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    La gratuità dei musei per i cittadini aiuta la crescita dei poli culturali?

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    La nuova rubrica Ars Politica ha l’obiettivo di studiare, e di conseguenza scandagliare, a 360°, le tematiche che si sviluppano attorno alla parola ‘Arte’. 

    Oltre a raccontare le realtà museali, lo stato del patrimonio culturale, il rapporto tra le istituzioni e la cultura a livello nazionale e internazionale, la rubrica ha l’intento di uscire dai canoni della narrazione delle arti visive e far emergere l’intreccio che esiste tra l’arte e le materie come la geopolitica, la giurisprudenza e la finanza.

    Questa premessa ci permette dunque di fornire un contesto non solo nazionale, ma di guardare anche oltre confine, per riuscire a evidenziare quanto effettivamente nel mondo contemporaneo questa parola riesca a muovere e smuovere.

    La gratuità dei musei per i cittadini

    Il tema della gratuità dei musei è sempre molto delicato da trattare, soprattutto nel momento in cui si dibatte se sia necessario differenziare il contributo in loco tra chi visita i musei e chi è residente e/o cittadino italiano. 

    Da un punto di vista morale, rendere gratuito l’accesso ai poli museali ai cittadini, che collaborano non solo tramite il biglietto d’ingresso, ma per una vita intera, con i propri contributi, alla valorizzazione dei propri musei, potrebbe essere considerata una restituzione, ma i dati ci dicono altro.

    Ciò che è gratis è di tutti, e ciò che è di tutti è di nessuno 

    Secondo un’indagine dell’ISTAT del 2025 solo il 15% dei non-visitatori residenti percepisce il prezzo del biglietto come un ostacolo economico e le iniziative che riguardano la gratuità in giorni specifici (si pensi ai musei gratuiti le prime domeniche del mese) non riescono a coinvolgere pienamente chi solitamente non fruisce di questi poli culturali. 

    Comuni e regioni, piuttosto che su una gratuità generica, stanno puntando su delle politiche di responsabilizzazione nei confronti dei cittadini, sensibilizzando quest’ultimi al dovere civico, grazie ad abbonamenti agevolati, regolati in base alla residenza. 

    Gli esempi di Firenze con la Card del Fiorentino, di Palermo con il Palermo Culture Pass o della Mic Card di Roma, che promuovono i propri musei civici, o ancora quelli regionali della Campania, Puglia nonché le collaborazioni per un abbonamento inter-regionale tra Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta, dimostrano che permettere ai cittadini di supportare attivamente i centri museali, pagando una cifra anche solo significativa, invoglia maggiormente a visitarli, più di quanto non farebbero se fossero gratuiti.

    Al 2024 (ultimi dati disponibili) i tre abbonamenti più venduti in Italia sono la Mic Card, con 215.000 tessere rilasciate (numero dovuto certamente alla grande campagna giubilare n.d.r.), l’Abbonamento Musei con 185.000 e la Campania ArteCard con 112.000, con un trend che le vede costantemente in crescita, segno che la fetta di pubblico fidelizzato non ha ancora raggiunto il suo picco.

    Gli abbonamenti al centro dello sviluppo dei siti museali

    Prendiamo, ad esempio, le città con le maggiori presenze turistiche annuali, confrontando il numero con le visite nei loro siti culturali pubblici più fruiti (dati al 2024): 

    • Roma ~42 milioni di turisti – Parco Archeologico del Colosseo ~14 milioni di visite (34% dei turisti)
    • Milano ~14 milioni di turisti – Pinacoteca di Brera ~546 mila visite (3,8% dei turisti)
    • Venezia ~13 milioni di turisti – Palazzo Ducale ~1,20 milioni (9,3% dei turisti)

    Da queste statistiche emerge in modo chiaro come la percentuale di visitatori, rispetto a quella dei turisti, sia decisamente diversificata in base alla città in cui ci si trova. Se da una parte il Colosseo per Roma ha un monopolio decisamente rilevante, dall’altra, tra Milano e Venezia c’è un divario eccessivo nel rapporto tra turisti e visitatori

    Gli obiettivi di ogni città sono dunque chiari, e serve che siano comuni: portare più residenti e turisti nei musei e convogliare le masse in più siti. In un paese con un numero così elevato di visitatori come l’Italia, gli abbonamenti museali sono al centro di questo progetto. 

    Questi, di fatto, permettendo di accedere ad un’ampia scelta di luoghi, conferiscono una libertà e una praticità unica nella scelta di un percorso per chi visita, ed è questo ciò che piace maggiormente. Proprio per tale ragione il numero di ‘benefattori’ è in continua crescita, e questo ce lo dicono i dati: 

    trend sull’erogazione delle tessere per abbonamento/pass museale dal 2023 al 2024 per Roma, Campania, Firenze, Piemonte/Lombardia/Valle d’Aosta, Palermo: 

    • Mic Card: +42,3*, da ~130.000 a ~185.000  
    • Campania Arte Card: +31,7%, da ~85.000 a ~112.000
    • Card del Fiorentino: +13,5%, da ~18.500 a ~21.000
    • Abbonamento Musei: +13,2 da ~190.000 a ~215.000
    • Palermo Culture Pass: ~12.500**

    *La Mic Card è stata regalata a tutti gli aventi diritto che hanno compiuto 18 anni nel 2024, ecco perché il dato così sopra gli altri

    **Lanciata nel 2024

    Dopo aver raggiunto una fetta di mercato stabilmente fidelizzata, sarà successivamente necessaria una stretta collaborazione tra Stato, comuni e privati. Lo sviluppo di percorsi coerenti, divisi per periodo storico, movimenti artistici o rapporti intertestuali, infatti, offrono la concreta possibilità di una pianificazione dei musei italiani veramente interessante.

    Proponendo un tipo di fruizione universale, o comunque differente da quella che favorisce solo i siti più visitati, sarà possibile una valorizzazione dei nostri centri museali più omogenea ed efficiente. 

    Una progettualità necessaria 

    La pubblica amministrazione nei centri museali, dalla ripresa delle attività post-covid, ha puntato moltissimo sulla fidelizzazione tramite gli abbonamenti: ciò si sta rivelando una scelta assolutamente vincente. 

    La necessità di biglietti cumulativi che offrano un circuito di musei prestabilito, nasce dalla grande quantità di patrimonio storico, artistico socio-culturale e antropologico che abbiamo la fortuna di avere. 

    L’Italia è prima per patrimoni dell’umanità, con 61 siti UNESCO (specificando che non equivalgono a più della metà, come erroneamente si pensa, essendo 1248 in tutto il mondo n.d.r.), detiene più di 2 milioni di beni storici e artistici e quasi 500.000 beni archeologici secondo il Catalogo generale dei Beni Culturali. 

    Tutto questo quantitativo straordinario di patrimonio deve essere necessariamente incanalato, per permettere a chi già ne fruisce di approfondirlo ulteriormente, e per chi ancora non lo conosce, invece, di poterlo scoprire appassionandosene, consentendo a tutti, istituzioni, cittadini e turisti, di fare la propria parte.

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