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    La Palestina, una nazione dimenticata da tutti

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    Per comprendere a fondo il conflitto israelo – palestinese è bene provare a ripercorrere brevemente gli eventi che ne hanno determinato la formazione.

    Tutto ha inizio con il colonialismo europeo (ma le ragioni sono ancora più remote), nel 1920 il territorio palestinese viene assegnato al Regno Unito. Con la fine della seconda guerra mondiale, gli orrori dell’olocausto hanno spinto le Nazioni Unite, il 29 novembre 1947, a spartire la Palestina in due stati, uno ebraico e l’altro arabo, mediante la risoluzione 181. La deliberazione viene subito rifiutata dalla comunità araba in medio oriente e in nord Africa. Il 14 maggio 1948 il leader David Ben Gurion proclama l’indipendenza di Israele ma Egitto, Siria, Libano, Yemen, Iraq e Arabia Saudita decidono di attaccare lo stato di Israele. Nel 1956 Israele invade il Sinai e la striscia di Gaza, dai quali si ritirerà un anno dopo. Il 5 giugno 1967 Israele comincia la guerra dei 6 giorni contro Egitto, Giordania e Siria conquistando alcuni dei loro territori. Sei anni dopo Siria ed Egitto attaccano Israele durante il giorno del Kippur, riconquistando i territori sottratti. Nel 1979 Israele ed Egitto firmarono un trattato di pace, primo paese arabo a stringere rapporti diplomatici con lo stato ebraico. Dicembre 1987,inizia la prima intifada, una grande rivolta palestinese che dura fino al 1993, come risposta alla grave violazione dei diritti umani dei palestinesi. Scopo della lotta era il raggiungimento di un accordo con Israele. Nel 1993 i due stati siglano gli Accordi di Oslo con la storica stretta di mano tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat con Bill Clinton alla Casa Bianca.

    Anno 2000, i rallentamenti dei negoziati e il senso di frustrazione dei palestinesi, fanno iniziare la seconda intifada. Israele inizia la costruzione di un muro in Cisgiordania con insediamento nelle terre palestinesi, violando il diritto internazionale.

    Arriviamo ai giorni nostri, nel 2005 Israele si ritira dalla striscia di Gaza, esercitando comunque un controllo indiretto sul territorio. Nel gennaio 2006 l’organizzazione Hamas vince le elezioni parlamentari diventando leader della Palestina. 

    Ora, dopo questo breve excursus storico possiamo entrare nel merito della situazione. Innanzitutto chiariamo una cosa. La Palestina non può non essere considerata come Stato o meglio la soggettività del paese è parzialmente riconosciuta dalle nazioni unite, limite causato da Israele che esercita tuttora un controllo su West Bank e Gaza.

    L’assemblea generale dell’Onu, con la risoluzione 2012 numero 67/19, ha riconosciuto alla Palestina lo status di Stato non membro con funzione di osservatore. Attualmente 183 membri dei 192 paesi che compongono le Nazioni Unite riconoscono formalmente la Palestina. Il mancato riconoscimento dei restanti paesi che compongono le Nazioni Unite, non influisce giuridicamente sullo status di una nazione. Il riconoscimento è solo di natura politica, non giuridica. 

    Ma perché la Palestina sembra sempre essere dimenticata da tutti? Fa così paura come dicono i media? O forse c’è un problema nei mezzi di comunicazione di massa dell’occidente?

    Si c’è: esiste un’asimmetria informativa come direbbe un economista. Non vengono spiegati i fatti di cronaca come si deve.

    Il governo israeliano è un governo di ultra destra, questo è un dato di fatto. La supremazia ebraica è uno dei valori fondamentali del partito Likud che attualmente forma il Governo. Il ministro Itamar Ben Gvir, noto per le sue posizioni di estrema destra, ha manifestato più volte il suo odio verso i palestinesi, dicendo in molte occasioni: “Sono a favore della pena di morte a chi tira una molotov e poco meno dell’ergastolo a chi lancia una pietra contro le forze dell’ordine. Ebrei e musulmani non devono sposarsi”. Dopo gli accordi di pace di Oslo, Ben Gvir minacciò di morte l’allora presidente Rabin: “Siamo arrivati alla sua macchina, arriveremo anche a lui”. 

    Il razzismo, dunque, è innegabile, le atrocità commesse in nome della razza pura sono innumerevoli, si pensi al massacro di Sabra e Shatila, un eccidio compiuto dall’esercito israeliano e libanese di circa 3500 rifugiati palestinesi.

