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    Sanità ed Europee: l’intervista ad Alessio D’Amato

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    È oggi nostro ospite Alessio D’Amato, consigliere regionale del Lazio e candidato di Azione alle prossime Europee. Da sempre attento alla questione sanitaria nazionale, ha svolto un importante lavoro nel corso dell’emergenza Covid in qualità di Assessore alla Sanità e integrazione Socio-Sanitaria. Sostenuto dal centrosinistra alle ultime regionali del Lazio, pochi mesi dopo ha abbandonato il PD per approdare nel partito di Calenda, che a giugno punterà nuovamente su di lui: questa volta, come detto, per la tornata europea. 

    In un tentativo di ricostruzione dei passaggi che hanno preceduto la sua candidatura alle prossime europee, rileva sicuramente la corsa alla Presidenza della Regione Lazio nel 2023. Come giudica l’operato del Presidente Rocca fino a questo momento? 

    Deludente, perché l’amministrazione è ferma e i provvedimenti sono pochi. L’ingessamento della macchina amministrativa non può che farmi dare un giudizio ben al di sotto della sufficienza. 

    Nello specifico, cosa avrebbe fatto in maniera differente?

    Sicuramente avrei cercato di velocizzare tutto l’iter del PNRR e dei Fondi Strutturali Europei. Il Presidente Rocca ha un’occasione irripetibile, mai avuta da nessun presidente prima di lui, né di centrodestra, né di centrosinistra: è quella di avere a disposizione una quantità di risorse che sfiorano i 17 miliardi di euro tra fondi del PNRR e dei Fondi Strutturali Europei. Il fatto che si proceda così lentamente è sicuramente un elemento a suo sfavore ed è questa la mia principale critica. Dunque, in primis avrei sburocratizzato la macchina amministrativa; altro elemento importante, non avrei favorito questa gestione precaria delle aziende sanitarie. Ad oggi, infatti, il Lazio vive una situazione anomala a livello nazionale: gran parte delle aziende sanitarie sono commissariate, ossia prive di una piena governance. Il commissario, per sua natura, ricopre un ruolo transitorio e non si può ritenere ordinaria una situazione come quella del Lazio in questo momento. 

    Qualche mese dopo le regionali è stata ufficializzata la sua uscita dal Partito Democratico. Al momento dell’addio ha detto a proposito del suo approdo in Azione: “Non significa essere in contrapposizione, significa lavorare nel campo del centrosinistra ma rafforzando il profilo riformista“. Cosa risponde, però, a chi individua in Azione e nella sua strategia una fonte di indebolimento per il centrosinistra stesso sotto il punto di vista strettamente elettorale?

    Nessun indebolimento. Noi abbiamo bisogno di idee chiare, di riforme: basti pensare a quello che sta accadendo al Servizio Sanitario Nazionale. In questi giorni c’è stato un appello, di intellettuali, di Premi Nobel, di scienziati per chiedere ciò che si sta chiedendo da tanto tempo, ossia un giusto finanziamento del nostro sistema, al pari di quanto accade in Europa. Ciò che serve è una spinta riformista, in grado di coniugare le idee agli atti concreti e, soprattutto, di parlare di questioni che interessano la gran parte dei cittadini. Queste questioni sono quelle che chiamo le “3 S”: Sanità, Scuola, Sicurezza. Questi sono i tre temi che Azione porta in dote alla componente riformista e progressista di questo Paese. 

    Ho lottato contro il Covid e dopo aver fatto quello non mi spaventa più niente“. Questo è stato il mantra della sua scorsa campagna elettorale e, probabilmente, del suo futuro agire: crede che nello scenario politico attuale a mancare sia anzitutto il coraggio?

    Coraggio e concretezza, sono queste le cose che vedo mancare. Abbiamo affrontato la più grande emergenza sanitaria di questo secolo e il sistema sanitario si è dimostrato all’altezza, a differenza di altre realtà. Questo nonostante Roma sia stata la prima città europea ad avere a che fare con il virus sul proprio territorio, a dimostrazione di una efficacia e di un’efficienza non indifferenti. Servono coraggio e concretezza, questo non è il momento delle incertezze, del “ma anche”: è il momento di fare le cose e per farle occorrono competenze. Azione ha tutte le carte in regola, uomini e donne, ed è in grado di far accadere le cose, non solo di declamarle. 

    Tra i maggiori temi connessi alla sanità – e costantemente ribaditi dal suo partito – vi è sicuramente l’infinita durata delle liste d’attesa. Ritiene che l’attuale Governo stia gradualmente intervenendo per un rafforzamento del Sistema Sanitario Nazionale o, al contrario, individua segnali di regressione? E, per quanto la questione sia ampia e complessa, in che modo interverrebbe rispetto alla specifica problematica delle liste d’attesa?

    No, il Governo non sta intervenendo. Noi abbiamo proposto in sede di discussione di finanziaria nazionale un intervento pari a 10 miliardi, destinato soprattutto al personale. Oggi l’elemento di fondo riguarda il rafforzamento del personale: con un piano straordinario di assunzioni stiamo cercando di contrastare una situazione che sembra essere rimasta ancorata a un lontano passato. A ciò è da aggiungere la nostra volontà di fornire un maggiore riconoscimento a tutto il personale sanitario, sia medico che infermieristico. Oggi le scuole per infermieri sono deserte, il salario di un infermiere è tra i più bassi in Europa ed è chiaro che in queste condizioni il contesto sanitario diviene scarsamente appetibile per i giovani. È questa la ragione per cui ritengo che il Governo non stia facendo bene, a occorrere sono finanziamenti importanti. Non a caso chiediamo che in Europa venga riaperta la discussione sul MES, da utilizzare totalmente in sanità al fine di colmare il differenziale troppo ampio che abbiamo con Francia e Germania.

    Passando alle elezioni di giugno e senza alcuna intenzione di approfondire questioni maggiormente strategiche, un giudizio complessivo sulla lista “Stati Uniti d’Europa” lanciata da Emma Bonino?

    Come suggestione rientra tra le nostre corde, perché l’idea federale nasce a Ventotene da Altiero Spinelli in poi. Poi se si scende nel concreto in realtà mi sembra un insieme di posizioni molto discordanti tra di loro. Ragion per cui io credo poco in queste iniziative di scopo, poiché rischiano poi di essere iniziative a scadenza: in politica purtroppo queste cose non pagano. Ritengo che la strada debba essere un’altra e Azione sta puntando tutto sulla qualità delle candidature, sulle competenze e su un livello di coerenza. 

    In che modo Azione tenterà di convincere gli elettori alle prossime europee e, in generale, alle tornate elettorali che seguiranno? In cosa si differenzia dall’ennesima proposta centrista?

    L’aggettivo più appropriato è “riformista”. Azione si differenzia dall’ennesima proposta centrista per due questioni sostanziali: la prima, come detto, le competenze, quindi puntare al merito per quanto riguarda tutti i livelli e tutte le candidature; la seconda sono le idee, che devono interessare concretamente i cittadini. Ribadisco, salari e sanità devono essere posti al centro dell’agenda.

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