Un “fulmine” a ciel, apparentemente, sereno si è abbattuto su Piazza Colonna, a ventiquattro ore dall’esito della consultazione popolare. Prima Delmastro Delle Vedove, Bartolozzi e per ultima Santanché. Proprio la premier aveva invitato la Ministra al Turismo a fare un passo indietro per “sensibilità istituzionale”.
La compagine del governo sta osservando i passi dei colleghi dimissionari in apnea. Solo La Russa esprime solidarietà e vicinanza a Santanché; appaiono, invece, già dimenticati Bartolozzi e Delmastro.
Più silenziosi i primi, lasciando i propri incarichi all’ombra della luna, contrariamente all’ormai ex Ministra al Turismo che ha protocollato le proprie dimissioni con una lettera indirizzata alla Presidente del Consiglio, nella quale dice “obbedisco”. Ma non prima di aver messo i puntini sulle “i”.
DELMASTRO E LE SUE VICENDE GIUDIZIARIE
Classe 1976, ex AN, breve passaggio nel PdL, poi Fratelli d’Italia, d’altronde figlio di Sandro Delmastro, avvocato e politico di Alleanza Nazionale, non poteva che ambire ad un ruolo di prestigio come sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia.
Delmastro ha iniziato il percorso politico nella sua Biella, per giungere poi all’ascesa a Piazza Montecitorio nel 2018. Nel 2023 è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma per l’ipotesi di reato di rivelazione di segreto d’ufficio, a proposito di informazioni riservate comunicate a Donzelli, rispetto al caso giudiziario dell’anarchico Cospito. Il 20 febbraio 2025 è stato condannato in primo grado a otto mesi di carcere e a un anno di interdizione dai pubblici uffici.
Nel 2024 lo ricordiamo coinvolto nel famoso sparo durante una festa di Capodanno, costato una condanna ad un anno e tre mesi al collega Pozzolo. Da ultimo, è risultata fatale la vicenda della società “Le 5 forchette”, una S.r.l. finita sotto la lente dei PM, legata a presunti affari con la famiglia Caroccia, ritenuta vicina al clan dei Senese.
Un caso ancora da chiarire, ma sicuramente che non fa brillare la posizione precedente già compromessa di Delmastro.
BARTOLOZZI E IL CONTEGNO POCO DIPLOMATICO
Giusi Bartolozzi, magistrato siciliano, forzista e poi tesserata Fratelli d’Italia. Nel 2018, dopo un anno dall’incontro con il Cavaliere, è stata eletta alla Camera dei Deputati. In contrasto con il partito azzurro, nel 2020 ha votato contro un emendamento alla riforma del processo penale e ha appoggiato la riforma Zan.
Si è avvicinata, poi, ad alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, come Pollastro, ottenendo poi la nomina di capo di gabinetto del Ministro Nordio. A novembre 2025 è stata indagata dalla procura di Roma con l’accusa di falsa testimonianza per l’inchiesta del rilascio del generale libico Almasri.
Il ruolo di Bartolozzi nel referendum sulla giustizia
L’ormai ex braccio destro di Nordio, nelle ultime settimane, è stata al centro di polemiche legate alle affermazioni espresse durante la campagna referendaria. Lo “scivolone” principale è stato invitare a votare sì per “togliere di mezzo la magistratura”, che a suo dire è “come un plotone di esecuzione”.
Sorprendono tali considerazioni, essendo proprio lei prima Giudice del Tribunale di Gela, sua città natale, poi del Tribunale di Palermo, “migrata” nel 2013 alla Corte di appello di Roma.
Tali frasi hanno scatenato l’insorgere non solo delle opposizioni, ma anche della maggioranza, chiedendo le dimissioni della dirigente più discussa di Via Arenula, ribattezzata “la zarina”.
SANTANCHE’: TRA VISIBILIA, FALSO IN BILANCIO E TRUFFA ALL’INPS
Imprenditrice italiana, prima Alleanza Nazionale, breve passaggio in Forza Italia, poi dal 2017 tra le fila di Fratelli d’Italia. Santanchè non è ricordata solo per aspetti della propria vita privata, in quanto ex di Alessandro Sallusti, e per le presunte Birkin false regalate alla Pascale, bensì per il suo piano giudiziario complesso e stratificato.
Anzitutto, il caso Visibilia, società fondata e gestita fino al 2021, per la quale risulta imputata per presunto falso in bilancio. Segue il caso relativo al gruppo Bioera – Ki Group, per il quale è indagata per un’ipotesi di bancarotta. Nel 2025 il Tribunale di Milano l’ha rinviata a giudizio sul capo di falso in bilancio, mentre l’istruttoria sulla bancarotta resta in corso.
Il secondo filone è quello della cosiddetta “truffa Covid” ai danni dell’Inps, legato alla gestione della cassa integrazione di Visibilia. La Procura ha chiesto l’udienza preliminare e, dopo la conferma della competenza da parte della Cassazione, il giudice di Milano ha fissato l’udienza per il 26 marzo 2026 per decidere se rinviare nuovamente a giudizio l’ex Ministra.
Le dimissioni
Dopo l’esito referendario, la premier Meloni ha invitato la Ministra a dimettersi e, nonostante una prima posizione rigida, alla fine nel tardo pomeriggio di ieri è arrivata sul tavolo di Meloni la lettera di dimissioni.
Uno scritto nel quale la Santanché dichiara di non voler essere il capro espiatorio del referendum. Chiarisce, inoltre, di non avere difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che le viene chiesto. Non nasconde, parimenti, l’amarezza per l’esito del percorso da Ministro e di dover pagare anche i “conti” altrui.
Ci mancheranno le sue borse, i suoi centri tavola e quel tocco inconfondibile di “discreto” che illuminava ogni evento pubblico. Questo è l’epilogo di lunghe giornate di tensione a Palazzo Chigi. E ora il toto nomi per i rispettivi sostituti è aperto.
20260120

