Un avatar politico, creato con l’intelligenza artificiale, prende vita nel cuore del dibattito italiano. Margherita, promossa da Matteo Renzi, è la prima cittadina digitale riformista: una vera e propria rivoluzione della comunicazione politica.
Ma mentre in Italia si sperimenta una politica partecipativa e inclusiva, negli Stati Uniti figure come Jessica Foster dimostrano come l’AI possa anche essere usata per polarizzare e manipolare emozioni, mescolando seduzione e propaganda.
Margherita: la prima “cittadina digitale riformista”
Nel dibattito italiano torna a farsi strada un nome che richiama una stagione precisa e significativa per il centrosinistra: la Margherita. Oggi, però, quel riferimento storico prende forma in un progetto inedito, sviluppato con l’AI e promosso da Matteo Renzi.
Si tratta di “Margherita”, una vera e propria “cittadina digitale riformista”. Approdata sui social attraverso un account Instagram funge da nuovo contenitore politico: un avatar pensato per presiedere lo spazio del centro anche nel dibattito online, incarnando una forma aggiornata di civismo digitale.
L’iniziativa e l’idea si inseriscono in una strategia più ampia, quella della costruzione di una “casa riformista” capace di esistere non solo nei tradizionali spazi politici, ma anche nel linguaggio e nei codici dei social media. Non a caso, lo stesso Renzi aveva già delineato questa direzione in diverse occasioni —compresa la Leopolda— parlando della necessità di creare “uno spazio al centro, uno spazio riformista, una Margherita 4.0 ”.
Più che una realtà definita, la nuova cittadina digitale si configura come un progetto in divenire: un contenitore flessibile, destinato ad evolversi nel tempo. Il suo linguaggio riflette infatti questa natura aperta e partecipativa: “discutiamo, anche se abbiamo idee diverse. E tu come la pensi?”
È questo il messaggio che accomuna i contenuti pubblicati, segnando una chiara call to action rivolta agli utenti. Attraverso brevi video e interventi, l’avatar affronta temi concreti come tasse, sicurezza e politiche economiche, proponendosi come voce riformista capace di parlare direttamente ai cittadini nello spazio digitale.
L’AI civico di Margherita
Il marketing digitale potrebbe chiamare Margherita una “call to action”, anche se questa dinamica riflette trasformazioni profonde della comunicazione politica nell’era dell’AI.
Il progetto infatti si inserisce in un contesto culturale in cui tecnologia, politica e società si intrecciano in modi che la sociologia che studia la comunicazione descrive da decenni. In Italia, prima ancora della nascita di Margherita, un esperimento simile aveva preso forma a Taranto da un gruppo di professionisti della comunicazione che avevano lanciato una candidata sindaca creata con l’AI, Anna Luce D’Amato, presentata la città con uno slogan “un sindaco vero. Per Taranto”.
Questo tipo di applicazione dell’AI politica è un segnale di nuove forme di rappresentazione e partecipazione sociale mediatica che stanno emergendo.
Secondo la sociologia della comunicazione, viviamo pienamente nella network society, concetto elaborato da studiosi come Castells per descrivere come le reti digitali strutturano la nostra vita sociale e politica facendo dell’informazione una delle principali fonti di potere organizzato.
In questo senso, l’uso di avatar politici sul web apre interrogativi su autenticità, rappresentanza, influenza che vanno ben oltre la piattaforma civica. Il linguaggio dettato da Margherita comunque richiama esplicitamente la partecipazione raggruppabile in tre sottocategorie:
- è il momento di tornare a costruire
- se credi in un’Italia riformista, lontana dagli estremismi, questo è il tuo spazio .
- partecipa. Contribuisci. Porta le tue idee. Perché il centro non è vuoto: aspetta solo di essere riempito
Questa retorica si colloca nel solco della cultura partecipativa, in cui cittadini non sono più semplici spettatori ma coautori del discorso pubblico, attraverso la produzione e circolazione di contenuti mediati digitalmente.
In questo senso, Margherita non è solo un esperimento di comunicazione politica, non sintomo di come l’AI stia ridefinendo le relazioni tra cittadini, media e politica trasformando la democrazia digitale in un terreno in cui partecipazioni, rappresentanze e tecnologia si incontrano.
