La politica albanese sta attraversando una delle fasi più complesse e delicate dagli anni Novanta. Il Partito Socialista domina incontrastato da oltre un decennio, ma la crescente sfiducia dei cittadini verso le istituzioni sembra logorare questa egemonia.
Il malcontento sociale è elevato: emigrazione di massa, aumento del costo della vita e corruzione portano ad un’assenza di prospettive per i giovani. Il segnale più evidente è la mancanza di mobilitazione popolare: le piazze non si riempiono come in passato, non perché non si abbia voglia, ma perché gli albanesi non credono che le proteste possano cambiare qualcosa. Questo è un dato preoccupante, la rassegnazione di un popolo porta ad una partecipazione elettorale in costante calo.
Rama in difficoltà: ombre di corruzione sul governo
Negli ultimi anni, l’immagine di Edi Rama come leader forte e riformista ha subito un deterioramento interno importante; il suo governo è sempre più associato ad accuse di corruzione e a una gestione opaca del potere.
Sono infatti numerosi i ministri o i collaboratori finiti sotto indagine o coinvolti in vicende giudiziarie che hanno scosso l’opinione pubblica: tra i casi più emblematici figura quello di Erion Veliaj, sindaco di Tirana, per anni considerato l’erede politico di Rama. Lo scorso anno Veliaj è stato travolto da accuse legate a una presunta opacità nella gestione di fondi pubblici. Il fatto che proprio uno dei volti più giovani e mediaticamente funzionali del partito sia finito al centro delle polemiche ha indebolito l’intero progetto politico di Rama.
Un altro nome pesante è quello di Belinda Balluku; la ministra delle Infrastrutture e dell’Energia è stata accusata di concessioni poco trasparenti di grandi appalti. Anche in assenza di condanne definitive, il danno politico è evidente: l’opinione pubblica percepisce un sistema corrotto dove il potere ruota intorno alle stesse figure.
Rama continua a difendere i suoi collaboratori, ma questa strategia rischia di ritorcersi contro di lui. Ogni scandalo non chiarito rafforza l’idea che il premier non voglia rompere con un sistema che ormai appare profondamente radicato. Il risultato è un progressivo isolamento politico, smorzato solo dal fatto che l’opposizione non riesce a proporsi come alternativa reale.
Berisha e il paradosso dell’opposizione
Sul fronte opposto, Sali Berisha rappresenta invece il paradosso dell’opposizione albanese. Protagonista assoluto della transizione post-comunista, Berisha continua a dominare la scena senza però riuscire a sollevare le sorti del proprio partito, che non riesce a conquistare nuovi consensi.
Il suo ritorno come leader del Partito Democratico albanese non è riuscito a cambiare la crisi politica che il partito di centrodestra sta vivendo da ormai oltre un decennio. Il problema principale di Berisha sembra essere una retorica che consolida i suoi sostenitori, ma che non riesce a conquistare gli elettori indecisi.
Il suo protagonismo impedisce l’emergere di nuove leadership e, unito ad una perenne divisione interna, non fa altro che indebolire ulteriormente il Partito Democratico. Il risultato è dunque uno stallo politico dove Rama perde consensi, ma l’opposizione non riesce a catalizzare il malcontento.
Piccoli partiti, ma grandi divisioni
Nelle elezioni dello scorso maggio sono emersi diversi piccoli partiti che promettevano rinnovamento e rottura con il passato. Tuttavia, queste nuove forze politiche non hanno costruito un fronte comune forte, anzi, si sono presentate sempre profondamente disunite.
Figure come Adriatik Lapaj, Agron Shehaj e Arlind Qori stanno emergendo sempre di più, ma le differenze ideologiche e personali non hanno mai permesso una cooperazione che potesse offrire un’alternativa valida ai due partiti tradizionali della politica albanese. Un atteggiamento simile, in un contesto già fragile, trasmette all’opinione pubblica una classe politica alternativa ma immatura, che sembra essere più concentrata sui propri conflitti rispetto che sui problemi del Paese.
L’esito di tale frammentazione è la dispersione del voto di protesta: molti cittadini vorrebbero un cambiamento, però notando molti leader, ma poca unità, non sanno a chi affidarsi. Questa situazione favorisce indirettamente il governo, che può continuare ad avanzare nonostante le difficoltà degli ultimi mesi.
Lapaj: contestatore prepositivo
Negli ultimi mesi, la figura di Adriatik Lapaj è emersa in modo particolare. Il leader di Shqiperia Behet si è distinto grazie ad una strategia di mobilitazione continua, che prosegue da oltre due mesi tramite proteste quotidiane davanti alla sede del primo ministro, denunciando corruzione, inefficienza della giustizia e mancanza di meritocrazia.
Quello che colpisce di Lapaj non è unicamente legato al contenuto delle sue denunce, ma anche alla perseveranza. La costanza dell’azione gli ha permesso di costruire un rapporto diretto con l’opinione pubblica, soprattutto con i giovani e con chi non si riconosce più nei partiti tradizionali. In un clima di sfiducia, la presenza quotidiana nello spazio pubblico è un segnale di coerenza e impegno.
È da capire però se questa visibilità costante sarà poi tradotta in un progetto politico strutturato, in grado di incidere realmente sui meccanismi di potere che Lapaj denuncia. Per Shqiperia Behet sarà dunque fondamentale non solo mantenere alta l’attenzione mediatica, ma trasformare la protesta in un consenso elettorale in grado di ampliare il bacino di voti.
Un sistema in attesa di una vera alternativa
La situazione politica albanese appare dunque bloccata: il governo di Rama è indebolito da scandali e accuse di corruzione, Berisha domina l’opposizione ma senza ampliare il proprio consenso, mentre i piccoli partiti perdono di efficacia non riuscendo a cooperare. Il risultato è una crescente disillusione dei cittadini albanesi.
Per uscire da una fase così martoriata, non basta unicamente cambiare i nomi, è necessaria una nuova cultura politica che sia in grado di costruire alleanze valide che sappiano mettere da parte l’ego politico. Il futuro politico dell’Albania dipenderà dunque dalla capacità delle forze alternative di trasformare il malcontento e la rabbia in proposte e progetti. Fino ad allora, continuerà ad essere presente una stabilità apparente, che in realtà nasconde una profonda insoddisfazione.
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