Dopo anni di negoziati pressoché interminabili, l’Unione europea e l’India hanno siglato uno strategico accordo commerciale creando una maxi-area di libero scambio che coinvolge 2 miliardi di persone. Per la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen si tratta “della madre” di tutti gli accordi commerciali.
Nella politica commerciale internazionale qualcosa si muove: nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un’accelerazione decisa verso la conclusione di differenti accordi che hanno interessato l’Europa e non solo. Nel lessico della politica economica internazionale questi strumenti riflettono nuovi equilibri di potere e mutate strategie commerciali. Un riflesso pavloviano rispetto al contesto geopolitico attuale
Il 2026 ha già visto siglare 2 importantissimi accordi di libero scambio: prima tra UE e Paesi dell’America Latina (Mercosur) e poi tra UE ed India, tornati entrambi al centro dell’agenda europea dopo circa venti anni di negoziati intermittenti e sospensioni. Intese che seguono anche i recenti accordi tra Canada e Cina tanto osteggiati dalla Casa Bianca, con il presidente Trump che ha subito minacciato dazi di ritorsione del 100% nei confronti del Canada.
L’imprevedibilità delle politiche commerciali di Washington ha rimescolato alleanze e partnership commerciali.
Quali gli effetti per gli attori coinvolti
Prima di entrare nel dettaglio dell’accordo, vale la pena ricordare che l’annuncio dello scorso martedì 27 Gennaio non equivale ad efficacia. Si andrà verso un iter di ratifica articolato e complesso che coinvolge le altre istituzioni europee, primo fra tutti l’Europarlamento.
Come accaduto per il Mercosur, l’eurocamera è chiamata ad esprimersi sulla possibilità di adozione dell’accordo o di rinvio alla Corte di Giustizia dell’UE (come per il caso in oggetto) con slittamento dei tempi di approvazione. Per Bruxelles rafforzare i legami con l’India significa diversificare i propri partner commerciali – riducendo la dipendenza dai pochi partner dominanti – e rafforzare un’alleanza con una delle economie a più rapida crescita nel mondo, con le imprese europee in prima linea per raccoglierne i frutti.
Per Delhi l’accordo (che dovrà ottenere il vaglio del congresso indiano) è utile a rafforzare l’immagine dell’India nel panorama internazionale, ma anche per accedere ai mercati ed alle tecnologie europee ed attrarre investimenti.
Export e import: le proiezioni
Ad oggi gli scambi commerciali di beni e servizi tra UE ed India ammontano ad oltre 130 miliardi di Euro, rendendo l’Europa uno dei più rilevanti partner commerciali; le esportazioni di servizi dall’India sono cresciute dai 19 miliardi di dollari del 2019 ai 37 miliardi nel 2024, puntando a superare i 50 miliardi nel 2031.
Attualmente l’India vanta un surplus commerciale verso l’UE di circa 15,2 miliardi di dollari ed una crescita del suo prodotto interno lordo di oltre il 7% nel 2025.
L’accordo prevede che l’Europa abbatterà o ridurrà drasticamente i dazi sul 99% del valore delle esportazioni Indiane simmetricamente a quanto farà l’India con il 96.6% delle esportazioni europee. Per queste ultime si stima un risparmio annuale di circa 4 miliardi di euro ed un incremento delle stesse di circa il 107% entro il 2032.
La firma ufficiale dell’accordo non potrà avvenire prima di qualche mese, durante i quali dovranno espletarsi le attività di verifica e revisione legale. L’entrata in vigore è prevista entro circa un anno dall’approvazione dei rispettivi organi democratici.
Cosa prevede l’accordo
L’accordo appena siglato include novità nel settore automotive, chimica, farmaceutica e macchinari, asset che caratterizzano l’export europeo verso New Delhi. Nello specifico i dazi sulle auto scenderanno dal 110% al 10% (aprendo l’India al mercato europeo – anche se con un tetto di 200.000 veicoli l’anno-, fino ad ora sostanzialmente chiuso per i dazi proibitivi); allo stesso modo i dazi su macchinari (44%), prodotti chimici (22%) e farmaceutici (11%) saranno azzerati. Seppur in modo più graduale (orizzonte di 10 anni), verranno eliminate anche le tariffe su ferro e acciaio (oggi del 22%).
L’accordo interesserà anche l’agroalimentare europeo con vini, olio d’oliva e prodotti processati che vedranno azzerarsi le tariffe attualmente vigenti. Il commercio resta uno dei pilastri dell’intesa siglata: fondamentale è anche la promessa di investimento di oltre mezzo miliardo di euro per sostenere la decarbonizzazione dell’industria indiana; infine, vi è anche spazio per future intese volte allo sviluppo della cooperazione in materia di sicurezza e difesa per creare nuovi ecosistemi forti, resilienti e meno sensibili a minacce commerciali.
Il “de-risking” commerciale europeo e l’ombra dei dazi di Trump
Il faro che guida la nuova politica commerciale europea è il ‘de-risking’ che può realizzarsi mediante la diversificazione. Un modus operandi già inaugurato con il ripensamento della politica energetica proteso ad affrancarsi dal gas e dal greggio russo in seguito all’invasione scatenata in Ucraina.
L’accordo con l’India si inserisce perfettamente in questa strategia: offrire alle imprese europee un nuovo mercato che conta circa 1,5 miliardi di individui ed una classe media in rapida ascesa, oltre che un tasso di crescita del pil sostenuto, come novità rispetto ai mercati esistenti.
Ma nella delicata partita che sta avendo luogo, la contromossa dell’UE è scaturita da due fattori fondamentali: le minacce continue di dazi che provengono dalla Casa Bianca (solo pochi giorni fa il presidente Trump ha paventato l’ipotesi di inasprire i dazi contro otto paesi europei rei di aver preso le parti della Danimarca nella sua disputa sulla Groenlandia) ed il dominio delle esportazioni cinesi. L’intesa origina dunque da una reciproca necessità degli attori coinvolti.
Una partita strategica di lungo periodo
Il mondo intero sta conoscendo una fase di profonda incertezza come mai prima d’ora: guerre, cambiamenti climatici sempre più evidenti, tensioni geopolitiche e l’avanzare pressoché incontrollato dell’intelligenza artificiale rappresentano un connubio perfetto di fattori che acuiscono l’instabilità e le tensioni mondiali.
Negli ultimi anni abbiamo assistito anche ad un riassetto delle alleanze politiche e commerciali come reazione ai fenomeni summenzionati: la Federazione russa sempre più dipendente da Cina ed India, le ambizioni di Pechino su Taiwan, l’instabilità in Africa e nel Medio Oriente, il rinnovato isolazionismo statunitense ed i suoi recenti contrasti con storici alleati quali Canada ed Europa con questi ultimi che hanno ripreso a guardare ad Oriente; in questo quadro intricato si inserisce una scommessa di lungo periodo come il seguente accordo commerciale.
UE ed India siglano un patto che assume sempre più le sembianze di un messaggio politico, indicando che un’altra strada è possibile: la cooperazione al posto dello scontro e dell’isolamento.
Molto dipenderà dalla capacità delle parti di superare resistenze interne evitando veti ed ostacoli e di trasformare l’accordo da esercizio diplomatico a strumento concreto di crescita e stabilità.
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