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    Nuove regole per le campagne online dei Partiti Politici

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    In tutta Europa, esistono norme rigide che regolano il modo in cui operano i media tradizionali durante il periodo elettorale. Ciò nonostante, esistono pochissime leggi che inquadrano quel che le società di social media possono o non posso fare in tempi di elezioni.

    Questo è un problema sempre maggiore dato che i partiti politici dedicano sempre più risorse e personale specializzato nella gestione di contenuti e campagne su nuove piattaforme di informazione. Siccome la proporzione di persone che fruiscono delle notizie online non cessa di aumentare, i social media rappresentano una minaccia crescente allo svolgimento di elezioni giuste e trasparenti.

    Per questo motivo, la Commissione Europea intende introdurre regolamenti per la pubblicità politica che si applicheranno in tutti i paesi dell’Unione. 

    Le campagne pubblicitarie sui social 

    Le grandi società di social media sono aziende a scopo di lucro che offrono servizi di marketing ad altre aziende o organizzazioni che desiderano indirizzare la pubblicità verso gli utenti della rete che meglio si adattano ai loro prodotti.

    Per facilitare questo ‘matching’, i social media raccolgono e archiviano dati comportamentali sulle nostre attività: su cosa clicchiamo, cosa ci spinge a premere il pulsante Mi piace, i commenti che lasciamo. Si propone poi un sistema interno di intelligenza artificiale, che opera in tempo reale, per mettere in competizione le campagne pubblicitarie in funzione di quanto sono disposte a pagare per inserire un annuncio. Questo modello creativo è stato originariamente concepito da Google e ha cambiato radicalmente il mondo del marketing: è stato descritto come capitalismo di sorveglianza.

    Eppure, se questo sistema può essere concepito nella sfera commerciale, l’utilizzo di tali informazioni nel contesto di una campagna elettorale è molto più discutibile. Le preoccupazioni si sono difatti moltiplicate a partire dall’uso del marketing personalizzato nel corso della campagna per il referendum sulla Brexit del 2016 e nelle elezioni presidenziali statunitensi dello stesso anno.

    Lo scandalo Cambdrige Analytica 

    Il Times era stato il primo giornale a sollevare dubbi sull’operato di una società britannica che, fin dal 2014, aveva elaborato un processo tecnologico per raccogliere importanti moli di dati su milioni di profili Facebook e poter poi indirizzare loro contenuti politici costruiti su misura. 

    Poi, a seguito delle sorprendenti vittorie del SI alla Brexit e di Donal Trump negli Stati Uniti d’America, un’inchiesta aveva permesso di scoprire che numerosi dipendenti di Cambridge Analytica, nell’intento di monetizzare l’analisi dei profili psicologici di elettori americani, avevano sistematicamente trafugato i dati privati di decine di milioni di utenti, operando così la più grande frode sui dati nella storia di Facebook.

    La società – che si è scoperto aver collaborato attivamente alla campagna presidenziale di Donald Trump – è stata accusata di aver estratto in modo improprio i dati di milioni di utenti di Facebook per poi inviare comunicazioni mirate e fuorvianti con l’obiettivo di influenzare l’orientamento di voto.  Negli Stati Uniti, la Federal Trades Commission ha imposto una multa straordinaria di 5 miliardi di dollari (4,6 miliardi di euro) a Facebook per aver ingannato gli utenti e aver consentito la condivisione di profili con sviluppatori di app aziendali.

    Nel 2018, il CEO di Facebook Mark Zuckerberg ha dichiarato: “Ho lavorato per capire esattamente cosa è successo e come assicurarmi che ciò non accada di nuovo. Tuttavia, l’UE chiaramente non si accontenta dell’impegno di Facebook a non permettere che ciò accada di nuovo e prevede di adottare un approccio più pesante rispetto al passato.

    L’approccio europeo

    La Commissione europea sta elaborando un emendamento alle regole sul finanziamento dei partiti politici che vieterebbe ai gruppi politici di trarre profitto dalla raccolta di dati come come nel caso dello scandalo di Cambridge Analytica. 

    Come riportato dal Financial Times, le norme sono ancora in fase di definizione ma le sanzioni ammonterebbero probabilmente a circa il 5% del budget annuale di un partito politico. Secondo il FT, le sanzioni si applicheranno alle famiglie politiche europee che uniscono gruppi nazionali sotto bandiere europee come il Partito popolare europeo di centrodestra, i socialisti di centrosinistra e i conservatori e riformisti europei. La commissione non ha infatti il potere di sanzionare direttamente i partiti nazionali, il che limita concretamente l’efficacia della misura. 

    Una volta identificato un annuncio politico, la legislazione richiederà che sia chiaramente etichettato come relativo a una specifica elezione o referendum. Il nome dello sponsor dovrà essere chiaro così come l’importo speso per l’annuncio. La nuova legislazione europea mirerà a mettere tutti gli annunci politici in un archivio aperto, dove saranno aperti al controllo e alla regolamentazione pubblica.

    “Dobbiamo inquadrare il modo in cui funziona la campagna politica nel mondo online un pò come per l’offline”, ha detto al Financial Times Vera Jourova, commissaria europea alla Giustizia. “Gli elettori e i cittadini dovrebbero sempre sapere quando un contenuto fa parte di una campagna online, chi la gestisce, chi paga per essa e con quale obiettivo”.

    La Commissione europea vuole che questi regolamenti entrino in vigore prima delle elezioni europee del 2024.

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