    «La scena nel campo di Shatila, quando gli osservatori stranieri vi entrarono il sabato mattina, era come un incubo. In un giardino, i corpi di due donne giacevano su delle macerie dalle quali spuntava la testa di un bambino. Accanto ad esse giaceva il corpo senza testa di un bambino. Oltre l’angolo, in un’altra strada, due ragazze, forse di 10 o 12 anni, giacevano sul dorso, con la testa forata e le gambe lanciate lontano. Pochi metri più avanti, otto uomini erano stati mitragliati contro una casa. Ogni viuzza sporca attraverso gli edifici vuoti – dove i palestinesi avevano vissuto dalla fuga dalla Palestina alla creazione dello Stato di Israele nel 1948 – raccontava la propria storia di orrori. In una di esse sedici uomini erano sovrapposti uno sull’altro, mummificati in posizioni contorte e grottesche».  – Washington Post

    Un nazione che giustifica la segregazione razziale non può definirsi democratica, lo stesso dicasi per le fake news che il Governo mette in giro. Il 22 ottobre 2015, il premier Benjamin Netanyahu, al congresso sionista a Gerusalemme, ha dichiarato: “Hitler non voleva sterminare gli ebrei all’epoca, li voleva espellere. Fu il mufti di Gerusalemme che suggerì a Hitler di bruciarli”.  Israele è una democrazia fittizia, giacché la democrazia non è la tutela dei più forti ma è la tutela dei più deboli, degli emarginati

    Il 30 settembre 2000, durante la seconda intifada, il bambino Mohammed Al Dura viene brutalmente ucciso dai militari israeliani, proprio mentre supplicava il cessate il fuoco.  

    La scena è stata ripresa da un giornalista di France 2. Mohamed Al Dura ora non c’è più, suo padre Jamal venne gravemente ferito e porta ancora oggi i traumi di quel giorno. Mohamed Al Dura non è un caso isolato, finora migliaia di bambini sono morti in Palestina, solo 700 il 15 ottobre 2023

    E qui mi chiedo, come può un bambino palestinese credere nelle istituzioni internazionali o nell’occidente se per 75 anni sono stati commessi crimini di guerra? Come può un bambino provare un senso di fratellanza verso gli israeliani se questi ultimi privano i bambini palestinesi di un’adeguata istruzione, di una famiglia, di libertà, di viaggiare o semplicemente giocare? Pensiamo veramente che il problema sia solo ed esclusivamente Hamas? L’organizzazione Hamas vinse le elezioni del 2006 proprio a causa delle politiche liberticide di Israele, spingendo i palestinesi verso un estremismo. Ritengo, pertanto, che il vero problema (se vogliamo che ebrei e musulmani vivano di nuovo in armonia) non sia tanto Hamas, perché morti i suoi seguaci saliranno altri estremisti al potere, e la storia si ripeterà. Lo dico apertamente, non me la sento di criticare le scelte dei palestinesi nel 2006. Un popolo rinchiuso per anni in una prigione a cielo aperto non può compiere scelte sagge. Non è la Palestina a doverci chiedere scusa, siamo noi e Israele in primis a dover chiedere perdono perché ucciderne 2670 per colpirne uno, non è umano e il nostro silenzio ha contribuito al massacro.

    Nelson Mandela fino al 2008 si trovava nella Watchlist Usa dedicata ai terroristi.

    L’Occidente dovrebbe privilegiare il dialogo e la diplomazia tra i due stati e ripudiare le armi, perché se è vero che Israele ha il diritto di difendersi è anche vero che la Palestina ha il diritto di esistere, di autodeterminarsi e di riprendersi la propria dignità. Finche questo non accadrà, avremmo fallito in tutto. Inoltre, dobbiamo abituarci al contraddittorio tra le parti, ascoltando le parole anche del più perfido tra i terroristi, evitando la contumacia ed evitando di schierarci solo perché a dirlo è il nostro politico preferito. Vorrei ricordare che alcune dichiarazioni (o bugie) di un politico hanno permesso l’uccisione di centinaia di migliaia di innocenti iracheni. Sappiamo poi come è andata a finire. Il colpevole è ancora in giro, gli innocenti sono morti e altri continuano a morire.  

    Non ho mai capito perché alcune persone abbiano avuto la fortuna di nascere con le possibilità che ho avuto io e perché nel mondo esista una donna esattamente come me, con le stesse capacità e gli stessi desideri, che molto probabilmente farebbe film e discorsi migliori dei mei. Solo che lei si trova in un campo profughi e non ha una voce. Si preoccupa di ciò che mangeranno i suoi figli, di tenerli al sicuro, semmai sarà concesso a loro di ritornare a casa. Non capisco perché questa si la mia vita e quella la sua“. – Angelina Jolie.

    A cura di

    Saif Jelassi

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