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    Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast: la svolta della comunicazione politica?

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    Giovedì 19 marzo, pochi giorni prima del referendum sulla giustizia e nel pieno della guerra israelo-statunitense in Iran, Giorgia Meloni sarà ospite a Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra. E’ una notizia che ha già fatto parlare molto nel web, tra chi ne ha enfatizzato il significato e chi invece ha criticato l’operazione della Premier così a ridosso del voto per riformare il sistema giudiziario. 

    In ogni caso, è un fatto degno di nota: potrebbe essere una svolta di peso nei meccanismi della comunicazione politica, soprattutto per il ruolo che riveste in questo momento Giorgia Meloni e per il contesto in cui si troverebbe a parlare.

    LA NOVITÀ DI PULP PODCAST

    Pulp Podcast è un progetto presente su Youtube e nelle principali piattaforme social italiane dal 2024, creato dal cantante Fedez e dallo streamer Mr. Marra dopo la chiusura del precedente podcast di Fedez “Muschio Selvaggio”, a causa di contenziosi legali con lo youtuber Luis Sal. Oggi conta più di 300 mila iscritti e 46 milioni di visualizzazioni totali, e ogni video viene visto da centinaia di migliaia di utenti.

    Rispetto all’atmosfera generalmente più giocosa e spensierata di Muschio Selvaggio, sin dall’inizio Pulp Podcast si è distinto per un approccio più adulto e tagliente agli argomenti trattati dai due conduttori, che in ogni puntata intervistano uno o più ospiti appartenenti al mondo della politica, dell’attualità o della cultura pop

    A differenza dei talk show televisivi il tono è comunque più informale, e insieme ai temi seri continuano a non mancare momenti più leggeri e d’intrattenimento puro. 

    L’intento dichiarato di Fedez e Marra è quello di offrire una proposta informativa più moderna e indipendente rispetto a quella dei programmi televisivi tradizionali, realizzando inchieste, moderando lunghi dibattiti tra persone con idee opposte e invitando esponenti di tutte le aree politiche senza distinzioni o preferenze di parte. 

    Gli ospiti

    Finora, ad esempio, hanno partecipato al podcast politici come Maurizio Gasparri e Antonio Tajani di Forza Italia, il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, l’eurodeputata Ilaria Salis, la senatrice Ilaria Cucchi e il segretario Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi-Sinistra, il segretario di Azione Carlo Calenda e quello di Italia Viva Matteo Renzi

    Fino a poco tempo fa, la presenza dei politici negli spazi di discussione online era piuttosto ridotta: i personaggi più in vista hanno a lungo evitato di comparire in modo attivo sui social e nei dibattiti organizzati da youtuber e streamer – con poche eccezioni come il canale di Ivan Grieco, che dalla pandemia ospita quotidianamente giornalisti e politici – limitandosi a farsi vedere in periodi di campagna elettorale. 

    IL NUOVO CONTESTO COMUNICATIVO

    La nascita di Pulp Podcast ha di fatto smosso quest’abitudine, e il successo del formato ha spinto molti politici a uscire dalla zona di “comfort” dei tempi contingentati, degli slogan veloci e delle dinamiche tipicamente televisive dei talk show per affacciarsi ai lunghi minutaggi dei video su Youtube. 

    Questi, se da un certo punto di vista permettono agli ospiti di poter mostrare agli ascoltatori dei lati inediti di sé, e poter quindi risultare più accattivanti e “umani”, dall’altro impongono una maggior preparazione di fronte a intervistatori più incalzanti e domande più dirette e complesse

    Il fatto che, ora, una figura centrale come il Presidente del Consiglio si presti a questo tipo di contenuti è un segno di un cambiamento importante, e potrebbe configurarsi come uno spartiacque nella comunicazione politica italiana. I politici non smetteranno certo di andare da Bruno Vespa, da Corrado Formigli o da Nicola Porro, ma da ora in avanti presentarsi anche di fronte ai conduttori dei nuovi scenari digitali può diventare un’esigenza per restare competitivi di fronte ai propri elettori. 

    Anche perché, una volta che si dà importanza al pubblico social – a cui già avevano iniziato a rivolgersi con i propri profili, disintermediando il messaggio politico con storie, post e dirette – si va a parlare a un segmento anagrafico diverso rispetto a quello televisivo, tendenzialmente più giovane e disilluso

    C’è da vedere come – e se – questa opportunità di rinnovamento verrà colta dalla classe politica italiana: alcuni leader continuano a essere restii a confrontarsi in spazi come quello di Pulp Podcast. 

