Giovedì 29 gennaio, l’Unione europea ha formalmente raggiunto un’intesa per inserire i Pasdaran, meglio noti come Guardiani della Rivoluzione iraniana, nella lista dei gruppi terroristici.
La notizia è stata riferita tramite un post diffuso su X dall’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, che parla di un “passo decisivo”. “La repressione non può restare senza risposta […] Ogni regime che uccide migliaia di propri cittadini sta lavorando verso la propria rovina”.
Sul tema interviene anche la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che commenta: ‘terrorista’ è proprio come si definisce un regime che schiaccia le proteste del proprio popolo con il sangue. L’Europa è al fianco del popolo iraniano nella loro coraggiosa lotta per la libertà”.
La spinta italiana
Nel nostro Paese, la volontà di procedere in tale senso era stata anticipata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Dal canto suo, Tehran aveva reagito con ostilità, tant’è vero che le autorità iraniane hanno deciso di convocare l’ambasciatrice italiana, Paola Amadei, come segno di protesta, definendo “irresponsabili” le posizioni assunte.
Le sanzioni
Nella stessa giornata, l’Unione europea ha anche adottato nuove sanzioni contro l’Iran. Nella lista delle misure restrittive, che includono il divieto di ingresso nel territorio europeo e il congelamento dei beni – figurano 21 soggetti, distinti tra singoli individui ed entità, coinvolti nella violenta repressione delle proteste nel Paese, oltre che 10 soggetti legati alla fornitura di armi da parte di Teheran alla Russia per la guerra contro l’Ucraina.
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