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    Mercosur e UE: il nodo del libero scambio che divide l’Europa

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    L’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur, il mercato comune che raggruppa Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, è tornato al centro del dibattito politico e commerciale europeo dopo decenni di trattative. 

    Pur essendo considerato uno degli accordi commerciali più ambiziosi e potenzialmente benefici per entrambe le regioni globali, rimane fortemente controverso: sostenuto con decisione da una parte dell’esecutivo europeo, ha incontrato una resistenza significativa all’interno del Parlamento europeo e ha scatenato massicce proteste tra gli agricoltori dell’UE. 

    Cos’è il Mercosur e perché è importante l’accordo

    Il Mercosur, acronimo dello spagnolo Mercado Comun del Sur, è un blocco economico sudamericano nato negli anni ’90, con l’obiettivo di promuovere l’integrazione commerciale tra i suoi membri e di costruire una zona di libero scambio regionale. 

    Con oltre 700 milioni di consumatori, il Mercosur rappresenta un partner strategico per l’UE non solo per le dimensioni del mercato, ma anche per l’accesso a risorse e beni complementari alle economie europee. L’accordo con l’Unione europea mira formalmente ad eliminare gradualmente oltre il 90% dei dazi doganali tra UE e Mercosur, facilitare l’accesso reciproco ai mercati per beni industriali, agricoli e servizi, creare un quadro stabile di cooperazione economica e politica e rafforzare legami commerciali strategici per competere con altre potenze globali, come Cina e Stati Uniti. 

    L’accordo, atteso da oltre 25 anni di negoziati, è stato formalmente firmato nel gennaio 2026 e l’entrata in vigore era attesa già per i primi mesi di quest’anno.

    Perché l’esecutivo europeo sostiene l’accordo

    La Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha sostenuto con fermezza l’accordo Mercosur per una serie di ragioni strategiche. In primo luogo, l’intesa rappresenterebbe uno strumento di diversificazione dei partner commerciali, fondamentale in un contesto caratterizzato da crescente instabilità delle catene globali del valore

    Rafforzare i legami con regioni emergenti come il Mercosur permetterebbe all’UE di ridurre la dipendenza da mercati tradizionali, come Cina e Stati Uniti. Dal punto di vista economico, la Commissione stima che l’accordo possa contribuire alla crescita del PIL europeo, favorire l’incremento delle esportazioni e generare nuove opportunità occupazionali, estendendo i benefici anche ai settori tecnologici e dei servizi. 

    Particolare attenzione viene rivolta alle esportazioni di beni ad alto valore aggiunto, come i prodotti dell’automotive, della meccanica e dell’agroalimentare di qualità, che beneficerebbero della riduzione dei dazi, migliorando la competitività delle imprese europee sui mercati internazionali. 

    L’accordo ha anche una dimensione geopolitica significativa: in un contesto globale caratterizzato da tensioni commerciali, instaurare un partenariato stabile con il Mercosur rafforza il ruolo dell’UE come attore globale autorevole, capace di costruire alleanze alternative e di consolidare la propria influenza commerciale. 

    Sul fronte della sostenibilità, l’intesa incorpora dichiarazioni di principio relative ad ambiente, diritti umani e rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima. La Commissione europea sottolinea come questi impegni, pur non vincolanti a livello giuridico, dimostrino che un accordo strutturato può coniugare apertura commerciale e valori europei, senza comprometterne gli standard.

    Il Parlamento europeo blocca il trattato

    Nonostante il sostegno della Commissione europea e di numerosi Stati membri, il Parlamento europeo ha deciso di sospendere la ratifica dell’accordo Mercosur, rinviandolo alla Corte di giustizia dell’Unione Europea

    L’Eurocamera ha infatti approvato con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astenuti, la richiesta presentata dagli eurodeputati di Sinistra, Verdi e parte dei Liberali di sottoporre l’accordo ad un esame legale approfondito. Il voto in aula non ha respinto l’intesa in modo definitivo, ma ne ha rallentato il processo di entrata in vigore. 

