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    L’intervista a Letizia Moratti

    Pubblicato il

    È oggi nostra ospite la Dott.ssa Letizia Moratti, che, tra le molteplici cariche ricoperte, è stata Presidente Rai dal ’94 al ’96, Ministro dell’Istruzione tra il 2001 e il 2006 e Sindaco di Milano dal 2006 al 2011. A ciò è bene aggiungere l’esperienza come presidente del consiglio di amministrazione di UBI Banca tra il 2019 e il 2020 e la carica di Vicepresidente della Regione Lombardia nell’ultimo anno del precedente mandato di Attilio Fontana. Il 10 ottobre 2023 ha annunciato il suo ingresso in Forza Italia con il compito di guidare la consulta della segreteria: ciò dopo una breve parentesi con il Terzo Polo, che l’aveva sostenuta alle ultime regionali in Lombardia. A seguire la versione integrale dell’intervista.

    In queste settimane, come comprensibile, ogni nostra intervista inizia con la stessa domanda, quella sulla situazione in Medio Oriente. Il conflitto israelo-palestinese – d’immensa complessità per storia e situazione attuale – ha generato un dibattito da stadio, permeato da una spesso banalizzante e irragionevole polarizzazione. Come si pone rispetto a quest’ultima? 

    Occorre un approccio equilibrato, che tenga conto delle prospettive e delle sofferenze di israeliani e palestinesi. Allo stato attuale, è fondamentale promuovere il dialogo e negoziati come vie per risolvere il conflitto attraverso il coinvolgimento di tutte le parti interessate, inclusi i leader politici, la società civile e la comunità internazionale. L’obiettivo dovrebbe essere quello di lavorare verso una soluzione che garantisca la sicurezza e la convivenza, guardando a un futuro sostenibile e pacifico per entrambi i popoli. Così come l’impegno per far cessare il conflitto, è fondamentale anche evitare la polarizzazione e l’approccio banalizzante. Spesso, questioni complesse vengono ridotte a slogan o a prospettive estreme, impedendo una comprensione completa della situazione e limitando le possibilità di trovare soluzioni concrete. Nell’arrivare a questi risultati sarà altrettanto essenziale promuovere la giustizia, il rispetto dei diritti umani e il rispetto del diritto internazionale.

    Passando al suo recente ingresso in Forza Italia, cosa l’ha convinta a non proseguire la strada con Azione di Carlo Calenda o Italia Viva di Matteo Renzi? E cosa di maggiormente positivo ha riscontrato nel nuovo partito in cui è entrata?

    Di quell’esperienza non rinnego nulla. In vista però delle prossime Europee di giugno, la loro collocazione con Renew Europe è stata determinante nel maturare una decisione che mi è venuta a quel punto quasi naturale. Forza Italia è l’unico partito che aderisce e dà un contributo importante al Ppe. Io da sempre mi ritrovo nei valori del Partito Popolare Europeo, dove viene messa al centro la persona, si valorizza la sussidiarietà e il libero mercato, ma con adeguata attenzione al sociale. Senza contare l’ambiente e gli impatti sociali ed economici delle politiche di sostenibilità.

    Commentando la vittoria di Attilio Fontana alle regionali, ha affermato: “Continuerò il mio impegno per una nuova proposta politica”. Crede sia effettivamente possibile segnare tale cambiamento entro una realtà come FI?

    C’è da portare avanti l’eredità politica, l’impegno, la passione e la lungimiranza del presidente Berlusconi. La sua morte ha portato in molte persone, me compresa, un sussulto, una molla legati alla straordinaria esperienza di aver lavorato con lui alla guida del Paese. Credo che Forza Italia, sotto la guida del segretario nazionale Antonio Tajani, abbia le credenziali per portare avanti quell’operato e non solo per quanto riguarda la collocazione europea nel Ppe. Credo ci sia una prateria nell’alveo del Centro. La sua migliore valorizzazione può avvenire solo con Forza Italia. FI può proporre un percorso che risponda all’economia sociale di mercato e allo stesso tempo contribuire a un bene comune. L’attenzione ai bisogni, il pragmatismo, idee e azioni concrete sono i tratti che hanno sempre caratterizzato Forza Italia. Ci sono ottimi rappresentanti nel Governo, una valida squadra in Parlamento, alla Camera e al Senato, e tantissimi bravi amministratori locali. Io nel mio piccolo cercherò di dare il mio contributo attraverso il lavoro della Consulta della segreteria nazionale dopo aver accettato con entusiasmo la proposta di Antonio Tajani. Da un certo punto di vista, stando proprio al terreno della Regione, rivendico di aver sollevato temi che una realtà come la Lombardia non può più rinviare: il trasporto pubblico, le infrastrutture, il proseguimento del lavoro su sanità territoriale e liste d’attesa, la crescita delle imprese tenendo come riferimento le locomotive delle macroregioni d’Europa, maggiori investimenti nella cultura.

