La separazione tra Roberto Vannacci e la Lega segna uno dei passaggi più delicati nella recente storia del partito guidato da Matteo Salvini. L’ex generale, diventato una figura politica di primo piano anche grazie a un forte protagonismo mediatico, ha ufficializzato l’uscita dal Carroccio annunciando la nascita di una nuova formazione: Futuro Nazionale.
Una scelta che non rappresenta soltanto un addio personale, ma che apre scenari di frammentazione all’interno dell’area sovranista e conservatrice della destra italiana.
Lo scontro politico e simbolico con Salvini
É stata durissima la reazione del segretario leghista all’uscita dell’ex generale Vannacci dal partito. Salvini ha parlato di mancanza di onore e di rispetto, accusando Vannacci di aver sfruttato la Lega come un mezzo di passaggio per costruire una leadership autonoma e alternativa; al contempo dichiara: “siamo noi che abbiamo aperto le porte quando era attaccato da tutti. Il ringraziamento è stato tenersi il posto e andarsene. Capitolo chiuso. La Lega c’è ancora ed è più forte. Nella notte il tesseramento online ha superato quota mille. Ci sono persone per cui onore, coraggio e stretta di mano vogliono dire ancora qualcosa”.
Parole che evidenziano quanto la frattura sia insanabile, ma che rilevano anche il timore di una concorrenza interna capace di indebolire ulteriormente il partito.
Sulla stessa linea si è espressa Susanna Ceccardi, che ha sottolineato come la coerenza politica imporrebbe a Vannacci di lasciare anche il suo seggio da europarlamentare, ottenuto proprio grazie alla Lega, partito usato come “taxi”. Un tema, comunque, quello del mandato elettivo, che rischia di diventare uno dei principali terreni di scontro nei prossimi mesi.
Il peso dei sondaggi e il potenziale elettorale
Secondo le prime rilevazioni, Futuro Nazionale potrebbe raggiungere quasi il 5% dei consensi ad oggi. Una percentuale piccola ma significativa, soprattutto in un sistema politico frammentato come quello italiano. Il dato, tuttavia, potrebbe crescere ulteriormente nel caso in cui una parte dei parlamentari leghisti decidesse di seguire Vannacci, trasformando una scissione personale in un vero e proprio fenomeno politico.
Al momento i segnali di possibile convergenza sono limitati, ma ad esporsi pubblicamente sono stati già Edoardo Ziello, deputato della Lega, ed Emanuele Pozzolo, ex parlamentare di Fratelli d’Italia, espulso dal partito dopo la vicenda degli spari di Capodanno.
Nessuna uscita di scena per Domenico Furgiuele, che dopo alcune indiscrezioni ha confermato il proprio sostegno al segretario Salvini.
Resta, invece, in una posizione di incertezza Rossano Sasso, deputato leghista che già in passato aveva manifestato posizioni di rottura, come dimostrato dal voto contrario al decreto sugli aiuti all’Ucraina dello scorso 15 gennaio, in linea appunto con le intenzioni di Vannacci.
Diverso è il caso di Massimiliano Simoni, la cui uscita dal Carroccio appare ormai definitiva. Il suo passaggio a Futuro Nazionale ha avuto un effetto immediato anche a livello territoriale, determinando l’uscita della Lega dal consiglio regionale della Toscana dove era l’unico rappresentante del partito.
Importante è anche l’adesione Milanese di Sylvie Lubamba che dalla trasmissione radio “un giorno da pecora”, dichiara: “la rottura di Vannacci con la Lega? Dopo averlo saputo gli ho subito scritto che io, il suo fedelissimo araldo, sarò sempre al suo fianco”.
Un partito da costruire
Il manifesto politico di Futuro Nazionale è stato presentato e l’identità ideologica appare chiara, fortemente improntata su temi come sovranità, sicurezza e critica alle politiche europee. Resta però aperta la questione centrale: la capacità di Vannacci di trasformare un progetto personale in una struttura politica organizzata e radicata sul territorio.
Vannacci dichiara di vedersi addirittura come Meloni quando scelse di uscire dal Pdl e fondare FDI. In vista delle elezioni politiche del 2027, i numeri attuali però non sono sufficienti. Alla Camera infatti sarebbero necessari almeno 20 deputati per costituire un gruppo autonomo mentre al Senato, al momento, non risulta nemmeno un parlamentare pronto ufficialmente a fare il passo.
Un limite, questo, che potrebbe rallentare la crescita del movimento e ridurre la visibilità istituzionale. Resta importante però da considerare che quel famoso 5% citato prima è la somma del 1.1% di FDI, lo 0,9% della Lega e lo 0.2% di FI.
L’occasione per la sinistra
La frattura apertasi nel centrodestra rappresenta, potenzialmente, come spiega Matteo Renzi, un’occasione politica per la sinistra. La nascita di Futuro Nazionale rischia infatti di indebolire la compattezza della coalizione di governo, accentuando le divisioni interne e rendendo più fragile la leadership della destra con numerosi voti in dispersione.
Per l’opposizione, questa opportunità potrà essere colta a condizione di superare la frammentazione che la caratterizza, soprattutto fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, e di costruire una proposta politica riconoscibile e unitaria.
Renzi infatti, in un’intervista al Foglio, esemplifica il fatto che basterebbero dalle “tre alle cinque proposte sensate per poter vincere le elezioni”. Aggiunge però che senza una leadership credibile e comune anche un quadro favorevole come questo rischia di tradursi in un vantaggio mancato. Serve per cui un leader carismatico, delle proposte efficaci e credibili ma, soprattutto, una comunicazione forte.
Le prospettive future
Nel medio periodo, Futuro Nazionale potrebbe rappresentare un fattore di disturbo significativo per gli equilibri del centrodestra. Il nuovo partito rischia infatti — come si è detto — di sottrarre voti non solo alla Lega, ma anche a Fratelli d’Italia, intercettando i voti dell’elettorato più radicale e identitario che guarda con delusione alla linea considerata “troppo moderata” di Giorgia Meloni una volta arrivata al governo.
La sfida del nuovo partito sarà quindi duplice: consolidare una base parlamentare e trasformare il consenso potenziale in un progetto politico duraturo. Solo allora si potrà capire se Futuro Nazionale sarà una parentesi o un partito stabile della destra italiana, una sorta di AfD italiana.
Al contempo, come spiega Matteo Renzi in un’intervista al Foglio, “per la sinistra è un assist”, anche se servirà una leadership forte di coalizione che possa destreggiarsi in questa cornice favorevole. Vedremo dunque se la sinistra saprà sfruttare questa frattura, questa crisi della destra per poter tornare di nuovo protagonista.
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