Dal 2024 è in atto una corsa eccezionale dei prezzi dei metalli preziosi, in particolar modo oro e argento, che hanno raggiunto vette impensabili fino a pochi anni fa.
I capitali globali si stanno indirizzando verso l’unico porto sicuro che non ha mai tradito, neppure in contesti geopolitici ed economici turbolenti capaci di mettere in difficoltà il mondo crypto.
Il ruolo storico dei metalli preziosi
L’oro non è solo una lega metallica: è da secoli simbolo di valore, moneta e riserva ultima di ricchezza. Ha rivestito un ruolo fondamentale nell’economia nel XIX secolo, tanto da diventarne elemento nevralgico nel gold standard (nel quale il tasso di cambio tra le valute era fisso rispetto al cambio con l’oro).
Anche dopo l’abbandono ufficiale del sistema a cambi fisso, l’oro è rimasto un riferimento per investitori, banche centrali e governi, soprattutto nei momenti in cui le certezze finanziarie vacillano. A tal proposito ricordiamo le ingentissime quantità di oro che le banche centrali oggi detengono come riserva in caso di crisi. L’Italia in questo quadro è terza al mondo per riserve auree (circa 2.500 tonnellate), dietro solo a Germania e Stati Uniti.
L’argento condivide questa funzione “rifugio” con loro, ma ad essa vi somma una componente più funzionale/industriale significativa: la sua domanda deriva non solo dalla conservazione di valore, ma anche da applicazioni in settori come l’elettronica, le energie rinnovabili e la produzione di veicoli elettrici. Lo switch verso le fonti rinnovabili e la mobilità elettrica ne ha incrementato la domanda, con conseguenze immediate sul prezzo.
I mercati in cui questi metalli si scambiano riflettono questa duplice natura. I prezzi si formano sia nei mercati fisici (spot) sia nei mercati dei futures e derivati, dove gli operatori scommettono su aspettative di prezzo future. Negli ultimi anni si è rafforzata anche la partecipazione tramite ETF (Exchange Traded Funds) e strumenti finanziari collegati che facilitano l’ingresso di investitori istituzionali e retail. In questi ultimi casi l’obiettivo è quello di acquistare quote di fondo il cui valore replica -più o meno passivamente- l’andamento dei metalli in borsa.
Il biennio d’oro 2024-2025
Negli ultimi 2 anni oro e argento hanno vissuto una fase di crescita esponenziale più che raddoppiando il loro valore: l’oro è passato dai 1900 euro circa l’oncia agli attuali 4.400; un singolo grammo d’oro 24 carati equivalente a circa 60 euro ad inizio 2024 oggi viene scambiato sopra i 140 euro. L’argento, dal canto suo, ha spesso superato le performance dell’oro grazie alla sua duplice natura: rifugio e materia prima industriale.
Più che per una semplice bolla speculativa, il picco raggiunto può essere letto come la convergenza di diversi driver economici e politici. In primis vi è l’incertezza geopolitica, che si traduce in una ricerca costante di un “asset rifugio”, una cassaforte per il capitale, il cui valore non dipende da una promessa di pagamento come avviene per azioni/obbligazione ma dal suo valore intrinseco; aspettative di tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve: con un successivo calo dei rendimenti reali dei Treasury americani e l’indebolimento del dollaro USA gli investitori cercano asset alternativi (tra cui azioni ed oro a seconda della tipologia di investimento desiderato).
In un contesto di tassi reali bassi o persino negativi, detenere oro diventa più attraente rispetto ad altri strumenti finanziari più volatili e rischiosi. Questo fenomeno ha contribuito in modo significativo ai forti flussi verso il mercato dei metalli preziosi.
L’argento, inoltre, ha beneficiato di una dinamica di offerta fisica più tesa, che si scontra con una produzione che non riesce a stare al passo della domanda. In entrambi i casi il prezzo “si inflaziona” per la domanda.
Qual è il ruolo del dollaro
Un’altra causa è da ricercare, come già accennato, nello scacchiere geopolitico mondiale e nel ruolo del dollaro come asset strategico di riserva. Paesi come Cina e India – ed altri stati emergenti – hanno aumentato in modo strutturale le loro riserve auree come parte di una strategia di diversificazione a svantaggio proprio del dollaro.
Nello specifico, le due più grandi economie dell’Asia continentale hanno sostanzialmente dimezzato la loro esposizione verso il debito americano negli ultimi anni (si è passati dai 1300 miliardi ai 700 per la Cina). Questo comportamento, che riflette indubbiamente una reazione rispetto alla nuova postura internazionale assunta dalla Casa Bianca, ha contribuito al rialzo dei prezzi dell’oro su livelli superiori alla mera speculazione.
Basti pensare che in seguito agli acquisti di oro da parte delle banche centrali globali tra il 2024 ed il 2025 il valore delle riserve auree detenuto da queste ultime ha superato quello delle riserve in dollari.
La recente correzione: riflessioni sul mercato
Dopo mesi di crescita quasi ininterrotta, all’inizio del 2026 i prezzi hanno iniziato a mostrare segnali di correzione. Le notizie macro che provengono da oltreoceano, come dati robusti sul mercato del lavoro statunitense (disoccupazione al di sotto delle attese e numero di posti creati leggermente al di sopra), hanno ridotto le aspettative di tagli immediati dei tassi, rafforzato il dollaro, generando pressione ribassista sui prezzi dell’oro e dell’argento per un meccanismo opposto a quanto illustrato poc’anzi.
Questa fase di correzione tecnica non indica necessariamente una fine definitiva del trend rialzista, piuttosto una fase di consolidamento dopo un periodo di crescita quasi ininterrotta. La volatilità rimane elevata, in particolare nel mercato dell’argento, con oscillazioni giornaliere ampie.
Inoltre, la forte presenza di istituzioni finanziarie e banche centrali nei mercati di oro e argento li rende parte strutturale di strategie di copertura e preservazione del capitale. In questo contesto una Fed più accomodante, con tagli ai tassi di interesse americani, porterebbe ad un’ulteriore svalutazione del dollaro, provocando ancor più quello shift già citato in precedenza con istituzioni, banche centrali ed investitori verso una dedollarizzazione (anche) in favore dell’oro.
Prospettive future
In definitiva, la corsa di oro e argento rappresenta il ritorno alla ricerca di una sicurezza concreta in un’epoca di profonda incertezza. Per anni si è ipotizzato che il fenomeno delle criptovalute, molto in ascesa nei primi anni dell’attuale decade, potesse mettere in secondo piano i metalli preziosi.
Tuttavia, le recenti cronache raccontano una realtà diversa: un Bitcoin fragile che ha perso oltre il 40% del suo valore, nel mentre oro e argento raggiungono i massimi della propria quotazione e son sempre più un barometro di rischio globale.
Quando la fiducia negli asset immateriali vacilla, gli investitori tornano a guardare a ciò che è tangibile. Il primato dell’oro, dunque, non è un vecchio baluardo del passato, ma una bussola fondamentale per navigare nelle future dinamiche economiche mondiali.
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