    Tra le motivazioni alla base di questa decisione emergono preoccupazioni di natura legale, legate alla compatibilità dell’accordo con le norme già vigenti nell’UE e al rischio che alcune disposizioni possano limitare la capacità legislativa europea. A queste si aggiungono dubbi sulla tutela ambientale, con molti parlamentari che ritengono le misure previste insufficienti per affrontare temi critici come la protezione della foresta amazzonica e il rispetto degli impegni climatici, soprattutto perché molte dichiarazioni generiche sulla sostenibilità non sono tradotte in obblighi vincolanti. 

    Infine, il Parlamento ha evidenziato il rischio di compromettere gli standard europei in materia di sicurezza alimentare, ambiente e diritti dei lavoratori, soprattutto in relazione alle importazioni provenienti da Paesi con normative meno rigorose. In questo contesto, l’Europarlamento si conferma un attore centrale nel processo decisionale, capace di condizionare significativamente l’entrata in vigore dell’accordo e di garantire che eventuali intese commerciali non mettano a rischio norme, valori e diritti consolidati all’interno dell’Unione.

    Le ragioni delle proteste degli agricoltori europei

    Una delle spinte più forti contro l’accordo Mercosur è venuta dalle rappresentanze del settore agricolo europeo. Negli ultimi mesi, migliaia di agricoltori in diverse capitali dell’UE hanno manifestato con trattori e blocchi stradali per esprimere il loro dissenso.

    Gli agricoltori temono principalmente che l’intesa apra il mercato europeo a grandi volumi di prodotti agricoli a basso costo provenienti da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, tra cui carne bovina, zucchero, riso, soia e pollame. 

    In questi Paesi, tali prodotti sono spesso realizzati con costi più bassi e standard regolatori differenti rispetto a quelli europei, creando un rischio percepito di concorrenza sleale per i produttori comunitari. In particolare, l’attesa introduzione di circa 99.000 tonnellate di carne bovina sudamericana a dazi fortemente ridotti è stata indicata come una minaccia significativa, soprattutto per economie agricole come quella irlandese, fortemente dipendenti dal settore zootecnico

    Il timore di standard di produzione meno rigorosi e compromissione della sovranità alimentare

    Oltre alla questione dei prezzi, gli agricoltori contestano che i prodotti importati possano essere realizzati secondo standard meno rigorosi in materia di ambiente, sicurezza alimentare e uso di pesticidi, riducendo così la competitività dei prodotti europei e rischiando di danneggiare la reputazione delle filiere locali.

    Vi è poi la preoccupazione di un effetto domino sulla Politica agricola comune (PAC): molte organizzazioni agricole ritengono che la liberalizzazione del commercio possa compromettere la sovranità alimentare europea e indebolire strumenti fondamentali per la stabilità economica delle campagne. 

    Le manifestazioni si sono susseguite in diversi Stati membri, tra cui Francia, Polonia, Irlanda, Italia e Belgio, con blocchi di strade e piazze per chiedere al Governo e ai rappresentanti europei di opporsi o riformare l’accordo.

    Pur non essendo omogenee né univoche, queste mobilitazioni evidenziano una diffusa sfiducia verso strumenti di apertura commerciale percepiti come potenzialmente dannosi per l’agricoltura locale e per la tenuta economica delle comunità rurali europee, confermando la centralità del settore agricolo nel dibattito sulla ratifica del Mercosur.

    Un equilibrio complesso tra opportunità e rischi

    Il caso Mercosur rappresenta una delle questioni commerciali più complesse affrontate dall’Unione europea negli ultimi anni. Da un lato, l’accordo promette benefici economici e geopolitici significativi, ponendo l’UE in una posizione di maggiore influenza globale e apertura commerciale. 

    Dall’altro, la sua ratifica solleva preoccupazioni profonde su standard, tutela dei produttori e impatti sociali ed economici nei settori vulnerabili. La sfida politica ora è trovare un equilibrio che tenga conto tanto delle esigenze di competitività internazionale quanto della sostenibilità delle filiere agricole europee, senza trascurare gli obiettivi ambientali e sociali che l’UE stessa si è impegnata a perseguire.

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