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    Un delitto politico: la morte di Marat

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    L’omonimo quadro, un dipinto del pittore Jacques Luis David, è conservato al museo reale delle Belle arti di Bruxelles ed è datato 1793: ma cosa successe in quell’anno? E chi era Jean Paul Marat? Partiamo da alcuni dati biografici per narrare la storia di uno dei protagonisti della Rivoluzione francese.  

    Chi era Jean Paul Marat?

    Jean Paul Marat, noto anche come “l’Amico del popolo“, nacque il 24 Maggio 1743 a Boundry e fu un noto politico, giornalista e scienziato, agitatore delle folle e autore di diverse opere, tra le quali “Teoria dell’insurrezione” ed “Invettive”. Scrittore di grande successo, sarà il fondatore di un noto giornale rivoluzionario dal nome “L’ami du pueple”. Fu un personaggio alquanto “particolare”: esponente di spicco della corrente più estrema dei giacobini, amava esporsi e desiderava che le sue citazioni fossero riportate sui giornali, poiché secondo lui, anche se poteva apparire ridicolo, “ogni tipo di pubblicità è sempre una buona pubblicità”. Fu ampliamente amato dal popolo francese, in quanto visto come il ponte di collegamento tra l’ala più estremista dei giacobini e le medesime richieste che venivano portate avanti dalle persone più comuni: sono a lui associabili frasi come “Nessun Dio, nessun padrone”, che segnarono la coscienza collettiva del periodo. 

    Inizialmente deputato della convenzione, egli verrà emarginato dai girondini, proprio perché troppo radicale: sarà il principale sostenitore della creazione del Tribunale rivoluzionario e uno dei fautori dei massacri del 1792, conosciuti comunemente come lestragi di Settembre”, che portarono il popolo, dopo le deludenti notizie sul fronte e la possibile insurrezione della Vandea, a insorgere e uccidere la maggior parte dei detenuti nelle carceri francesi: il bilancio contava quasi 6000 vittime.  

    Marat faceva parte della cosiddetta corrente dei montagnardi, una tra le più radicali all’interno dei giacobini: egli era convinto che per far perdurare gli effetti della Rivoluzione francese bisognasse utilizzare forme di terrore, seguendo i principi dell’Illuminismo.  

    Marat odiava in particolare: i re, i nobili, i preti e i furfanti e non smise mai di lottare contro le piaghe del popolo. Come detto, essendo molto acclamato dalle fazioni politiche più estremiste, riuscirà ad organizzare l’insurrezione del 2 Giugno 1793: questo anno segna di fatto non solo l’espulsione dei girondini, ma anche l’inizio del regime del terrore, con principale fautore il giacobino Maximilien Robespierre.  

    La morte di Marat 

    Dopo diversi scritti, in cui il giacobino incitava il popolo a ribellarsi e a reprimere il dissenso per poter far perdurare la Rivoluzione francese, la girondina Charlotte Corday, convinta che Marat stessetradendogli ideali rivoluzionari, lo sorprese di nascosto in casa sua nel corso di uno dei suoi bagni curativi, accoltellandolo al petto.  

    Jacques Luis David, celebre pittore neoclassico, decise di immortalare in uno dei suoi quadri questo momento: vi è Marat che, in una mano, ha ancora la penna con l’inchiostro – a rappresentare, ovviamente, i suoi scritti “scomodi” o forse, più in generale, la sua passione per la scrittura – e dall’altra una lettera, probabilmente quella di Charlotte Corday, in cui la girondina chiedeva di essere ricevuta.  

    Per terra vi è l’arma del delitto, con ancora evidente il segno della coltellata: Marat viene raffigurato come un martire, disposto a morire per i propri ideali e, soprattutto, per una causa superiore. Affianco alla vasca, ricolma d’acqua, vi è un supporto in legno, una sorta di lapide dello scrittore, con su scritto: “A Marat, David”. 

    A cura di

    Sara Gilardi

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