«Invece di percepire i russi come un orso possente, dobbiamo comprendere che si stanno muovendo attraverso l’Ucraina con la velocità di una lumaca da giardino». Con questa immagine volutamente provocatoria, Mark Rutte, segretario generale della NATO, ha sintetizzato oggi da Monaco la situazione sul campo in Ucraina proponendo un cambio di prospettiva netto rispetto a quello utilizzato finora.
Perdite ingenti e avanzamento lento
Nel suo intervento Rutte ha citato dati molto pesanti sulle perdite russe, parlando di oltre sessantamila morti negli ultimi due mesi — numeri che descriverebbero uno sforzo bellico particolarmente costoso per Mosca con guadagni territoriali che sembrano restare del tutto marginali.
“Non dobbiamo cadere nella trappola della propaganda russa”, ha aggiunto, sottolineando come l’immagine del potente «orso russo» sia fuorviante rispetto alla realtà sul terreno.
Al di là delle metafore, quello di Rutte vuole essere un messaggio valido su diversi livelli: sia per Mosca che per gli alleati stessi. L’obiettivo è quello di riportare l’attenzione sulla concretezza, che troppo spesso è messa in secondo piano dalla retorica politica e da una vera e propria guerra delle percezioni.
Il contesto di Monaco
Il discorso trova spazio nel cuore della 62ª Conferenza sulla sicurezza di Monaco apertasi oggi e che si chiuderà domenica 15 febbraio.
L’Ucraina ricopre solo uno dei punti che, assieme alla difesa europea e la risposta alle crisi in Medio Oriente, caratterizzano l’agenda di questo importante appuntamento carico di tensioni e riflessioni sul futuro dell’ordine mondiale e sulla traballante coesione transatlantica.
Diversi i leader che hanno evidenziato la necessità di un maggiore sforzo collettivo proprio in termini di difesa e alleanza strategica. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha tracciato un quadro altrettanto netto: l’ordine mondiale sorto dopo il 1945 “non esiste più”.
Una constatazione importante che si traduce nella necessità per l’Europa di prendere atto, una volta per tutte, di quella che è una nuova fase di competizione strategica permanente nella quale ci troviamo. Il messaggio è, ancora una volta, rivolto ai palazzi di Bruxelles: l’Europa deve divenire un attore di sicurezza autonomo nonostante l’importanza dell’ombrello NATO.
Ucraina e diplomazia: tra sforzi e incertezze
Sempre più vicini ai quattro anni di conflitto, sul fronte diplomatico resta intanto l’incertezza sui progressi che potrebbero portare verso una soluzione negoziale.
Mentre è attesa per la prossima settimana l’apertura di un nuovo ciclo di colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, il contenuto delle discussioni e la reale disponibilità delle parti a concessioni concrete restano temi avvolti da diverse ombre.
Perché questa immagine conta
Quella utilizzata dal segretario NATO si propone quindi come una fotografia dell’equilibrio instabile del conflitto. La “lumaca” di Rutte non è quindi un semplice vezzo retorico, ma un vero e proprio tentativo di smontare una narrazione cara al Cremlino che mischia, abilmente, percezione e realtà e che potrebbe portare a decisioni strategiche errate, soprattutto in un momento negoziale così importante per il futuro non solo dell’Ucraina ma dell’intero continente.
D’altronde, anche le parole sono strumenti di potere e ricoprono anch’esse un ruolo centrale nella competizione; la percezione del conflitto è parte integrante della guerra stessa.
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