    Sebbene sia fondamentalmente impossibile esprimere un giudizio esaustivo, come reputa l’operato del Governo di centrodestra fino a questo momento?

    Mi sembra che finora il Governo guidato da Giorgia Meloni stia lavorando bene. In particolare, credo che il nostro presidente del Consiglio abbia saputo ritagliarsi e costruirsi una buona rete di rapporti internazionali che stanno danno credibilità al nostro Paese. È una fotografia dell’Italia fuori dai nostri confini dove si sta rivelando fondamentale anche l’operato del nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani. È un’azione di governo dove il lavoro e le sollecitazioni di Forza Italia hanno spinto nella direzione giusta. Penso al contenimento delle tasse o al cuneo fiscale, con la speranza che in futuro si possa fare qualcosa in più anche sul fronte delle pensioni. Più nello specifico il Governo sta dando risposte concrete su alcuni temi piuttosto sentiti nella quotidianità, come accaduto nei giorni scorsi con l’approvazione del pacchetto sicurezza.

    Entrando più nel dettaglio, con una sanità al collasso, c’è chi sostiene che i recenti provvedimenti non siano sufficienti per un’inversione di rotta sostanziale. È d’accordo o ritiene valida la strada finora intrapresa?

    Vale un po’ il discorso fatto per le pensioni. Gli italiani su questo tema hanno bisogno di risposte importanti. Al momento, la grande sfida è quella di una sanità territoriale, con al centro la persona, e l’abbattimento delle liste d’attesa. Oltre all’ormai annoso problema della carenza dei medici di base. C’è bisogno di potenziare sia le risorse che le risposte ai cittadini. C’è molto da fare anche sull’assistenza domiciliare integrata (l’Adi), arrivando ad aumentare il monte ore mensile. In questo caso c’è una sproporzione evidente tra le risorse impiegate per le Rsa e quelle destinate all’Adi. Dunque, il problema non è solo del reperimento dei fondi, ma anche della loro distribuzione. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale è considerato un unicum, un’eccellenza, deve continuare ad essere così. La partecipazione e l’interazione del privato deve essere un valore aggiunto nell’ottica di un circolo virtuoso, non l’alternativa da sposare definitivamente per il futuro. E’ una questione di uguaglianza, di giustizia sociale che un Paese come l’Italia deve garantire.

    A fronte di una significativa esperienza e, nello specifico, una presidenza alla Rai tra il ’94 e il ’96, come giudica la tanto criticata gestione attuale? Crede sia necessario più tempo per giungere a un giudizio maggiormente consapevole?

    Fare servizio pubblico, di qualità, mettendo a posto bilanci e ascolti si può. La mia esperienza è emblematica: all’inizio della mia presidenza la Rai perdeva in quasi tutte le sfide dell’Auditel. Puntammo sullo sport, in quel caso sull’acquisizione dei diritti della Formula Uno, sulle soap nostrane con la straordinaria avventura di “Un posto al sole”, sulle produzioni delle fiction e addirittura sul teatro in prima serata. Ritengo però che le polemiche di questi mesi siano sterili. Gli addii di conduttori autorevoli e di un certo nome devono rappresentare un’opportunità per rilanciarsi, crescere, aprire nuove pagine, non certo per piangersi addosso o trasformare la gestione della Rai in uno scontro politico.

    A cura di

    Valerio Antoniotti

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