L’ultimo giorno di gennaio ha regalato agli abitanti della capitale un nuovo punto di interesse per chi si è trovato a Piazza di San Lorenzo in Lucina, nei pressi di Via del Corso. Nella basilica, che dà nome alla piazza in cui è sita, su una parete della cappella dedicata all’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia, molti visitatori si sono meravigliati nel trovare il volto di Giorgia Meloni su uno dei due angeli che affiancano il busto del re esiliato.
Le modifiche e la genesi della cappella
La cappella è stata inaugurata nel 1985 ma, secondo le ricostruzioni del Vicariato, l’affresco che vediamo oggi in onore della Casa Reale sarebbe stato realizzato in occasione del Giubileo del 2000.
Poiché quella zona della basilica è esposta ad una continua umidità, il complesso iconografico è stato al centro di vari restauri, ultimo dei quali ad opera di Bruno Valentinetti (come recita la firma Instauratum et exornatum, Bruno Valentinetti AD MMXXV). Quest’ultimo, che ha cominciato il lavoro nel 2023, avrebbe dovuto compiere un’azione di ripristino «senza nulla modificare o aggiungere», come chiarito dalla Diocesi di Roma a seguito della notizia pubblicata da Repubblica.
La composizione ultima della cappella, tuttavia, presenta al pubblico quello che era un cherubino generico, coerente con la tradizione iconografica, oggi invece raffigurante il volto di Giorgia Meloni, con in mano una pergamena su cui è inciso lo stivale italiano (questo già presente, però, prima dei lavori del 2023 n.d.r.).
Nonostante il sagrestano neghi fermamente l’evidente somiglianza con la premier, le polemiche che chiedono un imminente intervento della Soprintendenza non hanno tardato ad arrivare. Sebbene, però, la basilica contenga una grande quantità dei beni assoggettati al patrimonio culturale (450 secondo il Catalogo generale dei Beni Culturali n.d.r.), l’affresco con i due cherubini non è tra questi e, salvo colpi di scena, rende dunque improbabile un coinvolgimento attivo dell’organo del Ministero della Cultura.
Fra critica, oneri e patrimonio
Oltre ad una problematica di coerenza, sul piano storico-artistico, e tecnica, su quello del restauro, ampiamente approfondito nell’articolo di Artribune, si apre un dibattito sulla validità etico-politica dell’evento.
Se è vero che, come dice Monsignor Daniele Micheletti, anche Caravaggio decideva a proprio rischio e pericolo chi far posare per le proprie commissioni (con riferimento alla Morte della Vergine, rifiutata perché secondo i carmelitani era stata usata come modella una prostituta n.d.r.), oltre ad un evidente divario di competenze e autorevolezza tra il Merisi e un artigiano autodidatta, è altresì veritiero che qui, più che di modella, si possa parlare di una vera e propria strumentalizzazione anacronistica, che ci riporta a quando l’arte era lo strumento di propaganda per eccellenza.
In uno stato laico, ma allo stesso tempo suggestionato, come l’Italia, ci si chiede in che modo debba essere considerato, e quanto peso debba essere attribuito, ad un atto che tenta di assimilare il potere temporale a quello spirituale.
La leggerezza con cui Valentinetti descrive la manipolazione del cherubino (giustificandosi dicendo come anche gli allievi di Raffaello fossero soliti a questi tipi di scherzi n.d.r.), e con cui Meloni si è espressa sulla vicenda, ci rende coscienti di come, oramai, anche un’evidente utilizzazione del patrimonio artistico italiano a fini proselitisti non sia qualcosa che ci deve sorprendere eccessivamente.
Eppure, anche rimanendo in buona fede davanti ad una candidatura di Valentinetti nel 2008 con i neo-fascisti de La Destra – Fiamma Tricolore che, guarda caso, lo stesso dichiara avvenuta a sua insaputa, questo accaduto dovrebbe lasciarci decisamente sbigottiti.
Una semplice ‘goliardia’?
In un paese che dovrebbe fare del proprio inestimabile, e a tratti anche incalcolabile, patrimonio artistico-culturale il proprio lustro massimo, è inaccettabile che un affronto di questo tipo venga minimizzato ad una semplice goliardia e, forse ancora più grave, che venga commentato con una dichiarazione ufficiosa in assenza di una decisa presa di posizione della nostra Presidente del Consiglio, che dovrebbe fare gli interessi di uno dei Principi Fondamentali della nostra Costituzione, quale l’art. 9 sulla tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione.

