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    James Talarico e le speranze democratiche in Texas

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    La vittoria di James Talarico alle primarie democratiche per il Senato in Texas rappresenta uno dei segnali politici più interessanti in vista delle elezioni di medio termine di novembre. 

    Le primarie sono le elezioni interne con cui i partiti americani scelgono il candidato che correrà alle elezioni generali, e quelle di martedì hanno stabilito i nomi dei due che si contenderanno uno dei seggi del Texas al Senato. Mentre per i Repubblicani si andrà al ballottaggio, la base del Partito Democratico ha già scelto Talarico come proprio rappresentante.

    Il risultato delle primarie – insieme all’inaspettata affluenza e alla composizione del voto – ha alimentato l’idea che i Democratici possano davvero competere in uno Stato storicamente repubblicano.

    UN DEMOCRATICO ATIPICO

    James Talarico ha iniziato a fare politica dopo aver insegnato in una scuola media di San Antonio e aver interrotto gli studi teologici per diventare presbitero, e dal 2018 è un deputato democratico alla Camera del Texas. 

    Carismatico nonostante la giovane età e ottimo oratore, Talarico cita spesso la Bibbia ma in una declinazione progressista, riuscendo allo stesso tempo a parlare di questioni concrete come il costo della vita e di temi più etici.

    Nonostante non fosse ancora una figura molto conosciuta a livello nazionale, mesi fa si è fatto notare partecipando al seguitissimo podcast di Joe Rogan, dove è stato molto apprezzato.

    Tra religione e politica

    In quell’occasione ha parlato soprattutto di religione, un tema a lui molto caro e potenzialmente in grado di attirare una parte dell’elettorato credente del Texas, dicendosi contrario alla postura religiosa aggressiva dell’amministrazione Trump.

    Pur comprendendo l’inquietudine spirituale alla base del nazionalismo cristiano e messianico dei MAGA, Talarico propone un modello di fede non escludente ma conciliante, e per questo più attraente per gli elettori esausti dalla retorica repubblicana. 

    Difendendo la laicità dello Stato e il pluralismo religioso, ha ribadito a più riprese l’importanza di interpretare i passaggi delle Sacre Scritture non in modo letterale, ma alla luce del loro contesto storico. 

    Ha sottolineato ad esempio come il messaggio evangelico di amare il prossimo si debba tradurre oggi in compassione verso lo straniero e il diverso, in contrapposizione alla linea anti-immigrazionista di Donald Trump.

    Se da una parte il suo modo genuino di raccontare la spiritualità ha confuso quell’elettorato che tende a identificare come religiosi solo gli esponenti di destra, dall’altro gli ha garantito il supporto di figure come l’ex presidente Barack Obama, che gli hanno lodato in particolare la disponibilità a confrontarsi con gli avversari politici sia dentro che fuori le istituzioni. 

    Le elite economiche

    Il primo messaggio pubblico dopo la vittoria l’ha rivolto però ai miliardari «che hanno preso il controllo» degli Stati Uniti, promettendo che il loro potere «illimitato» e le loro azioni contro i lavoratori del paese sarebbero presto finiti.

    La sua retorica, per quanto equilibrata, si è contraddistinta anche per un ricorso demagogico alla purezza del popolo texano, diviso e incattivito da élite politiche ed economiche corrotte: Talarico ha detto di voler cambiare le regole del gioco, concorrendo non per una «politica dell’odio» ma per una nuova «politica dell’amore».

    Talarico, che preferisce parlare di “chi sta sopra” e “chi sta sotto” piuttosto che delle categorie di destra e sinistra, si è pronunciato più volte contro quei ricchi CEO che dal 2025 si sono allineati all’amministrazione Trump: in una linea politica che sta a metà tra moderatismo trasversale e progressismo alla Bernie Sanders, ha criticato quelle aziende che secondo lui manovrano le scelte dei policy maker e polarizzano in modo violento la società. 

    QUELLO CHE CI DICONO QUESTE PRIMARIE

    Jasmine Crockett, l’altra candidata alle primarie sostenuta da Kamala Harris, rappresentava invece l’area del Partito Democratico più partigiana e anti-Trump, anche se non necessariamente più di sinistra. 

    A differenza di Talarico non ha cercato consenso al di fuori dell’elettorato dem ma ha utilizzato una retorica polarizzante e ostile per mobilitare i suoi: questo approccio si è rivelato fallimentare e Talarico l’ha sconfitta ottenendo circa 100 mila voti in più di lei. 

