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    L’intervista all’On. Brando Benifei

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    È oggi nostro ospite l’On. Brando Benifei, capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo. Al secondo mandato da europarlamentare, fa parte del Pd dalla sua fondazione. Nel corso della breve intervista sono stati toccati numerosi punti: il conflitto in Medio Oriente, l’IA Act, le prossime europee, la questione affitti e il tema immigrazione. 

    In queste settimane, come comprensibile, ogni nostra intervista inizia con la stessa domanda, quella sulla situazione in Medio Oriente. Il conflitto tra Israele e Palestina – d’immensa complessità per storia e situazione attuale – ha generato un dibattito da stadio, permeato da una spesso banalizzante e irragionevole polarizzazione. Come si pone rispetto a quest’ultima? 

    Quasi sempre le polarizzazioni servono a motivare le proprie tifoserie e non a raggiungere una soluzione. Israele ha il diritto di difendersi e di neutralizzare la capacità offensiva dei terroristi di Hamas, ma è chiaro che non si può consentire un “diritto alla vendetta” contrario al diritto internazionale: a Gaza, infatti, è in corso una vera catastrofe umanitaria su cui non si può restare in silenzio, un massacro di civili inaccettabile.

    Gli alleati di Hamas vogliono proprio alimentare una spirale di violenza, mentre serve maggiore determinazione da parte della comunità internazionale per creare le condizioni per una soluzione diplomatica di lungo respiro che dia giustizia al popolo palestinese – ponendo fine all’occupazione in Cisgiordania e impegnando davvero la comunità internazionale per la costituzione di uno Stato palestinese libero – e sicurezza ad Israele, con la salvezza degli ostaggi e il riconoscimento del diritto di esistere dello Stato ebraico. Purtroppo gli interlocutori non sempre sembrano essere pronti, ma quella è la giusta direzione e anche l’Europa deve fare la propria parte.

    Passando alla questione “Intelligenza Artificiale”, il 9 dicembre Commissione, Consiglio e Parlamento europeo hanno approvato l’IA Act. Si tratta del primo regolamento al mondo in materia: cosa rappresenterà e perché è così importante una regolamentazione quanto più efficace possibile?

    È fondamentale che progressi così rapidi e importanti come quelli dovuti all’intelligenza artificiale si realizzino in una cornice di regole e tutele per i cittadini. Contesto chi vuole frenare l’innovazione, ma questa non può neanche avvenire fuori da una cornice di valori e di paletti precisi per gli utilizzi consentiti. Tra le novità più rilevanti, si renderanno riconoscibili i contenuti creati con software di IA, si circoscriverà la possibilità di acquisire e sfruttare determinati dati, si individuano divieti generali per poi stabilire una graduazione degli obblighi e delle responsabilità sulla base del livello di rischio di incorrere in una lesione di diritti. Si tratta di una materia incandescente e in continua evoluzione: per questa ragione abbiamo costruito un sistema di governance, che dovrà tenere assieme sviluppo e flessibilità nelle tutele.

    Le votazioni finali sul testo avverranno fra marzo e l’inizio di aprile e poi l’AI Act diventerà un regolamento europeo approvato.

    Le prossime elezioni europee sono ormai alle porte. Sono anni che le forze di stampo europeista, in contrasto con un dilagante nazionalismo, si battono per la cancellazione del diritto di veto: quanto crede che manchi per la revisione dei Trattati che sanciscono il voto all’unanimità? Per quanto ancora le prerogative di alcuni Stati ostacoleranno l’evoluzione della comunità europea nel suo insieme?

    In una fase storica di grandi cambiamenti l’Unione europea non può pensare di rimanere ancorata a uno status quo ormai anacronistico. Purtroppo constatiamo come la destra italiana ed europea, sempre pronta ad accusare l’Europa di immobilismo, abbia sempre sostenuto la necessità di mantenere il diritto di veto in Consiglio – meccanismo che blocca le decisioni in campi essenziali dell’azione dell’Unione – e abbia bocciato lo strumento del referendum europeo, sconfessando la loro retorica sulla valorizzazione della volontà popolare. La nuova legislatura dovrà riformare le istituzioni UE e ampliare le sue competenze in materie chiavi quali le politiche ambientali ed energetiche, la salute, la tutela dello stato di diritto e le politiche sociali: le prossime elezioni saranno tra chi vuole la costruzione di un’Unione Europea più forte e più democratica oltre che con maggiore attenzione al lavoro e alle tutele sociali, e la destra, che pensa in maniera ingenua e fuori dalla realtà che l’interesse nazionale si persegua scontrandosi con il diritto e con gli altri Stati europei, in un mondo invece sempre più multipolare.

    Tra i molteplici ruoli ricoperti, è stato nominato Relatore “ombra” del Regolamento sulla raccolta e sulla condivisione dei dati relativi ai servizi di affitto di alloggi a breve termine. Ha, dunque, avuto modo di approfondire un aspetto direttamente connesso alla vita dei giovani in Europa: in che modo si può efficacemente intervenire sulla questione?

    Sì, come relatore per il Gruppo dei Socialisti e Democratici, sono contento del risultato raggiunto, perché le priorità espresse attraverso la posizione approvata del Parlamento a settembre sono state tutte confermate. Questo Regolamento permetterà finalmente di avere dati fondamentali per realizzare politiche efficaci sugli affitti brevi nelle nostre città oltre ad aiutare enormemente nel contrasto agli abusi e all’evasione fiscale, consentendo alle autorità competenti di agire in caso di irregolarità. Gli host riceveranno gratuitamente un numero di registrazione, che sarà necessario per poter affittare il proprio immobile, mentre le piattaforme online dovranno compiere tutti gli sforzi ragionevoli per assicurare che le informazioni fornite dagli host siano affidabili e complete. In questo modo le autorità locali, regionali e nazionali avranno importanti informazioni per fare le scelte giuste sulle politiche abitative, auspicabilmente per aiutare chi è più in difficoltà. 

    Passando al tema immigrazione, ha spesso accusato l’attuale governo di populismo e scarsa serietà nella gestione dei flussi migratori. Rinviene nei governi precedenti approcci meritevoli di essere ripresi? Come ovvio, in termini di modus operandi e con un’opportuna valutazione dello specifico contesto attuale.

    Ho trovato scandaloso l’ultimo tentativo da parte del governo Meloni di esternalizzare la gestione dei migranti fuori dal territorio UE con questo protocollo Italia-Albania, che presenta gravi criticità in merito alla violazione di norme europee e internazionali che impongono lo sbarco in un porto sicuro più vicino, il diritto a chiedere protezione internazionale e le garanzie a tutela della libertà personale. Intanto ci ha pensato la Corte costituzionale albanese a sospendere la ratifica! Per quanto riguarda il modus operandi, governi precedenti cercavano di portare a casa risultati in collaborazione con gli altri Paesi europei: oggi la destra pensa di ottenere qualcosa con toni aggressivi e la patetica rivendicazione dell’orgoglio italiano, non riuscendo a ottenere nessun risultato. Purtroppo anche l’ultimo accordo sulla riforma delle norme europee sull’asilo non prevede un vero sistema di ricollocazioni obbligatorie, ma permette agli Stati membri di sfuggire ai loro doveri di solidarietà pagando qualche soldo. Servirebbe uno sforzo creativo che mettesse insieme un gruppo di Paesi volenterosi per fare una proprio politica sull’immigrazione aggiuntiva a quella comunitaria, si può fare e per l’Italia sarebbe importante, ma questo esecutivo manca di ambizione nel perseguire obiettivi comuni nel contesto europeo.

    A cura di

    Valerio Antoniotti

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