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    Svolta nella politica europea spaziale

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    Le istituzioni europee hanno lanciato una sfida al settore aerospaziale privato con l’obiettivo di sviluppare nuovi servizi e prodotti adatti a piccoli razzi, che potrebbero rappresentare l’orizzonte futuro della politica spaziale comunitaria.

    Il capo dell’Agenzia spaziale europea (ESA) ha affermato che la decisione di stimolare la concorrenza privata nell’Unione ha implicazioni a lungo termine per tutto il settore, oggi in grande difficoltà per via del complicato accesso allo spazio causato dai ritardi e le battute d’arresto tecniche dei razzi Ariane 6 e Vega-C.

    Un nuovo approccio per la politica spaziale europea

    Siamo nel bel mezzo di un cambiamento di paradigma per il trasporto spaziale“, ha detto il direttore generale Josef Aschbacher a metà dei due giorni di colloqui sullo spazio a Siviglia, in Spagna.

    L’annuncio segna una nuova tappa importante per l’agenzia composta da 22 nazioni che vuole muoversi verso un sistema più snello di acquisto di servizi per aiutare l’Europa a seguire la crescita travolgente di imprese rivali come SpaceX di Elon Musk.

    La sfida dei lanciatori spaziali abbasserà il costo dei finanziamenti pubblici e stimolerà un nuovo mercato per gli imprenditori spaziali europei“, ha detto Aschbacher ai ministri riuniti per l’occasione. 

    Questo percorso inizierebbe con una nuova produzione di mini-lanciatori, che potrebbero via via sostituire i più pesanti Ariane 6 e Vega-C, ancora oggi uniche opzioni dell’Europa per lanci spaziali da organizzare nei prossimi anni.

    La mossa fa parte di un accordo più ampio che allenta mesi di tensioni dopo che la Francia ha esercitato pressioni per un maggiore sostegno ad Ariane 6, la Germania ha premuto per la concorrenza nel settore dei lanci guidato dalla Francia, e l’Italia ha chiesto maggiore voce in capitolo sul suo Vega-C prodotto a livello nazionale.

    Le reazioni internazionali 

    In una dichiarazione a margine, Francia, Germania e Italia si sono attribuite il merito di aver risolto lo stallo e di aver forgiato un accordo sostenuto da altre nazioni dell’ESA, anche se i delegati hanno affermato che tutte le 22 nazioni partecipanti hanno avuto un ruolo nella produzione dell’accordo finale.

    Abbiamo posto le basi per il futuro stabile dei lanciatori spaziali medi e pesanti. Questo è un grande sollievo perché fino a pochi giorni fa non c’erano ancora le condizioni per arrivare a questo accordo“, ha detto Aschbacher ai giornalisti.

    La decisione implica che i paesi coinvolti nella produzione dei lanciatori esistenti forniscano fino a 340 milioni di euro (364,48 milioni di dollari) di supporto annuale per Ariane 6 e 21 milioni di euro per Vega-C a partire dal 2026, per contribuire a colmare il divario tra l’aumento dei costi e i prezzi di mercato.

    I paesi membri dell’ESA hanno inoltre garantito che si effettueranno quattro lanci istituzionali all’anno per Ariane 6 e tre per Vega-C.

    In cambio, l’industria dovrà tagliare i costi dell’11%, ha detto ai giornalisti il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire. 

    L’Italia ha affermato che l’accordo potrebbe anche portare Vega-C ad essere gestito dal produttore italiano Avio (AVI.MI) oltre ad Arianespace, che è attualmente l’unico operatore europeo.

    Nuovi modelli di veicoli spaziali

    I ministri hanno poi concordato di dare nuova vita all’esplorazione spaziale prevedendo nuovi finanziamenti privati per un potenziale razzo spaziale capace di trasportare merci da e verso la Stazione Spaziale Internazionale.

    Fino ad ora, l’Europa si è ritagliata un ruolo di primo piano nell’osservazione spaziale e scientifica, ma raramente ha mirato a un ruolo di primo piano nell’esplorazione umana, optando invece per un ruolo junior nei progetti guidati dall’agenzia spaziale statunitense NASA o fino a poco tempo fa dalla Russia.

    Tuttavia, la nuova iniziativa, sostenuta da 75 milioni di euro di finanziamenti pubblici, non sembra stata all’altezza delle richieste di esperti, tra cui l’ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen, per un piano europeo radicale che consenta di raggiungere le potenze spaziali dominanti come Stati Uniti, Russia, Cina e sempre più anche l’India.

    A cura di

    Lorenzo Minio Paluello

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