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    L’anno che verrà

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    Anno bisesto anno funesto, ma sarà veramente così? Nel 2024 secondo Time Magazine si recheranno alle urne il 49% degli abitanti della sfera terrestre, si voterà in circa 76 paesi e le sorti democratiche del mondo potrebbero decisamente cambiare. Tra le tantissime realtà chiamate al voto sono comprese nazioni di grandissima influenza a livello mondiale come Stati Uniti, Regno Unito, Russia, India, Bielorussia e Ucraina. Inoltre, questo è anche l’anno delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, momento nel quale circa 400 milioni di persone sceglieranno i loro rappresentanti a Strasburgo.

    Dove si è gia votato

    Le tornate elettorali di gennaio sono già iniziate. Si è votato in Bangladesh – dove la controversissima prima ministra Sheikh Hasina ha vinto per l’ennesima volta le elezioni (è al governo dal 2009 e lo era già stata tra il 1996 e il 2001) -, ma anche a Taiwan, con l’elezione di Lai Ching-te del Partito Progressista Democratico di centrosinistra (dalle posizioni ostili alle ingerenze cinesi nella politica taiwanese). Il partito in questione è il più atlantista del Paese e come tale probabilmente rinforzerà il ruolo degli Stati Uniti nell’Oceano Pacifico. La prossima settimana si terranno poi le elezioni presidenziali in Finlandia, dove la campagna elettorale di ciascuno dei candidati è stata incentrata sulla situazione ucraina, sui rapporti con la NATO e con l’UE.

    Quel che sarà

    A marzo arriverà contemporaneamente il turno delle presidenziali in Russia e in Ucraina. Per le sorti del primo paese possono non esserci dubbi: Putin, infatti, è al potere dal 1999 e – non esistendo alcuna forma di opposizione nei confini russi – la rielezione dell’attuale presidente non può che essere riconfermata, anche grazie ai recenti interventi costituzionali adottati per il preservamento dell’attuale potere. Le sorti del secondo, al contrario, appaiono meno delineate. Questo perché in Ucraina vige ancora la legge marziale, che quindi sospenderebbe la corsa alle urne, ma, stando alle ultime, il governo intende dimostrare che la democrazia nel Paese è ancora molto forte. Non è dunque da escludersi un ritorno al voto.

    A circa metà Maggio sarà poi il Regno Unito a farci stare col fiato sospeso. Qui si è già in campagna elettorale. Si aspetta, infatti, di capire se dopo 14 lunghi anni il Partito Laburista riuscirà o meno a porre fine al potere conservatore e a spodestare Rishi SunakDal 6 al 9 giugno ci saranno, inoltre, le Europee, le uniche votazioni che permettono per mezzo di un’elezione diretta di votare un’assemblea transnazionale. Qui, a differenza del Regno Unito, si prevede una decisiva svolta a destra. I risultati delle elezioni determineranno anche la prossima Commissione Europea. I pronostici vedono in vantaggio un rinnovo del mandato quinquennale dell’attuale presidente Ursula von der Leyen, che sarà affiancata da una rinnovata formazione del Consiglio Europeo (le cui sorti saranno decise anche dalle elezioni in Finlandia, Portogallo, Lituania, Belgio, Austria, Croazia, Slovacchia e Romania).

    A Novembre, dunque, le tanto chiacchierate elezioni statunitensi. Più di 160 milioni di americani sono registrati per votare. Toccherà a loro scegliere, probabilmente di nuovo tra gli anzianotti Joe Biden e Donald Trump. L’ex-presidente ritorna nella mischia tre anni dopo l’attacco a Capitol Hill (e proprio per questo non può essere eletto in Colorado). Una vittoria repubblicana potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri statunitensi, faticosamente riacquistati  con la vittoria di Joe Biden nel 2021. Anzitutto, muterebbe così il ruolo statunitense nella guerra russo-ucraina, e insieme a questo anche i rapporti commerciali e politici con tante altre realtà.

    Ci sono poi le elezioni in Sudafrica, Senegal, Burkina Faso, Mali, Tunisia, Botswana, Etiopia, Ghana, Madagascar, Ruanda, Mozambico, Namibia, Togo, Sud Sudan, Algeria e Namibia. Anche l’assetto politico africano a gennaio 2025 sarà radicalmente diverso, così come quello dell’America Centrale e Meridionale, dove si voterà in El Salvador, Panama, Repubblica Dominicana, Messico, Brasile, Venezuela e Uruguay.

    In conclusione, sebbene non sia ancora chiaro l’esito della maggior parte delle suddette votazioni, a esser certo è che si è entrati nel 2024 senza sapere minimamente come se ne uscirà: il mondo sarà sempre più precario e sempre meno democratico? Ci ritroveremo sempre più divisi e chiamati a scegliere tra il blocco statunitense e quello cinese? Quali saranno le posizioni dei neo-eletti riguardo ai grandi conflitti dei nostri tempi? Lo scopriremo solo vivendo.

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