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    Tre giorni al voto: scontro finale tra Sì e NO

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    Tre giorni. È quanto ci separa — ed è proprio il caso di dirlo — dal referendum costituzionale sulla giustizia, con il quale noi cittadini decideremo se confermare, votando sì, o respingere, votando no, la legge costituzionale già approvata dal Parlamento lo scorso 30 ottobre 2025, che modifica 7 articoli della nostra Costituzione.

    UNA CAMPAGNA  ACCESA

    È stata finora una campagna referendaria segnata da toni estremamente accesi. Sembrano essere ormai cadute nel vuoto le parole che il Presidente della Repubblica aveva pronunciato circa un mese fa in occasione di una riunione ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura, con le quali il capo dello Stato aveva esortato al “rispetto vicendevole tra istituzioni, in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, nell’interesse della Repubblica”.

    Lo scontro tra Sì e No

    Numerose sono state infatti le dichiarazioni oltre le righe che tanto hanno fatto discutere nell’ultimo mese, su entrambi i fronti. Sul fronte del No, quelle che più hanno creato scalpore appartengono al procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che in un’intervista al Corriere della Calabria ha dichiarato che “voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere, mentre voteranno No le persone per bene”. Il magistrato si è poi difeso sostenendo di essere stato frainteso, ma ormai il danno era fatto.

    Ma anche sul fronte del Sì ci sono state dichiarazioni fuori dal normale “bon ton” istituzionale, soprattutto da parte degli esponenti di Governo. Al centro delle polemiche, durante tutta la campagna referendaria, vi sono state le parole del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, in particolare quando il Guardasigilli ha dichiarato che “mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo. Mai più invasioni di campo del PM”.

    Così come quelle della sua capo di gabinetto, la magistrata ed ex deputata di Forza Italia – poi passata a Fratelli d’Italia – Giusi Bartolozzi, che ha dichiarato “votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”, definita poi un “plotone di esecuzione”. Insomma, chi sperava in una campagna sul merito e non sul piano politico è rimasto a bocca asciutta. Sembra quasi che, su quest’aspetto, si sia persa un’occasione.

    SFIDA ALL’ULTIMO VOTO

    Ultimi giorni, dunque. Gli eventi dei leader e dei comitati si intensificano, sia a destra che a sinistra. E non mancano gli attacchi reciproci.

    Elly Schlein, intervenuta sabato in un comizio a Bologna, lancia l’allarme che questa riforma possa condurre a una deriva autoritaria, con magistrati non più indipendenti ma sottoposti al controllo dell’esecutivo.

    Inoltre, voce unanime di condanna da parte dei comitati e dei partiti per il No quanto al metodo con il quale si è arrivati a questo referendum: non è infatti stato approvato dal Parlamento neanche un emendamento alla legge di revisione costituzionale; come la riforma è uscita da Palazzo Chigi, così è stata approvata.

    Il ruolo della premier Meloni

    Anche sul fronte del Sì non si fanno passi indietro. Negli ultimi giorni Giorgia Meloni è stata più attiva che mai. Tanto ci si era interrogati sul ruolo che avrebbe scelto di ricoprire in questa campagna referendaria – scendere in campo, ma con il rischio di polarizzare il referendum e dunque mobilitare, oltre ai suoi elettori, anche quelli di centrosinistra, oppure restare defilata? – ma alla fine, la Presidente del Consiglio ha deciso di avere un ruolo attivo. Prima ha pubblicato sui suoi profili social un video di 13 minuti per spiegare le ragioni del sì, poi è intervenuta ad un evento a Milano.

    Insomma, ci sono tutti gli elementi che fanno pensare ad un testa a testa e questi ultimi giorni di campagna referendaria sono cruciali. Tutti i leader si stanno giocando le loro armi migliori.

    QUALI EFFETTI POLITICI POTRÀ AVERE QUESTO REFERENDUM?

    Difficile prevedere con certezza cosa accadrà il giorno dopo il referendum sul piano politico. Una cosa è certa: come spesso ricordato dalla stessa premier, in caso di vittoria del No, Giorgia Meloni resterà al suo posto.

    È chiaro però che, pur non facendo cadere il Governo, in caso di respingimento della proposta da parte dei cittadini, qualche effetto sull’esecutivo ci sarebbe.

    Di certo, sarebbe la prima grande sconfitta di Meloni e del centrodestra, che renderebbe questa coalizione, per la prima volta, “fallibile”; inoltre darebbe credibilità al campo largo, dimostrando che anche quest’ultimo, a livello nazionale, è in grado di vincere. Un dettaglio non da poco, visto che il 2027, anno delle elezioni politiche, è alle porte.

    In caso di vittoria del Sì, sarebbe la consacrazione di Meloni come leader che gode del sostegno popolare e che non perde consensi pur stando al Governo. Questa vittoria darebbe alla coalizione di centrodestra uno slancio non indifferente verso una eventuale vittoria alle prossime politiche. 

    GLI APPUNTAMENTI CONCLUSIVI

    In questi ultimi giorni, dunque, partiti e comitati mirano a chiudere la campagna nel miglior modo possibile. Il Partito Democratico ha organizzato una manifestazione per il No oggi, mercoledì 18 marzo, in a Roma, Piazza del Popolo e la segretaria dem sarà ospite da Bruno Vespa a Cinque minuti giovedì.

    Il Movimento 5 Stelle, invece, ha organizzato il suo evento conclusivo venerdì 20 all’EUR, al Palazzo dei Congressi.

    Giorgia Meloni, che ha già rilasciato un’intervista a Pulp Podcast, in uscita giovedì, il 19 e il 20 sarà a Bruxelles per il Consiglio europeo, e venerdì sera sarà anche lei ospite di Bruno Vespa a Cinque minuti. Come finirà? Non ci resta che aspettare lunedì pomeriggio.

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