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    Family Tree: le origini dell’AVS

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    Alleanza Verdi-Sinistra è l’unione elettorale promossa da Europa Verde di Angelo Bonelli e da Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni. EV deriva dalla Federazione dei Verdi, SI da Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Nichi Vendola erede di Rifondazione Comunista. Due storie di militanza politica diverse nelle origini, ma che sono confluite in un unico soggetto per convergenza sui temi classici della sinistra democratica e dell’ecologismo

    I Verdi

    Le prime Liste Verdi nascono dai movimenti ambientalisti di metà anni Ottanta, che si federano in unico soggetto forti della battaglia anti-nuclearista. Gli appartenenti a questo movimento-partito affiancano ai temi ecologici le rivendicazioni della sinistra democratica (egualitarismo, difesa dei diritti, terzomondismo) e ritengono che la crescita economica senza freni sia la causa del degrado ambientale. All’interno dei Verdi infatti convivevano due anime, una spontanea composta da animalisti, pacifisti, attivisti per la conservazione della natura; una movimentista, a cui appartenevano frange della sinistra extra-parlamentare che vedevano nelle battaglie ambientaliste una nuova espressione degli ideali di sinistra, ma che conducevano anche battaglie parallele a quelle squisitamente “verdi”. Quella dei Verdi negli anni successivi fu una traiettoria difforme, priva di grandi successi elettorali, sempre in bilico tra una scelta “massimalista” di appaiamento con gli altri partiti della sinistra-sinistra, e una “conciliatrice” che prevedeva un allineamento col centro-sinistra e quindi col Partito Democratico. Nel ’94 i Verdi si schierano assieme ai Progressisti guidati dal PDS: la coalizione risultò perdente, e al governo andò Berlusconi. I Verdi furono tra i fondatori dell’Ulivo, la coalizione trainata da Romano Prodi che nel 1996 riuscì a battere il Cavaliere e a salire al governo. Nel 2001 e nel 2006 i Verdi si presentano col centro-sinistra, ma nel 2008 aderiranno a “Sinistra l’Arcobaleno”, assieme ai partiti posizionati a sinistra del PD (Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Sinistra Democratica). Alle Europee del 2009 la formazione ecologista si schierò con Sinistra Ecologia Libertà di Vendola, dando vita all’antesignano di Alleanza Verdi-Sinistra: non un mero accordo elettorale quello siglato con Vendola, ma la formazione di un nuovo partito che, seppur molto popolare, non rimase in pianta stabile nello scenario politico italiano. Nel 2013 i verdi si presentarono alle politiche con “Rivoluzione Civile” del magistrato Antonio Ingroia (Rifondazione, Comunisti, Italia dei Valori, Movimento Arancione di De Magistris). Nel 2018 invece la scelta ricadde sul centro-sinistra e sul presentarsi nella coalizione “Europa Italia Insieme” con PD di Renzi, PSI e civici: non venne eletto nessun appartenente ai Verdi. Infine, l’ultimo step: Europa Verde nasce come lista elettorale alle elezioni europee del 2019, “pilotata” dal coordinamento europeo dei Verdi per riunire tutti gli appartenenti all’ecologismo che nel tempo si erano sparpagliati nel Parlamento (soprattutto in area M5S). Europa Verde, ottenuto un risultato non sufficiente a guadagnare eletti in Parlamento Europeo, decise di strutturarsi in partito nel 2021: i Verdi aderiranno, facendovi confluire il movimento nato oltre trent’anni prima. 

    La Sinistra

    Le radici di Sinistra Italiana risalgono fino al Partito Comunista, o meglio, a quella fronda che non accettò la trasformazione del PCI in PDS e che confluì con il vecchio Armando Cossutta in Rifondazione Comunista. RC metteva ancora al centro della sua azione politica la difesa degli interessi della classe operaia in contrapposizione con la lotta per i diritti individuali di cui si stava facendo alfiere il PDS: una sinistra “del secolo scorso” contro una sinistra “moderna”. Con il tempo, anche Rifondazione si aprì a quelle tematiche postmaterialiste che stavano pervadendo le sinistre mondiali, e che stavano facendo breccia specialmente nei cuori dell’elettorato più giovane. Nel 1996 RC, guidata da Fausto Bertinotti, rifiutò di aderire all’Ulivo: la campagna elettorale si imperniò su temi radicali, dall’opposizione alla NATO all’ammirazione per il regime di Castro a Cuba. La cifra costante del partito può essere ricondotta all’opposizione al “Neoliberismo”. Il risultato fu sorprendente, garantendo a Rifondazione l’8,6%. RC si caratterizzerà per l’elaborazione di una mitologia post-comunista fatta di pacifismo radicale, anti-globalizzazione, anticapitalismo e libertarismo. Dopo il G8 di Genova, i dirigenti di Rifondazione decisero di aprire il partito alla ricezione di istanze provenienti dal mondo giovanile e della protesta. Dopo le europee del 2008 Rifondazione, che aveva costituito la lista “Sinistra l’Arcobaleno” assieme a tutti i soggetti a sinistra del Partito Democratico ottenendo un risultato pessimo, si scisse. La maggior parte confluì in Sinistra Ecologia Libertà, guidata dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che riuscì a catalizzare su di sé una forte attenzione mediatica, grazie anche al suo carisma e alla sua abilità nell’utilizzo dei nuovi media: caratterizzò SEL come un partito “riformista radicale”, che si muoveva comunque a ridosso del PD. La cifra divenne la critica del mercato e della finanza, l’ambientalismo, i diritti civili e il terzomondismo: non più post-comunismo, ma post-materialismo libertario (P. Ignazi). Segno del successo ottenuto da SEL, l’elezione di sindaci come Giuliano Pisapia a Milano e Marco Doria a Genova, appoggiati dal PD anche se appartenenti al partito di Vendola. Ma nonostante ciò, SEL e la sinistra radicale non riescono a contrastare il messaggio dirompente e anti-establishment del M5S e muoiono sotto i suoi colpi: Vendola, dopo la fine del suo mandato in Puglia, si ritira dalla politica e SEL rimane senza una guida. Nel 2016 confluisce in Sinistra Italiana, che si presenta con la lista Liberi e Uguali di Pietro Grasso (unione di ex-PD bersaniani, Possibile di Civati e SEL) alle elezioni politiche del 2018 e alle europee del 2019. Nel 2022 quindi Sinistra Italiana firma un accordo elettorale coi Verdi, ottenendo il 3,6%

    Le prospettive 

    L’area della sinistra ecologista è in sofferenza a causa dell’antagonismo del Movimento 5 Stelle, capace di ottenere maggior consenso anche grazie all’assenza di ideologie vecchie e nuove. 

    Gli ambientalisti e i post-comunisti sono obbligati a stare assieme a causa dell’irrilevanza che le loro liste otterrebbero presentandosi in solitaria, ma rischiano di schiacciarsi eccessivamente alle posizioni dei grillini e quindi di esaurire “l’alternatività” del loro messaggio. Una prospettiva possibile per quest’area è quella di unirsi ai 5S, sfruttando la quasi totale convergenza sui temi sociali, ambientali e di politica estera, e abbandonando il PD, a sua volta indeciso sul perseguimento di ideali “massimalisti” o “riformisti”. Oppure, sperare in una ondata “verde” alle prossime europee anche a causa delle pressanti tematiche ambientali, decidere di perseverare e, possibilmente, diventare baricentro di un’area di sinistra-sinistra che sfidi il PD proprio sui temi più cari al suo elettorato.

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