine delle operazioni, la Questura ha comunicato l’identificazione di centinaia di persone e il fermo di dodici manifestanti, molti dei quali già noti alle forze dell’ordine per reati simili, a dimostrazione del fatto che le frange estremiste ledono all’immagine dei manifestanti pacifici che esprimono un loro diritto.
Le accuse ipotizzate vanno dalla resistenza aggravata a pubblico ufficiale al danneggiamento e porto di armi improprie, segnando un passaggio giudiziario necessario per far fronte a una giornata di inaudita violenza.
Il dibattito sulla sicurezza
Gli eventi di ieri riaprono inevitabilmente un acceso dibattito sulla gestione delle manifestazioni ad alto rischio e sul limite invalicabile che separa la libertà di opinione dalla violenza criminale.
Sebbene il diritto a manifestare sia un pilastro della nostra democrazia, è altrettanto doveroso che le istituzioni garantiscano la sicurezza dei cittadini e di chi è chiamato a tutelare l’ordine pubblico. La condanna verso l’aggressione agli agenti è stata unanime da parte delle principali cariche dello Stato, che hanno espresso solidarietà alle forze di polizia impegnate in un compito quanto mai gravoso.
La premier Meloni, arrivata questa mattina a Torino, si è recata in visita all’ospedale Le Molinette dove sono ricoverati i due agenti che hanno riportato le ferite più gravi.
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