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    Umberto Bossi, il “Senatùr” che ha cambiato la politica

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    È morto ieri, 19 marzo 2026, alle ore 20:30, Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord ed ex segretario del Carroccio. Aveva 84 anni. Figura centrale della politica italiana, era conosciuto da tutti come il “Senatùr”, soprannome che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera politica. 

    Al momento non è stata resa nota la causa ufficiale del decesso ma le informazioni disponibili parlano di un “quadro clinico già compromesso, peggiorato bruscamente durante il ricovero”. Ma chi era davvero Bossi? L’uomo degli slogan, delle piazze infuocate e delle battaglie identitarie che hanno segnato un’epoca?

    Chi era Umberto Bossi?

    Nato il 19 settembre 1941 in provincia di Varese, Bossi si iscrisse alla Facoltà di Medicina  senza però conseguire la laurea. Fondatore della Lega Nord, ne fu segretario federale dalla nascita, nel 1989, fino al 2012. La sua carriera parlamentare iniziò nel 1987, quando venne eletto, durante la X legislatura al Senato: da qui il soprannome “Senatùr”. 

    Nel corso degli anni fu più volte parlamentare, ricoprendo incarichi sia alla Camera che al Senato. Nel 2001 entrò nel governo guidato da Silvio Berlusconi, assumendo l’incarico di ministro per le Riforme Istituzionali e la devoluzione.

    La fondazione della Lega Nord

    La Lega nord nacque alla fine degli anni ’80 come movimento territoriale raggruppando tutti i cartelli elettorali autonomisti dell’Italia settentrionale, i quali volevano una maggiore indipendenza e decentramento da Roma. Bossi fu il deus ex machina del partito: puntò su temi identitari e contro l’omogeneizzazione nazionale, tanto che il simbolo del partito raffigura Alberto de’ Guissano, un uomo che aveva combattuto nel 1176 la battaglia di Legnano contro Barbarossa

    Bossi, non di meno, infatti, avviò una fase radicale del movimento, la cosiddetta fase secessionista, con la grande manifestazione sul Po, e la dichiarazione di indipendenza della Padania

    La svolta degli anni Novanta

    La Lega Nord entrò poi nello scenario politico partendo dal consenso di due regioni, Lombardia e Veneto, per espandersi nel territorio della Padania. La svolta vera e propria però si ebbe quando molti italiani si slegarono dalla concezione bipolare DC/PC e presero come alternativa la terza via leghista dopo il crollo del muro di Berlino. 

    Tutto ciò venne rafforzato dopo Tangentopoli e Mani pulite, periodo nel quale la Lega si propose come alternativa puntando anche e soprattutto sulla campagna contro il meridione e il tricolore. 

    Il primo successo di Bossi venne riscosso nel 1992 quando ottenne l’8,6% dei voti nella quota proporzionale alla Camera dei Deputati, sfiorando poi il 10,1% nel 1996. Le prime elezioni vincenti furono però le regionali del 16 aprile 2000 quando, in coalizione con Berlusconi, la Lega vinse nelle regioni della Lombardia, del Piemonte, del Veneto.

    L’ictus e l’inchiesta giudiziaria

    L’11 marzo 2004 Umberto Bossi fu colpito da un grave ictus che rese necessario il ricovero d’urgenza prima all’ospedale di Cittiglio e poi a Varese. Un evento da cui “non si riprese mai del tutto”. La lunga riabilitazione lo costrinse a un periodo di degenza in Svizzera, rimasto riservato per oltre cinquanta giorni. Nonostante le conseguenze permanenti, tra cui un’emiparesi al lato sinistro del corpo, Bossi tornò sulla scena pubblica, mantenendo anche incarichi di governo. 

    Anni dopo, il 23 gennaio 2012, un esposto presentato alla Procura di Milano da un militante leghista diede il via a un’inchiesta su investimenti irregolari del partito, tra diamanti in Tanzania e conti offshore a Cipro. Fu l’inizio dello scandalo che travolse il fondatore della Lega ma anche la sua famiglia. L’indagine portò alla luce l’utilizzo di fondi pubblici — provenienti dai rimborsi elettorali — per spese personali, definite dagli inquirenti come destinate a “the family”,espressione trovata in una cartelletta sequestrata dalla Guardia di Finanza. 

    Il 5 aprile 2012 Bossi rassegnò le dimissioni da segretario del partito. La guida della Lega fu affidata temporaneamente a un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, in attesa del congresso. Nel frattempo, anche il figlio primogenito, Riccardo Bossi, finì sotto processo a Milano per l’utilizzo di circa 158mila euro di fondi del partito per spese personali, tra cui debiti, affitto, università, bollette e altre uscite private. Il 14 marzo 2016 arrivò la condanna a un anno e otto mesi per appropriazione indebita aggravata. 

    Il cordoglio della maggioranza 

    Con la sua morte, il mondo della politica italiana perde una figura di spicco, che ha plasmato la storia del Paese in modi che ancora oggi influenzano la scena politica. Sebbene il suo cammino non sia stato esente da polemiche, la sua eredità rimarrà sempre legata alla Lega e a un’epoca di radicali cambiamenti in Italia. Numerosi sono i messaggi di cordoglio dal mondo politico derivanti da maggioranza e opposizioni. 

    Riportiamo qui i messaggi dei leader di maggioranza. Salvini su X: “coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato. Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio”.

    Meloni sui Social: “Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica”. 

    Tajani su X: “con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace”.

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