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    L’immigrazione come risorsa? Ecco perché

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    In Italia è praticamente impossibile incentrare una discussione mediatica seria ed efficace sull’immigrazione senza sfociare in facili slogan e biechi populismi, provenienti dalla praticamente quasi totalità della politica italiana, che sia notoriamente di destra o di sinistra. Sono ormai anni che il dibattito sul tema è congelato sulla vuota diatriba “Porti aperti” o “Porti chiusi”, che continua a non dimostrarsi l’approccio ottimale alla risoluzione del tema. Quest’ultimo necessita invece dell’utilizzo di dati e dipolitichelungimiranti, necessariamente avulse da retoriche e discussioni vuote di contenuto. 

    I numeri

    Se presi in considerazione gli ultimi 10 anni, secondo l’ISTAT il 2023 detiene la quarta posizione per numeri di sbarchi (subito dopo 2016, 2014 e 2015). Si è di gran lunga superata quota 100.000 e si registra un incremento rispetto allo scorso anno di circa il 30% in più. Questi numeri dimostrano, quindi, come la retorica protratta dall’attuale maggioranza in campagna elettorale sulla chiusura dei porti sia essenzialmente inapplicabile, e vada contro qualsiasi regola e principio costituzionale. È il momento di rendersi conto che l’immigrazione, se ben gestita, può apportare importanti benefici al nostro Paese – come verificabile successivamente – ed è indispensabile metter da parte propaganda e retoricheche da anni coinvolgono la nostra politica e che non portano ad alcun tipo di risultato.

    La questione demografica

    Sempre secondo l’ISTAT, il 75% degli stranieri in Italia nel 2021 aveva meno di 50 anni, un’enormità rispetto alla percentuale degli italiani, ferma solo al 51,9%.

    Un altro dato interessante è quello legato al tasso di fecondità delle donne immigrate, leggermente più elevato rispetto a quello delle donne italiane: rispettivamente 1,87 e 1,19. Il calo demografico, come noto, rappresenta da anni uno dei principali problemi del nostro Paese, con il coinvolgimento di quest’ultimo in un lento ma spaventoso invecchiamento. Per far fronte a ciò, la gestione fruttuosa della migrazione verso la nostra penisola può rivelarsi una delle soluzioni.

    Contrasto del debito pubblico

    Secondo il Documento di Economia e Finanza del 2023, un aumento dell’immigrazione del 33% ridurrebbe il nostro pesante debito pubblico di circa il 30% con prospettive fino al 2070 rispetto a quanto previsto in assenza di questo incremento, ovvero in condizioni di immigrazione costante. Dati molto incoraggianti, se posti a contrasto dell’elefante nella stanza italiano, il noto debito pubblico, problematica pesantissima ma di cui si parla sempre fin troppo poco. La sua risoluzione dovrebbe invece essere uno degli obiettivi primari della nostra politica.

    Presente e futuro

    Chiaro come i vantaggi dal fenomeno migratorio e il rispetto delle prospettive sopra citate giungerebbero solo nel caso in cui, oltre all’accoglienza, si attuassero efficaci politiche di integrazione dei migranti. Concretamente si parla, per esempio, di corsi di lingua e formazione, oltre che possibilità lavorative, veri e propri investimenti che permetterebbero benefici nel presente, ma soprattutto nel futuro. Ma per fare ciò è indispensabile che si inizi a parlare di immigrazione in modo pragmatico (e, al contempo, umano), superando lo stallo in cui la discussione mediatica verte ormai da decenni, ostaggio di retorica e propaganda. Come non è possibile accogliere chiunque, puramente per questioni logistiche e di possibilità, allo stesso modo è inumano e concretamente impossibile anche solo la proposta di chiusura totale dei porti, opportunità più volte sbraitata dall’attuale maggioranza, che paradossalmente invece in questi mesi si ritrova ad accogliere di più di quanto fatto dalla sua opposizione negli scorsi mandati di governo. Ciò a dimostrazione della complessità di un fenomeno connesso a dinamiche geopolitiche non imputabili – il più delle volte – a cattive gestioni a livello nazionale. L’unico elemento di imputabilità risiede nell’approccio e nelle soluzioni offerte. 

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