La manifestazione svoltasi sabato 21 febbraio a Lione e omaggio al militante morto Quentin ha visto la partecipazione di gruppi neofascisti provenienti da tutta Europa. Dall’Italia erano presenti Lealtà Azione e Blocco Studentesco, entrambe realtà vicine a Casapound.
Tra croci celtiche, saluti nazisti e passamontagna neri, la morte del giovane è diventata l’occasione per tentare un’operazione di normalizzazione politica e, al contempo, per screditare l’avversario. La vicenda non riguarda solo uno scontro politico degenerato, ma il modo in cui l’estrema destra francese sta trasformando un fatto di cronaca in uno strumento di legittimazione politica.
Dalla cronaca allo scontro politico
È il 12 febbraio quando, presso l’Istituto di Studi Politici di Lione, si tiene una conferenza alla presenza della deputata Rima Hassan, del partito di sinistra La France Insoumise, sulle relazioni tra Europa e Medio Oriente. Hassan è un’eurodeputata francese di origine palestinese, nota per il suo impegno a favore della causa palestinese.
Fuori dalle mura universitarie e poco lontano da Avenue Berthelot, cominciano a svolgersi delle contestazioni collegate all’evento, che vedono protagonista il gruppo Nemesis, un collettivo femonazionalista noto in Francia per posizioni xenofobe e anti-immigrazione.
Secondo varie testimonianze raccolte dalla stampa francese, si sarebbero verificati i primi scontri tra militanti neofascisti e attivisti antifascisti giunti invece a protezione dell’incontro. La situazione è degenerata con l’aggressione del giovane militante neofascista Quentin, 23 anni, deceduto due giorni dopo in ospedale a causa delle ferite riportate. La procura ha aperto un’inchiesta per omicidio intenzionale e ha arrestato finora undici persone.
Il profilo della vittima e l’ambiente militante
Descritto dagli amici come “pio”, “non violento” e “molto umile, sempre pronto ad aiutare gli altri”, Quentin era tuttavia conosciuto nella scena neofascista della città. Partecipava agli incontri di Academia Christiana, un movimento integralista cattolico con posizioni favorevoli alla cosiddetta remigrazione, e aveva contribuito a fondare il gruppo Allobroges Bourgoin.
Quest’ultimo, nato in un certo senso dalle ceneri di Bastion Social (movimento considerato ‘gemello’ di Casapound e sciolto nel 2019), ha come obiettivo la volontà di “agire a livello locale per difendere la propria gente”. I militanti identitari legati a questo ambiente sono noti per episodi di violenza: nel 2024 due ex membri di Bastion Social sono stati condannati rispettivamente a sei mesi e due anni di carcere per aver partecipato a risse e aver accoltellato un giovane.
Quentin aveva inoltre preso parte, il 10 maggio scorso, alla più grande marcia neofascista di Francia, che commemora la morte di Sébastien Deyzieu, militante di estrema destra deceduto nel 1994 dopo un inseguimento con la polizia. La parata, caratterizzata dalla presenza di simboli neonazisti e riferimenti al Terzo Reich, è tornata a svolgersi regolarmente a Parigi negli ultimi anni, risultando per molti osservatori simile alle commemorazioni italiane legate ad Acca Larenzia.
Lione e la normalizzazione della violenza politica
Secondo varie testimonianze, il gruppo di neofascisti non si sarebbe trovato nei pressi dell’evento per eseguire un servizio d’ordine, ma si sarebbe appostato vicino alla facoltà alla ricerca di bersagli da colpire.
Il giornale Mediapart riporta il racconto di alcuni giovani che sarebbero stati accerchiati dai militanti ultranazionalisti all’uscita di un tunnel, rimanendo così bloccati. Alcuni video circolati online e ripresi dai media sembrerebbero confermare la dinamica di un gruppo esagitato in attesa delle vittime all’uscita del passaggio.
Il sito Contre Attaque descrive questo schema come tipico delle violenze di strada condotte da vere e proprie milizie informali dell’estrema destra, i cui metodi prevedono attacchi improvvisi ai margini di eventi politici considerati di sinistra. Inoltre, rivelazioni pubblicate dal quotidiano L’Humanité hanno dimostrato come, attraverso lo scambio di messaggi, le femministe del gruppo Nemesis e altri ambienti dell’estrema destra stavano pianificando delle vere e proprie imboscate per attirare militanti di sinistra.
Più che un episodio isolato, lo scontro di Lione si inserisce in una dinamica ormai strutturale di conflitto politico di strada particolarmente frequente nella città, considerata una delle roccaforti dell’estrema destra francese.
