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    L’autodeterminazione dei popoli: un diritto di tutti

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    Si parla spesso del diritto all’autodeterminazione dei popoli, grazie al quale ciascun popolo ha il diritto di scegliere liberamente il proprio sistema di governo nonché il diritto di essere liberi da ogni influenza e dominazione estera (la cosiddetta Autodeterminazione esterna). Questo principio oggi è una regola di diritto internazionale di carattere cogente, lo Ius cogens. Tale principio lo ritroviamo nei testi convenzionali, ma ha acquistato carattere consuetudinario attraverso una procedura sviluppatasi grazie al lavoro delle Nazioni Unite.

    La Corte Internazionale di Giustizia è ormai pacifica nel ritenere che tale principio è rinvenibile anche in alcuni pareri, tra i quali spicca il parere 16.19.1975 sul Sahara Occidentale. La CIG ha altresì spiegato che il diritto di autodeterminazione si applica soltanto ai popoli sottoposti a dominazione straniera, come possono essere i territori occupati con la forza da un paese straniero o i popoli colonizzati. In virtù di tale principio, il popolo sottoposto a dominio straniero ha il diritto a diventare indipendente, purché la dominazione straniera non risalga oltre l’epoca in cui il principio di autodeterminazione si sia affermato come diritto (irretroattività dell’autodeterminazione). Il diritto internazionale impone allo Stato che occupa un territorio estero, di consentire la realizzazione dell’autodeterminazione pena sanzioni, quali il disconoscimento di ogni potere extraterritoriale e emanati dal governo estero sul territorio occupato.

    Le norme del diritto internazionale hanno carattere consuetudinario ed esse sono le fonti primarie dell’ordinamento internazionale. Gli elementi della consuetudine sono la Diuturnitas e l’Opinio Juris sive necessitatis, ovvero l’elemento psicologico dell’esistenza della norma, in altre parole è la convinzione che un determinato comportamento sia giuridicamente obbligatorio e la ripetizione costante di un determinato comportamento (Diuturnitas). L’articolo 38 dello statuto della CIG annovera tra le fonti del diritto internazionale gli accordi e i principi generali di diritto riconosciuti dall’ONU e utilizzati solo in caso di lacune. Essi, pertanto, costituiscono un esempio di analogia juris, avente il compito di colmare le lacune del diritto consuetudinario. Il ricorso ai principi generali di diritto viene attuato anche in materia di punizioni di crimini internazionali, come quelli commessi in Ruanda o in ex Jugoslavia.

    Parte della dottrina ritiene, invece, che al di sopra delle consuetudini vi siano, in realtà, dei principi costituzionali non scritti. Il diritto internazionale annovera tra le fonti del diritto anche le fonti di norme particolari come gli accordi, che possono essere definiti come l’incontro delle volontà tra due o più stati aventi il compito di regolare determinati rapporti giuridici.

    Come vengono stipulati gli accordi internazionali?

    Il procedimento solenne è molto interessante poiché prende spunto dagli accordi stipulati all’epoca delle monarchie assolute europee. Il procedimento normale solenne del trattato comprende i seguenti punti:

    1. Negoziazione
    2. Firma
    3. Ratifica 
    4. Scambio delle ratifiche
    5. Registrazione del trattato 

    Nella negoziazione del trattato, i plenipotenziari (i rappresentanti di uno stato) giocano un ruolo primario. Essi infatti negoziano con il paese o i paesi interessati.

    La prima fase si conclude con l’apposizione di una firma (o parafatura: apposizioni delle iniziali) dei plenipotenziari.

    La volontà di uno stato di impegnarsi a rispettare l’accordo si ha, invece, con la ratifica secondo le norme costituzionali di ciascuno Stato. In Italia l’articolo 87 comma 8 della Costituzione dispone che il Presidente della Repubblica ratifica i trattati previa autorizzazione delle Camere. Inoltre, ai sensi dell’articolo 89 della Costituzione “nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti che ne assumono la responsabilità”.

    Conclusa questa fase, il procedimento trova completa realizzazione con lo Scambio delle ratifiche sul trattato, per poi essere registrato presso il Segretariato delle Nazioni Unite.

    A cura di

    Saif Jelassi

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