Jessica Foster del mondo MAGA
Nel dibattito politico americano, emerge la figura di Jessica Foster, una soldatessa che sembra “far impazzire il mondo MAGA”. Il suo profilo Instagram, che aveva conquistato più di un milione di follower in quattro mesi, è stato rimosso dopo una denuncia da parte del Washington Post, con l’accusa di “violare le regole della piattaforma”.
Foster pubblicava numerose foto con figure di spicco come Melania Trump, Zelensky, Messi, ma anche contenuti più provocatori tra cui video che spaziano dalle battute spinte alla pura provocazione. Foster si presentava come l’incarnazione della donna patriottica per eccellenza, attirando l’attenzione dei sostenitori di Donald Trump con un mix di sensualità e messaggi propagandistici.
La sua presenza sui social è un chiaro esempio di come l‘immagine sexy venga utilizzata per rafforzare narrative politiche: l’elemento del corpo e della seduzione si mescola con l’esaltazione dei valori nazionalisti e conservatori.
In uno dei posti più controversi, raffigurata attraverso una foto in uniforme, scriveva “chiedo un commento per ogni ragazzo etero a cui piace una ragazza americana in divisa”. Un invito esplicito a celebrare il patriottismo e la figura della soldatessa, ma anche a entrare nella dimensione di una sessualizzazione della politica che si rivolge direttamente a un pubblico maschile conservatore.
L’AI Jessica Foster
L’ascesa di Jessica Foster non è un episodio isolato, ma è parte di una strategia sempre più diffusa negli Stati Uniti, dove la linea sottile tra propaganda politica e intrattenimento è sempre meno definita. Dietro tali profili, infatti, sostenitori di Donald Trump spesso si nasconde una metodologia comunicativa e di marketing ben studiata, volta a monetizzare l’interesse e a guadagnare consensi politici.
Nel contesto della comunicazione digitale moderna, il fenomeno si inserisce nella più ampia tendenza di advertising politicamente orientato, dove il confine tra messaggio politico e intrattenimento si fa sempre più labile. In questo senso, Jessica è un avatar che mescola l’appeal visivo di una donna patriottica con un linguaggio visivo provocatorio e ciò non solo genera una visibilità immediata ma anche un pubblico specifico che si sente coinvolto in un immaginario collettivo.
La strategia di marketing alla base di questi profili è quella di sfruttare la combinazione tra sensualità e teologia. Si tratta di contenuti che, in forma di immagini soft core o video provocatori, vengono mescolati con messaggi patriottici creando una forma di propaganda digitale fake.
Entra poi in gioco come in questo caso un’altra problematica, ovvero la quasi impossibilità da parte dell’utente di discernere realtà e finzione. La confusione tra ciò che è reale e ciò che è costruito non è solo una questione estetica ma ha ripercussioni su come il pubblico percepisce e interagisce con i contenuti.
Jessica rappresenta in questo una zona grigia dove il verosimile si mescola con l’immaginario percepito creando un profilo che gioca con le dinamiche della comunicazione politica della Casa Bianca, che sfrutta l’AI per fare leva su emozioni forti e polarizzanti guadagnando invisibilità e influenza. La combinazione tra seduzione, poteri e politica è il cuore di questo fenomeno che sta cambiando il mondo MAGA.
Conclusioni
I casi di AI di Margherita e Jessica Foster mostrano due esempi distinti dell’AI nella comunicazione politica. Margherita, avatar promotrice di un “progetto civico”, punta a coinvolgere i cittadini in un dialogo riformista sfruttando la partecipazione digitale e cercando di abbattere le barriere tra politica e pubblico.
Al contrario, Jessica rappresenta l’altra faccia della medaglia: è utilizzata per polarizzare mescolando sensualità e nazionalismo per attirare un pubblico conservatore. Entrambi i progetti evidenziano – nel potenziale – l’idea di trasformare la politica, ma sollevano anche interrogativi sulla manipolazione della realtà e l’autenticità dei messaggi.
Se da un lato la si può accostare l’uso dell’AI verso una democratizzazione della partecipazione, dall’altro può esacerbare le divisioni e influenzare la percezione pubblica in modo problematico. La domanda che si pone è che tipo di cittadinanza digitale vogliamo costruire? Una piattaforma di vera partecipazione democratica o un terreno fertile per la manipolazione e la polarizzazione?
20260114

