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    Trump manda le letterine: la lotteria dei dazi

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    Dopo giorni di attesa per il lunedì delle “letterine”, anticipato lo scorso fine settimana dallo stesso presidente Trump, sono in fase di invio le 12 missive dirette ad altrettante nazioni per la definizione delle tariffe daziarie statunitensi.

    Le immagini della prima e della seconda pagina: nulla di più, nessun commento, nessuna parola aggiuntiva. Così Trump – ancora una volta – utilizza l’arma comunicativa della firma degli atti, della loro esibizione, forse per dire che, dopo tante parole e rinvii, quella carta vorrebbe farla cantare.

    Un linguaggio diretto, assolutamente informale, diciamo ‘trumpiano’, nello stile in cui lo conosciamo, accusatorio ma da finto bonario: questa la cifra dell’atteggiamento che permea da queste lettere, da bullo in piena regola.

    La lotteria

    Pubblicazioni in ordine sparso, a distanza di tempo: non si sa quale sarà lo stato che verrà fuori prima e quale sarà quello che verrà fuori dopo. In poche parole la lotteria dei Dazi.

    Alle 18’18 italiane il presidente americano pubblica su Truth la prima lettera, con destinatario il Primo ministro del Giappone, poi il turno della missiva indirizzata al Presidente della Corea del Sud. Si carpisce la traccia principale: «solo» il 25% di dazi a partire dal primo agosto, su tutte le merci esportate negli USA.

    Dopo un’oretta di suspance eccole, le lettere per i leader di Malesia e Kazakistan: ancora il 25%. A seguire il Sudafrica, con dazi al 30%, nonché Laos e Myanmar, con tariffe al 40%.

    Le letterine passivo-aggressive

    Riportandosi al «deficit commerciale» e definendo ogni stato destinatario delle misure economiche come «great Country», Trump invita a «partecipare alla straordinaria Economia degli Stati Uniti, il Mercato Numero Uno al Mondo», spiegando come la tariffa decisa nei confronti di ogni nazione sia «molto meno di quanto necessario per eliminare il deficit commerciale».

    Il tycoon prosegue affermando che non ci sarebbero tariffe se gli stati interlocutori o le rispettive aziende decidessero di produrre le proprie merci sul suolo americano, assicurando che ogni richiesta in tal senso sarebbe agevolata e decisa velocemente, una «questione di settimane».

    La minaccia

    Trump avverte: qualsiasi sia la ritorsione dei vari paesi, la percentuale risultante verrà sommata alle tariffe americane, inasprendo ulteriormente i dazi, dato che – illustra il presidente – il deficit è una «minaccia alla nostra Sicurezza Nazionale!».

    Di qui l’appello a eliminare «tariffe, non tariffe, politiche e barriere commerciali», azione che potrebbe, «forse» far riconsiderare agli Stati Uniti la possibilità di aggiustamenti.

    «Non rimarrete mai delusi con gli Stati Uniti d’America»: questa la conclusione ad effetto delle lettere.

    Alle 20’16 italiane l’ultimo post, con 7 Paesi nominati. Restiamo in attesa delle successive estrazioni…

    Di Yari Nicholas Turek – Direttore editoriale

    20250259

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