    Dopo l’annuncio di Giorgia Meloni nella puntata del 19 marzo, ad esempio, Mr. Marra smentito le polemiche montate sull’assenza di contraddittorio alla premier, rendendo noto sul proprio profilo Instagram che anche i leader dell’opposizione Elly Schlein e Giuseppe Conte erano stati invitati a dibattere, ma non avevano accettato

    LE DIFFICOLTÀ DELLA SINISTRA

    Una critica che viene spesso fatta a esponenti di sinistra, in Italia ma non solo, è proprio quella di essere meno disponibili a confrontarsi in contesti potenzialmente ostili rispetto a quelli di destra, che fanno della libertà e dell’apertura al dibattito il perno della propria retorica. Nel 2024 il tema era stato al centro anche delle elezioni presidenziali statunitensi, paese in cui i podcast occupano ormai un ruolo preponderante nel discorso pubblico. 

    Mentre Donald Trump, come rilevato anche da analisi successive, aveva attirato buona parte del pubblico più giovane grazie alle sue ospitate in podcast molto popolari come il The Joe Rogan Experience – la sua puntata era stata vista 61 milioni di volte – la candidata democratica Kamala Harris in parte si era affidata a una strategia più conservativa, andando a dei late show televisivi o al noto Saturday Night Live

    Il suo rifiuto a prendere parte al podcast di Rogan – anche lei era stata invitata e, dopo un iniziale assenso, si era tirata indietro – era stato disapprovato da alcuni osservatori, che avevano notato come l’incapacità di molti progressisti di presenziare spazi ritenuti volgari e degradanti li stesse allontanando sempre di più da una grossa fetta di elettori giovani. 

    Spesso questo può avere a che fare con la ricerca di una “purezza” ideologica che porta a escludere luoghi più controversi: si preferisce non essere associati a personaggi o contesti più criticabili – come in Italia Giuseppe Cruciani o Fedez, e negli Stati Uniti Joe Rogan – per non intaccare la propria immagine pubblica. 

    In italia

    In altri casi, invece, è proprio una questione di abilità oratoria: quando a Pulp Podcast, ad esempio, erano stati ospiti prima Roberto Vannacci e poi Ilaria Salis, molti utenti avevano sottolineato un dislivello dialettico tra i due, con il primo che appariva molto più spigliato e persuasivo della seconda o, quantomeno, più consapevole delle caratteristiche del mezzo in cui stava comunicando.

    LA MOSSA STRATEGICA DI MELONI

    La partecipazione di Giorgia Meloni in questo preciso momento politico non è affatto un caso: la partita del referendum è importante per il governo e nelle ultime settimane la strada per la vittoria, che tempo fa sembrava quasi scontata, si è fatta pericolosamente in salita. 

    Negli ultimi sondaggi, il fronte del “no” appariva in leggero vantaggio, soprattutto in caso di scarsa affluenza: la base elettorale dell’opposizione è infatti più attiva e motivata rispetto a quella che ha votato l’attuale maggioranza di governo, che invece deve essere mobilitata – in media – con più insistenza dai propri leader. 

    Meloni ha intercettato questa necessità e ha ufficialmente iniziato a fare campagna per il “sì” attraverso ospitate, interviste e post sui social, confrontandosi pubblicamente con molta più frequenza rispetto a quanto fa di solito. 

    Come è nata l’idea

    L’idea di rivolgersi all’utenza dei podcast è stata anche del suo social media manager Tommaso Longobardi, esperto di dinamiche dei media, che lavora con Meloni da anni ed era già stato a Pulp Podcast alcuni mesi fa per discutere di comunicazione politica, insieme all’ex spin doctor di Matteo Renzi. 

    Longobardi, che altre volte aveva sperimentato con il linguaggio dei social – ad esempio raccontando la visita di Meloni alla Premier giapponese Sanae Takaichi con un loro selfie in versione anime – ha definito la puntata come «una nuova pagina di comunicazione», evidenziando come «la politica e le istituzioni, a ogni livello, devono saper stare anche dove oggi le persone, di ogni età, ascoltano».

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