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    L’UE in guerra contro il mercato automobilistico cinese

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    La crescita dell’industria automobilistica in Cina non conosce paragoni a livello mondiale, con ripercussioni che potrebbero presto vedersi anche in Europa, dove l’arrivo di numerosi nuovi modelli di auto elettriche dal gigante economico asiatico sta già facendo tremare le maggiori case del vecchio continente. 

    Nei primi sette mesi del 2023 in Europa sono state vendute 189.000 auto cinesi, pari al 2,8% di tutte le vendite di auto. Ma le auto cinesi a batteria pura rappresentano quasi l’8% delle vendite, stima l’azienda di consulenza Schmidt Automotive Research. Queste vendite sono triplicate negli ultimi due anni, guidate in particolare da Polestar e mg. La banca svizzera Ubs ha addirittura stimatp che la quota cinese di tutte le auto vendute in Europa potrebbe raggiungere il 20% entro il 2030

    Sospettando un comportamento scorretto delle autorità nazionali cinesi nel finanziamento diretto delle loro principali aziende, il 13 settembre scorso  la Commissione europea ha annunciato una “indagine anti-sovvenzioni” sulle case automobilistiche cinesi. “I mercati globali sono ora inondati di auto elettriche cinesi più economiche. E il loro prezzo è mantenuto artificialmente basso da enormi sussidi statali”, ha affermato la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso annuale sullo stato dell’Unione. “Questo sta distorcendo il nostro mercato”.

    I costruttori che verranno giudicati colpevoli di concorrenza sleale potrebbero quindi essere colpiti da tariffe ben superiori al 10% attualmente imposto sulle importazioni cinesi. L’avanzamento della Cina è infatti in parte il risultato del desiderio del suo governo di creare una forza globale nel settore automobilistico. Il rallentamento delle vendite interne a causa dell’indebolimento dell’economia e la grande capacità inutilizzata hanno incoraggiato i produttori cinesi a guardare all’estero. Con il mercato americano protetto da tariffe più pesanti e sussidi a favore delle case automobilistiche nazionali, stanno invece guardando all’Europa. I modelli cinesi sono d’altronde più compatti e adatti ai gusti europei.

    Segnalata a giugno come una richiesta chiave da Parigi, la mossa contro la Cina ha deliziato i ministri francesi e tedeschi.Accolgo con favore l’indagine“, ha detto a Berlino il ministro dell’Economia Bruno Le Maire. “Se questi sussidi non rispettano le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, l’Europa deve essere in grado di reagire.” Anche il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha accolto favorevolmente la decisione. “Si tratta di concorrenza sleale. Non si tratta di tenere le auto ad alte prestazioni e a basso costo fuori dal mercato europeo; si tratta di vedere se ci sono sussidi nascosti, diretti o indiretti che creano un vantaggio competitivo sleale.” 

    La Cina non ha ancora commentato, mala Camera di commercio cinese presso l’UE ha postato su X (ex Twitter) per esprimere la sua “forte preoccupazione e opposizione” all’indagine. 

    Indubbiamente, le case automobilistiche cinesi hanno beneficiato per anni della generosità del governo, come i prestiti a basso costo. Eppure, far rispettare le regole imposte dalle autorità europee e dimostrare la fondatezza delle accuse mosse sarà molto complicato. Di più, le lamentele di un’industria europea che da tempo dipende da ogni tipo di sostegno statale suonano ipocrite alla maggior parte degli esperti del settore. Come nota Ubs, il vantaggio in termini di costo delle autovetture – mediamente il 25% inferiore rispetto ai mezzi europei – dipende maggiormente dell’elevata integrazione verticale delle aziende cinesi e dal basso costo del lavoro che delle sovvenzioni governative.

    A cura di

    Lorenzo Minio Paluello

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