    Ciò che ha maggiormente sorpreso gli analisti è stata l’affluenza alle urne, soprattutto per una votazione di minor risonanza rispetto alle presidenziali o alle midterm stesse: più di quattro milioni di persone si sono recate alle cabine elettorali, e più della metà erano Democratici

    È dal 2018 con Beto O’Rourke che i Democratici non vanno vicini a vincere un seggio al Senato in Texas, e in generale non lo vincono da decenni; l’ultima volta è stata il 1988. Oggi, invece, c’è la sensazione che potrebbe essere l’anno buono per rendere il Texas contendibile, e in parte ciò è proprio dovuto alla figura vincente di Talarico. 

    I numeri di queste primarie e una campagna elettorale di livello – decisamente più capillare rispetto a Crockett – potrebbero essere stati il preludio dello scardinamento della roccaforte conservatrice, anche se ovviamente non si sa ancora chi sarà l’avversario alle midterm. 

    L’elettorato

    Mentre Crockett ha giovato soprattutto del voto dei neri nelle aree urbane, Talarico è stato molto votato da bianchi e latini (il 30% della popolazione texana) nelle regioni rurali, per cui nei prossimi mesi dovrà essere in grado di conquistare la fiducia anche degli elettori neri e dei bianchi conservatori; un fattore determinante sarà la sua capacità di coinvolgere senza pregiudizi gli elettori disillusi e quelli che hanno votato per Trump. 

    Il deputato statale comunque ha già dato prova di saper collaborare con i propri avversari nel Congresso del Texas per promuovere decisioni popolari anche tra i Repubblicani – talvolta andando contro alla linea del proprio partito – cosa che potrebbe spingere alcuni indipendenti e Repubblicani a votare per lui alle midterm.

    Un dato rilevante di queste primarie è stato il comportamento elettorale degli ispanici. Negli ultimi anni questa base elettorale storicamente democratica si era spostata sempre più a destra, complici l’inflazione, la minaccia percepita dell’immigrazione illegale sui posti di lavoro e il conservatorismo sui temi sociali. 

    In questa tornata però ha partecipato maggiormente per il Partito Democratico – per quanto si trattasse di due votazioni separate – e secondo alcuni osservatori questo potrebbe essere un segnale dell’affluenza in vista delle prossime elezioni.

    L’INCERTEZZA DEI REPUBBLICANI

    Il seggio che si sta liberando è quello di John Cornyn, senatore conservatore al suo quinto mandato non sempre allineato con le direttive da Washington, che ora sta provando a ricandidarsi per i Repubblicani contro il procuratore generale del Texas Ken Paxton

    Quest’ultimo presenta un profilo decisamente MAGA e controverso, con dei forti tratti antisistema. Come Crockett per i Democratici, Paxton è il simbolo di quell’ala più intransigente e radicale del Partito Repubblicano, in cerca più dello scontro frontale che della mediazione con la fazione opposta, e ha più volte accusato Cornyn di far parte di quell’establishment colluso con i Democratici. 

    I Democratici sperano che sarà proprio lui a vincere il ballottaggio delle primarie repubblicane – che si terrà a fine maggio – in modo tale da poter competere con un rivale meno attrattivo per gli elettori indipendenti. 

    Sia Cornyn che Paxton infatti non hanno raggiunto il 50% dei voti, per cui ancora non è stato decretato il nome del Repubblicano che andrà a giocarsi il posto in Senato. 

    La posizione di Trump

    Trump, che ha già definito Talarico di estrema sinistra, ha annunciato di essere pronto a sostenere pubblicamente uno tra Paxton e Cornyn, chiedendo a chi non riceverà l’endorsement decisivo di ritirarsi dalla corsa per non mettere in difficoltà il partito. 

    Paxton ha detto di non volerlo fare, ed è probabile che Trump verrà spinto dai vertici repubblicanipreoccupati da un exploit a novembre di Talarico – ad appoggiare il più presentabile Cornyn, nonostante alcune divergenze di pensiero.

    CONCLUSIONI

    Qualora Talarico riuscisse davvero a rendere contendibile il Texas, il risultato avrebbe ripercussioni ben oltre i confini locali. Per i Democratici sarebbe la prova che è possibile costruire consenso anche negli Stati più conservatori se si è in grado di parlare sia agli elettori urbani sia a quelli delle aree rurali.

    La sfida è ancora lunga e niente affatto scontata: se i Repubblicani dovessero scegliere Cornyn, secondo alcuni sondaggi, la strada per Talarico si metterebbe in salita

    Certamente, però, la sua vittoria alle primarie è già riuscita a trasformare una corsa che, fino a pochi mesi fa, poteva sembrare marginale in una delle competizioni politiche più osservate delle prossime elezioni di medio termine.

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