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    L’intervista al Prof. Stefano Ceccanti

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    È oggi nostro ospite Stefano Ceccanti, dal 2003 professore ordinario di diritto pubblico comparato presso “La Sapienza” di Roma. Tra il 2008 e il 2013 ha ricoperto la carica di Senatore; nel 2018, sempre con il Partito Democratico, è stato rieletto in Parlamento, questa volta alla Camera dei Deputati. In vista delle riforme istituzionali verso cui questo Governo sembra sempre più avvicinarsi, Politica ha chiesto un parere su alcuni dei possibili cambiamenti in arrivo. 

    In un confronto assieme alla ministra Casellati ed esponenti del mondo accademico, il segretario della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha affermato che la riforma sul premierato del Governo Meloni è contraddittoria e porterebbe a diversi contrasti con lo spirito della nostra Costituzione. Questo causerebbe così uno squilibrio a quel difficile sistema dei “pesi e contrappesi” voluto dai padri costituenti: pensa che effettivamente sarà così?

    Che sia contraddittoria è abbastanza evidente nel senso che qui si parla di un Premier eletto direttamente che poi deve avere la fiducia insieme a tutto il Governo, che è eletto direttamente ma che poi è sostituibile da un Premier non eletto più forte di lui. Che sia in contrasto con lo spirito della Costituzione non lo sappiamo perché molte cose sono ancora coperte: anzitutto non è chiaro come si elegge il Premier, se a maggioranza relativa o assoluta e il primo caso evidentemente striderebbe. Quindi non è chiaro come si incroci l’elezione del Premier con quella dei parlamentari. La logica del sistema dovrebbe portare a una maggioranza collegata a un Premier. Ma qui con tre schede o tre voti come si fa? Si pensa a dare un premio per Camera e Senato a chi vince sulla scheda del Premier ? Ma questo premio glielo diamo anche se ha preso una piccola maggioranza relativa? E che succede se chi ha vinto sulla scheda del Premier è arrivato secondo su una delle schede per le due Camere? Il fine può essere condivisibile, ma questo non giustifica ogni scelta dei mezzi. 

    Molti leader dell’opposizione hanno affermato che questa riforma di fatto è solo uno stratagemma per poter distogliere l’attenzione dai veri problemi del Paese: lei pensa quindi che, in questa epoca storica, una riforma sul premierato sia necessaria?

    Le due cose non sono in contraddizione. E’ dalla fine della guerra fredda che è aperta la questione della riforma della seconda parte della Costituzione in una direzione che consenta ai cittadini di scegliere un Governo che possa durare una legislatura. Ciò non esclude che possa essere utilizzata in modo strumentale. Però appunto l’esigenza è vera.

    Nel dibattito politico-istituzionale, si è parlato inoltre di una riforma “non equilibrata”: in quali competenze si vedrebbero ampliati i poteri del Presidente del Consiglio?

    A dir la verità qui il punto sono le cose non chiarite. Come si elegge il Presidente perché non è la stessa cosa eleggerlo a maggioranza assoluta ma non relativa. E come vi è un effetto traino sulle elezioni delle Camere perché a seconda di come è congegnata questo traino può essere abnorme. Sui poteri invece il testo è contradditorio perché la Lega ha imposto delle norme incoerenti col modello. Ad esempio se il Premier perde sulla fiducia, caso probabile vista la quantità di volte in cui si mette, gli può subentrare un secondo Premier non eletto che però sarebbe insostituibile. E’ anche incoerente prevedere che si possa chiedere la revoca dei ministri dopo aver ottenuto la fiducia sull’intero Governo. Insomma il punto chiave non è lo squilibrio, ma l’incoerenza.  

    Molto discussa è infine la norma cosiddetta antiribaltone: attraverso una revisione di fatto dell’art.94, si afferma che, qualora il governo dovesse cadere, l’incarico di formarne uno nuovo spetterebbe ad un parlamentare “in collegamento al Presidente eletto”: quali potrebbero essere quindi le conseguenze, nel caso di una possibile applicazione di questo principio?

    Calderoli e Salvini hanno imposto questa sorta di diritto all’imboscata per poter abbattere il Premier eletto senza dover passare dal voto. Il secondo Premier dovrebbe sì essere interno alla maggioranza che ha vinto ma poi potrebbe crearsene una sua. Insomma per combattere il trasformismo che può star dietro a Governi tecnici si è creato un trasformismo politico a favore delle minoranze della maggioranza.

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