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    Il 5° episodio di Zona Politica: la pace sospesa in Medioriente

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    Tutto è iniziato con una frase, una di quelle che segnano uno spartiacque: “una intera civiltà morirà stanotte”. L’ultimatum lanciato da Donald Trump all’Iran ha evocato scenari da incubo e riacceso la paura che un conflitto regionale potesse scivolare oltre i limiti geografici del Medioriente. 

    Poi la smentita dell’uso di armi atomiche, l’annuncio improvviso di un cessate il fuoco, per arrivare a oggi con il ritorno all’escalation in Libano.

    Il punto sul 5° episodio di Zona Politica

    Nella nuova puntata di Zona Politica, proveremo a sciogliere questo nodo parlando della tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran, annunciata da Washington come una “vittoria totale” che sembra avere tutte le caratteristiche della parentesi tattica, ovvero una pausa più utile ai protagonisti per riorganizzarsi che non per avvicinarsi davvero alla pace definitiva

    A conferma di ciò il Libano è stato travolto da una delle operazioni più violente dall’inizio del conflitto da parte di Israele, con raid simultanei su Beirut e sulla periferia meridionale che hanno causato centinaia di morti e feriti. Una tragedia che si continua a consumare mentre i governi celebrano lo stop alle ostilità.

    Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz — crocevia del 20% del petrolio mondiale — continua a essere chiuso al traffico. È il segno più concreto di quanto la crisi sia tutt’altro che risolta. Senza Hormuz aumentano i costi dei trasporti, sale il prezzo del carburante, le industrie rischiano di fermarsi, le borse oscillano e l’Europa vede materializzarsi lo spettro di una nuova emergenza energetica.

    Verso lo shock petrolifero?

    L’Italia, in particolare, si trova davanti a un bivio: continuare a subire una crisi che non controlla o tentare di costruire un margine diplomatico che eviti l’impatto diretto di un eventuale shock petrolifero

    La presidente del Consiglio ha parlato esplicitamente del rischio per la stabilità economica nazionale, mentre in Parlamento cresce il dibattito su come difendere famiglie e imprese da un aumento dei prezzi che rischia di essere immediato.

    In questo scenario, gli Stati Uniti mostrano un doppio volto. Trump, dalla sua piattaforma, rivendica la tregua come un ennesimo successo personale. Il suo vicepresidente, però, la definisce “fragile”, con Washington che ha deciso di mantenere le sue forze navali e aeree nel Golfo, segnale inequivocabile di quanto le affermazioni di JD Vance siano reali. 

    Dall’altra parte, l’Iran risponde dicendo che ogni violazione dei propri cieli sarà considerata un attacco, e la reazione potrebbe andare “oltre la regione”. Teheran oggi non è isolata come in passato, poiché negli ultimi anni ha costruito una fitta rete di alleanze e milizie che le permette di influenzare diversi teatri della crisi, dal Libano allo Yemen, portando avanti una vera guerra asimmetrica

    Una tregua duratura?

    Nella puntata di oggi proviamo a rispondere a una domanda centrale: cosa significa convivere con una tregua che non è del tutto una tregua? Oggi, a Zona Politica, proviamo a raccontare non solo ciò che sta accadendo, ma ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane: perché in un mondo così interconnesso, il Medio Oriente è più vicino di quanto siamo disposti a credere.

    La quinta puntata di Zona Politica è ora disponibile su Spotify

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