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    Fumare uccide, ma è sempre meglio che sia legale

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    Sulla scia di ciò che si era provato a fare a Novembre 2023 in Nuova Zelanda, il premier britannico Rishi Sunak lo scorso anno aveva proposto un divieto di vendita delle sigarette, proposta di legge che martedì 16 aprile ha iniziato il suo iter legislativo.

    Il Tobacco and Vapes Bill era stato annunciato il 7 Novembre 2023 in un discorso di Re Carlo, e introdotto al Parlamento a Marzo di quest’anno. La principale riforma prevista dal disegno di legge è il divieto di vendita di sigarette e altri prodotti a base di tabacco a tutti coloro nati dal primo gennaio 2009 in poi. Iniziative come questa, quella neozelandese e quella dell’Unione Europea, che sempre a Novembre ha definitivamente vietato la vendita di prodotti aromatizzati a tabacco riscaldato, mirano tutte a creare una “generazione senza tabaccoentro il 2040. Questo per cercare di arginare soprattutto il problema dei tumori legati al suo consumo. Ma se è forse pure giusto vietare il consumo di sigarette elettroniche usa e getta pur di ridurre il consumo di prodotti nocivi all’ambiente, siamo sicuri che sia altrettanto utile rendere illegale il consumo di tabacco?

    Secondo un recente studio di Povvado, commissionato da Philip Morris International (produttore di Marlboro e Iqos), su un campione di quasi 15 mila cittadini europei, circa il 75% degli intervistati concorda sul fatto che i divieti di prodotti contenenti tabacco e nicotina non faranno altro che indirizzare i consumatori verso il mercato nero, dunque all’acquisto di sigarette di contrabbando. È questo quindi il grande rischio associato a una mossa come quella britannica, che però avrebbe l’incommensurabile vantaggio di cercare di arginare il numero sempre crescente di vittime del fumo. Solo in Gran Bretagna oscillano attorno agli 80.000 all’anno (in Italia secondo l’AIRC sono 43.000). Il Governo calcola poi che entro la fine del secolo, la “generazione senza fumo” potrebbe prevenire le morti di più di 470.000 persone.

    Ma Rishi Sunak non sembra avere l’appoggio di tutto il Partito Conservatore. I precedenti premier Liz Truss e Boris Johnson hanno entrambi dichiarato di considerare il progetto di legge come una pazzia poco conservatrice. Liz Truss ha criticato pesantemente Sunak, ritenendo lo Stato Britannico derivante da questo progetto come uno Stato “badante”, troppo presente nelle vite dei cittadini e quindi limitatore della libertà personale.

    Nel frattempo, prima di martedì 16, si stimava che circa 80 deputati conservatori avrebbero potuto votare contro la legge, ma non è stato così. Tra i parlamentari conservatori in 57 (tra cui 5 ministri) hanno votato contro il progetto di legge e 100 si sono astenuti, il che è decisamente poco promettente per il progetto anti-fumo di Sunak. L’appoggio del Partito Laburista però non è trascurabile, perciò il massimo a cui potrebbero aspirare i deputati che si oppongono al disegno di legge è il rallentamento dei lavori di ufficio con un sovraccarico di emendamenti. Il grande scoglio ideologico non sarebbe però nella Camera dei Comuni, bensì in quella dei Lords, dove il voto finale, che chiuderebbe l’iter legislativo, è previsto per la metà di Giugno.

    Altre nazioni stanno lavorando alla contrazione del numero di fumatori, ma in maniera differente rispetto al rigido divieto britannico: il Messico possiede alcune delle norme più rigide a livello mondiale, vietando il fumo in spiaggia, in parchi e in alcuni casi anche all’interno di alcune abitazioni private; il Portogallo condivide lo stesso obiettivo della “generazione senza fumo” di Sunak e dell’UE e sta lavorando su una legge che proibisca la vendita di sigarette a bar e stazioni di servizio; infine, il Canada è diventato quest’anno il primo paese con l’obbligo di stampa sulle singole sigarette delle avvertenze riguardo ai danni legati al fumo.

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