Il livello di conflittualità politica si è accentuato negli ultimi anni e, secondo i dati, ciò sarebbe riconducibile soprattutto all’estrema destra extraparlamentare. Tra il 1986 e il 2021, circa il 90% degli omicidi a sfondo ideologico in Francia è attribuito all’estrema destra, come riporta la sociologa Isabelle Sommier, secondo cui anche il 60% delle aggressioni politiche sarebbe riferibile alla destra radicale.
Nei suoi rapporti annuali TE-SAT, Europol considera l’estremismo di destra come una minaccia persistente e in crescita per la sicurezza europea. Dal 2022 a oggi, inoltre, gruppi neofascisti avrebbero causato la morte di undici persone, perlopiù appartenenti a minoranze o con uno sfondo migratorio.
La battaglia per il controllo del racconto
Fra gli arrestati per l’omicidio di Quentin vi sarebbero sei persone vicine al gruppo antifascista Jeune Garde, fondato a Lione nel 2018 da Raphaël Arnault, oggi deputato de La France Insoumise, e sciolto nel giugno 2025. La presunta vicinanza tra alcuni arrestati e ambienti riconducibili alla sinistra radicale extraparlamentare ha permesso all’estrema destra di trasformare rapidamente un fatto di cronaca in un caso politico nazionale, prima ancora che giudiziario.
In particolare, ha suscitato forte attenzione il coinvolgimento – o presunto tale – di Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare di Arnault, successivamente dimessosi dal proprio incarico dopo il fermo.
Nel mirino si trova ora il partito guidato da Jean-Luc Mélenchon, già sotto pressione dopo che, all’inizio di febbraio, il ministero dell’Interno aveva classificato La France Insoumise come partito di estrema sinistra. Dal Rassemblement National, Jordan Bardella ha proposto addirittura la creazione di ‘un cordone sanitario’ attorno al gruppo di Mélenchon: un’espressione significativa, se si considera che è una strategia storicamente utilizzata proprio contro l’estrema destra di Bardella.
Mentre una parte dello spettro politico tenta di capitalizzare sull’evento, Mélenchon e i vertici del partito, dopo aver espresso il loro cordoglio per la morte di Quentin insieme al resto della classe politica, hanno respinto ogni accusa, denunciando l’esistenza di un doppio standard nel trattamento mediatico e istituzionale delle violenze politiche.
Secondo questa lettura, quando i crimini sono commessi da militanti neofascisti, non viene mai messa sotto accusa un’intera area politica con la stessa intensità. Una posizione condivisa anche da altre componenti della sinistra francese: la segretaria degli ecologisti Marine Tondelier, pur condannando la violenza della Jeune Garde, ha parlato di “due pesi e due misure”, sostenendo che eventuali scioglimenti di gruppi violenti dovrebbero riguardare entrambe le parti.
L’estrema destra
L’estrema destra in Francia sta cercando di assimilare il partito La France Insoumise al terrorismo di sinistra, nel tentativo di escluderlo, o comunque marginalizzarlo, dall’arco parlamentare a meno di un mese dalle elezioni amministrative e all’interno di un quadro che si prepara per le presidenziali del prossimo anno.
Nel frattempo, la sede del partito è stata oggetto di un allarme bomba: la polizia avrebbe ricevuto un’email minatoria in cui il mittente annunciava che avrebbe fatto saltare tutto, con il messaggio “la pagherete cara per aver ucciso Quentin”.
La Francia si batte contro la strumentalizzazione
La vicenda ha rapidamente superato i confini francesi. Più che la dinamica dello scontro, ciò che emerge è la competizione politica per il controllo del racconto pubblico della violenza.
Si è verificato uno scambio polemico tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, dopo che la premier italiana aveva commentato pubblicamente la morte del militante e il presidente francese aveva invitato a evitare interferenze negli affari interni di altri Paesi. Anche l’ambasciata statunitense in Francia ha commentato “l’estremismo violento della sinistra”, provocando la convocazione dell’Ambasciatore Kushner da parte del ministero degli Esteri francese, incontro al quale però non si è presentato.
La morte di Quentin è così diventata un caso simbolico e transnazionale, simile per molti aspetti a quanto avvenuto con Charlie Kirk. La tragedia personale si trasforma in martirio mediatico e argomento per delegittimare l’avversario, mentre responsabilità penali individuali vengono utilizzate per criminalizzare un’intera parte politica.
Resta quindi aperta una questione più ampia e morale: dove finisce la responsabilità dei singoli e dove inizia la strumentalizzazione politica della violenza? In un clima europeo sempre più polarizzato, la risposta a questa domanda appare ancora lontana.
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