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    Il mistero di Open to Meraviglia

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    Un’operazione da 9 milioni di euro e tanti, tantissimi punti interrogativi. Questa è Open to Meraviglia, la campagna del Ministero del Turismo volta a incrementare l’afflusso turistico nel Belpaese e da mesi al centro di corpose polemiche. Una strategia formalmente in linea con quanto già attuato in altri Paesi europei, ma non ben accolta da una parte considerevole di italiani, fortemente dubbiosi circa l’effettiva efficacia. È bene, però, partire con ordine.

    Alla scoperta di Open to Meraviglia

    Open to Meraviglia è una virtual influencer, nonché una riproduzione artificiale della Venere di Botticelli. Come dichiarato dalla stessa ministra Santanchè, la campagna ha l’obiettivo di “vendere la nostra Nazione e le nostre eccellenze, in un modo inedito, mai fatto in Italia prima d’ora: un video che sarà su tutte le ferrovie, le televisioni e gli aeroporti, con la consapevolezza che la pubblicità è l’anima del commercio e noi dobbiamo saper vendere l’Italia“. Una soluzione non certo sconosciuta quella del virtual influencer, una figura intorno alla quale, solo nel 2018, sono stati investiti oltre 5 miliardi di euro nel mercato globale. E si stima che ad oggi la cifra sia quasi triplicata e, soprattutto, destinata a crescite esponenziali. Se da un lato, quindi, la strada intrapresa sembra interessare un fenomeno in piena espansione ed efficace per la crescita di multinazionali e non che da anni vi fanno ricorso, dall’altro le modalità di attuazione adottate dal Ministero hanno suscitato scontenti e malumori. A un pomposo ingresso nel mondo social è seguito un silenzio che si è protratto per mesi: solo nelle ultime settimane è stato interrotto da nuovi post, ma il destino del progetto appare tutt’altro che scontato. 

    Una strana coincidenza

    Il silenzio è stato interrotto, è vero. A destare preoccupazione, però, sono le tempistiche con cui questo è avvenuto. Repubblica il 30 agosto parla di un’indagine della Corte dei Conti per danno erariale; il giorno stesso, dopo circa due mesi di assenza, la Venere batte un colpo. Coincidenza o altro? Difficile da stabilire. Intanto, da quel momento, il profilo ha ripreso vita con una discreta costanza e ciò non può essere in alcun modo ignorato. Il dilettantismo addossato da stampa nazionale ed estera, la scarsissima trasparenza lamentata da numerosi cittadini e un’apparente instabilità organizzativa intorno alla campagna restano dei punti bui difficili da confermare o smentire. È, però, bene ricordare che Open to Meraviglia non prevede esclusivamente il ricorso ai profili social, ma è un’operazione ad ampio respiro che cerca nell’iconicità della Venere una riconoscibilità del Paese nel resto del mondo. E ciò non può esser ridotto a semplici pubblicazioni sulle varie piattaforme.

    Un futuro incerto

    Quel che è certo è che – indipendentemente dagli effetti che tale investimento sortirà negli anni a venire – manovre di questo genere non devono essere sottoposte a giudizi affrettati e scarsamente oggettivi. Si tratta di un percorso nuovo per il nostro Paese, ma non certamente inedito a livello mondiale: come detto, sono moltissimi i soggetti che ne hanno tratto considerevoli vantaggi e ridurre Open to Meraviglia a mero fallimento non è necessariamente sbagliato, ma sicuramente affrettato. Campagne di questo tipo portano a risultati di difficile quantificazione – specialmente nell’immediato – e credere di poterne valutare gli sviluppi in un momento di evidente transizione è l’unico, vero esempio di dilettantismo. Con tale editoriale non si intende in alcun modo difendere una strategia ancora incerta e in fase di delineazione, ma si vuole arrestare esplicitamente un processo di condanna che, almeno al momento, non sembra aver ragione d’esistere. La futura evoluzione consentirà una valutazione complessiva, che non si esclude possa portare alla materializzazione di una condanna per danno erariale. Ma per questo esistono giudici e tribunali.

    A cura di

    Valerio Antoniotti

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