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    L’omicidio di Giulia Cecchettin, cosa rischia Filippo Turetta?

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    l’11 novembre un ennesimo caso di femminicidio ha scosso di nuovo l’Italia. Giulia Cecchettin, ragazza di 22 anni è stata violentemente uccisa dal fidanzato Filippo Turetta. Il giudice ha contestato all’autore il delitto di omicidio volontario e sequestro di persona, ha disposto altresì la custodia cautelare in carcere data la sua pericolosità sociale e il pericolo di fuga. Ma cosa è il delitto di omicidio volontario? Chi sono PM e il giudice delle indagini preliminari? Cos’è l’estradizione di cui si è parlato nei telegiornali? E perché non possiamo parlare di reato di femminicidio? Cosa rischia concretamente Filippo Turetta?

    Innanzitutto partiamo dalla definizione del codice penale di omicidio doloso. “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno” art. 575 c.p. Il delitto di omicidio doloso qui menzionato, segue lo schema del reato a forma libera nel senso che la condotta consiste nel cagionare, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi modo, la morte di una persona tenendo conto del nesso causale che intercorre tra l’azione aggressiva e l’evento-morte. La norma non definisce specificamente il soggetto attivo, difatti l’articolo si apre con il pronome indefinito “chiunque”. Il soggetto passivo, in questa forma di delitto, coincide con l’oggetto materiale inteso quale corpo umano su cui ricade l’azione delittuosa. Secondo una tesi più accreditata offerta dalla dottrina, l’evento-morte coincide con l’irreversibilità di tutte le funzione dell’encefalo, detta appunto morte cerebrale, diversa dalla sola cessazione dell’attività respiratoria o cardiocircolatoria. L’elemento soggettivo dell’omicidio volontario è solo ed esclusivamente il dolo ovvero quando l’autore dell’omicidio agisce con coscienza ed intenzionalità. L’articolo 577 del codice penale, che ha ormai sostituito la pena di morte con l’ergastolo, determina le aggravanti dell’omicidio doloso e difatti, spiega l’articolo, si applica la pena dell’ergastolo se il fatto è commesso:

    1. Contro l’ascendente o il discendente anche per effetto di adozione di minorenne o contro il coniuge, anche legalmente separato, contro altra parte dell’unione civile o contro la persona stabilmente convivente con il colpevole o ad esso legata da relazione affettiva,
    2. Con mezzo di sostanze venefiche, ovvero altro mezzo insidioso
    3. Con premeditazione 
    4. Con concorso di taluna delle circostanze indicate nei numero 1 e 4 dell’articolo 61 ( aver agito per motivi futili o abietti, l’aver adoperato sevizie o aver agito con crudeltà verso le persone).

    Il lettore volga ora l’attenzione verso il numero 3 dell’articolo 577 ossia verso l’aggravante della premeditazione. Cosa è e perché è da ricordare? Si può definire come forma di dolo proposito che richiede un ampio lasso di tempo tra l’ideazione del delitto e la sua attuazione tramite un piano ben congegnato dal reo al fine di cagionare la morte della persona. Nel caso di specie Filippo Turetta, secondo la ricostruzione del fatto storico avanzata dai PM, avrebbe comprato uno scotch qualche giorno prima dell’uccisione della ragazza con il quale avrebbe poi coperto la bocca della vittima impedendole di urlare. I PM tuttavia potrebbero presentare nuove accuse a carico di Filippo Turetta come l’occultamento di cadavere.

    IL PM E IL GIP

    Nell’ordinamento processualpenalistico italiano il PM è un organo costituzionale (articolo 112 Costituzione) e indipendente che rappresenta la parte pubblica e l’accusa nel processo penale, a cui viene affidato il compito di esercitare l’azione penale ossia la formulazione al giudice dell’imputazione a carico dell’imputato. Esso ha funzioni investigative che li esercita insieme alla polizia giudiziaria al fine di individuare la cosiddetta notitia criminis. All’esito delle indagini preliminari il Pm sceglierà, secondo le prove acquisite, se esercitare l’azionale penale o la richiesta di archiviazione. Si legge nel comma 1 dell’articolo 328 del codice di procedura penale che sulle richieste del pubblico ministero, delle parti private e della persona offesa dal reato, provvede il giudice per le indagini preliminari o GIP. È un organo monocratico estraneo ai fatti, competente ad accogliere o rigettare la richiesta di archiviazione avanzata dal Pm essendo indispensabile un vaglio del gip per l’operato del pubblico ministero e competente altresì ad autorizzare la convalida dei mezzi di ricerca della prova delle intercettazioni ed è figura preposta a garantire la legalità delle indagini preliminari.

    L’ESTRADIZIONE DI FILIPPO TURETTA DALLA GERMANIA.

    L’estradizione rappresenta il classico strumento di cooperazione internazionale con il quale uno Stato chiede la consegna di una persona indiziata di delitto allo Stato in cui essa stessa si trova in virtù del principio della doppia incriminazione. Nel caso di specie si parla di estradizione attiva e l’iniziativa è di competenza del Procuratore Generale presso la Corte di appello territorialmente competente. Il Procuratore Generale presenta quindi la domanda correlata di atti e documenti che sostengono l’accusa. A semplificare la procedura di consegna della persona è anche il ruolo dell’Unione europea nella estradizione grazie al cosiddetto mandato d’arresto europeo ossia un procedimento giudiziario semplificato di consegna ai fini dell’esercizio dell’azione penale. Grazie a questo strumento di vitale importanza, Filippo Turetta è stato arrestato in Germania e consegnato alle autorità italiane. 

    PERCHE’ NON POSSIAMO PARLARE DI REATO DI FEMMINICIDIO? O PREVEDERE UNA AGGRAVANTE?

    Con il termine Femminicidio indichiamo l’omicidio di una donna “colpevole” semplicemente di essere tale o almeno così l’opinione pubblica afferma, ma in realtà il femminicidio rientra pur sempre nelle modalità di omicidio previste dall’articolo 575 del codice penale che tutela il bene giudice della vita umana sia per le donne sia per gli uomini, senza quindi fare discriminazione di genere (sarebbe incostituzionale prevedere una aggravante di femminicidio o elevarlo a reato autonomo per palese contrasto con il principio di uguaglianza affermato dall’articolo 3 della Costituzione).  Il lettore sarà quindi consapevole, dopo aver letto l’articolo 575, che Filippo Turetta rischia una pena NON inferiore ad anni 21 di reclusione (senza contare le aggravanti). Il caso in esame, come ci suggerisce l’articolo 576 e seguente, dimostra in realtà che il reo potrebbe rischiare più anni di reclusione, se non l’ergastolo, da quelli previsti dall’articolo 575 in previsione delle aggravanti da lui commesse. Basterebbe pertanto una sola aggravante (come per esempio l’omicidio commesso da una persona legata da relazione affettiva, la premeditazione, l’aver provocato sevizie o l’aver agito con crudeltà o con stalking) per vedersi la reclusione di 21 anni aumentare fino alla pena massima dell’ergastolo. 

    Il PM ha tuttavia contestato anche un duplice reato a carico di Filippo Turetta: sequestro di persona e omicidio aggravato. Se tale contestazione fosse accettata, il reo rischierebbe una pena più grave di quella del solo ergastolo prevedendo anche l’isolamento diurno per un periodo di tempo determinato.

    Insomma è tutto ancora incerto, sarà una sentenza a determinare le sorti di Filippo Turetta.

    A cura di Saif Jelassi.

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