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    Cosa sta succedendo nel Caucaso?

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    Una settimana turbolenta, quella appena passata, per la regione caucasica. Il Nagorno-Karabakh, regione storicamente contesa tra Armenia e Azerbaijan, ha vissuto l’ennesimo scontro tra separatisti e forze governative azere. Gli scontri hanno avuto inizio martedì 19 Settembre, concludendosi il giorno successivo, con la resa del governo separatista. L’esercito Azero è riuscito ad occupare la regione in appena ventiquattr’ore, riprendendone il controllo dopo ben trent’anni e ponendo fine ad uno stallo che perdurava dal 2020. Una grande vittoria per il presidente azero Aliyev, che ha subito rassicurato la comunità internazionale circa il rispetto dei diritti umani nella regione. Da parte sua, il primo ministro armeno Pashinyan non ha esitato a criticare l’assenza della Russia sul piano militare e diplomatico, nonostante l’Armenia faccia parte del CSTO, il trattato di sicurezza che garantisce l’intervento di Mosca per preservare la sicurezza di Erevan. Complici probabilmente la guerra in Ucraina e le posizioni filo-occidentali assunte più volte dall’Armenia negli ultimi cinque anni.

    Una storia turbolenta 

    Le tensioni di questi giorni sono solamente l’ultima manifestazione di una disputa ultra trentennale. La storia del Nagorno-Karabakh inizia nel 1988, nell’agonizzante Unione Sovietica di Gorbaciov. Al tempo la regione era un oblast autonomo, abitato da una maggioranza armena desiderosa di riunirsi alla madrepatria. Le prime tensioni sorsero dopo la decisione del Soviet locale di diventare parte della RSS Armena. Nel 1992 il conflitto sfociò in guerra aperta, fino al cessate il fuoco del 1994, che tuttavia non portò a nessun accordo per risolvere la disputa. Intanto la regione era passata sotto il controllo dell’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh, uno stato de facto indipendente. Ulteriori scontri si sarebbero poi verificati nel 2016 e nel 2020, occasioni in cui l’esercito Azero è riuscito a riconquistare buona parte dei territori in mano ai ribelli.

    Lo spettro del passato

    Nei giorni successivi all’occupazione sono stati lanciati diversi allarmi di possibili violenze e discriminazioni nei confronti degli armeni che abitano il Nagorno-Karabakh, paura non certo infondata per un popolo che è stato vittima di genocidio poco più di un secolo fa. Tra la popolazione armena non sono mancati timori di una lenta pulizia etnica ad opera del governo azero, nonostante le continue rassicurazioni di Aliyev. Circa 120.000 persone sono pronte ad abbandonare la regione per rifugiarsi in Armenia. Il primo ministro armeno ha immediatamente messo in moto la macchina dell’accoglienza per i rifugiati. 

    Terra e sangue 

    Conflitti come quello del Nagorno-Karabakh sono tristemente frequenti nel Caucaso. Basti ricordare i massacri avvenuti negli ultimi vent’anni in Abcasia e in Cecenia. Le cause sono molteplici: dalla lotta per controllare le ricche riserve di gas e petrolio alle dispute territoriali. Le tensioni etnico-religiose sono particolarmente frequenti nella regione a causa del suo territorio montano – che favorisce l’isolamento delle comunità – e dell’influenza che gli imperi vi hanno sempre esercitato nei secoli, Russia e Turchia in primis

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