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    Verso USA 2024: cosa aspettarsi?

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    Tra poco meno di un anno, il 5 Novembre 2024, i cittadini degli Stati Uniti saranno chiamati a scegliere il prossimo inquilino della Casa Bianca. La corsa elettorale è resa ancora più critica dal contesto politico interno sempre più lacerato e polarizzato, dall’instabilità del panorama internazionale e dal coinvolgimento indiretto degli Stati Uniti nei conflitti in Europa e in Medio Oriente. Con molta probabilità i due sfidanti saranno il presidente uscente Joe Biden e l’ex presidente Donald Trump. Il Tycoon è determinato a riportare i repubblicani alla vittoria, puntando sulla bassa popolarità di cui attualmente gode Biden. Nonostante manchino quasi dodici mesi, le principali agenzie di stampa americane hanno già iniziato a pubblicare i risultati di alcuni sondaggi. È facile intuire che le percentuali risultano spesso contraddittorie, soprattutto negli stati più importanti. Probabilmente è ancora troppo presto per vedere un sondaggio che possa quantomeno avvicinarsi a quello che sarà il risultato. 

    Non solo Biden vs Trump

    Nonostante il consolidato sistema bipartitico, favorito dal meccanismo di voto, non è assolutamente raro che ogni quattro anni si presentino candidati indipendenti dai due principali partiti. Molto spesso si tratta di membri degli stessi partiti, che però non sono risultati vincitori delle primarie. Nessun candidato indipendente ha mai vinto un’elezione negli ultimi cento anni, ma in molti hanno tentato l’impossibile. Finora, per il voto del 2024, hanno annunciato la loro candidatura come indipendenti Robert Kennedy e Cornell West. Gli occhi sono puntati soprattutto sul primo. Quanto la candidatura di Kennedy può condizionare il risultato finale? Difficile dirlo. Certamente il nipote dell’ex presidente può accattivarsi non poche simpatie tra l’elettorato più radicale del Partito Repubblicano, tendenzialmente isolazionista in politica estera e restio verso l’aiuto finanziario e militare all’Ucraina. La presenza del suo nome sulla scheda elettorale non è da considerare irrilevante, alcuni sondaggi lo danno addirittura al 22%. Non sarebbe la prima volta che il risultato delle elezioni venga messo in discussione da candidati terzi: alla tornata elettorale del 1968 Richard Nixon trionfò per un pugno di voti anche grazie alla corsa del sudista George Wallace, che tolse una quantità rilevante di voti ai Democratici. Secondo i sondaggi – e un’anche minima dose di buon senso – sarebbe Joe Biden a prevalere in un simile scenario.

    La corsa del Tycoon è a rischio?

    Sebbene si avvicini la Convention di giugno, è chiaro a tutti che con molta probabilità il candidato del partito Democratico sarà Joe Biden. Cosa succede invece nel partito Repubblicano? Attualmente Donald Trump deve fronteggiare diversi sfidanti, tra cui il governatore della Florida Ron De Santis, molto popolare negli ambienti repubblicani. Tuttavia è poco probabile che i suoi sfidanti riescano nell’impresa di sostituirlo nella corsa alla Casa Bianca, data la sua influenza nel partito. Tutto potrebbe cambiare se la giustizia decidesse di dichiararlo colpevole di fronte alle accuse che lo hanno portato in tribunale a partire dallo scorso agosto. Un fatto interessante è arrivato direttamente dal Colorado solo pochi giorni fa: un gruppo di attivisti ha invocato il Quattordicesimo Emendamento, sezione terza, per cercare di invalidare la candidatura di Trump. In particolare il testo recita che chiunque abbia preso parte ad un’insurrezione o ne abbia favorito il corso non potrà mai essere eletto o svolgere mansioni presso un pubblico ufficio. Naturalmente si fa riferimento all’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. È comunque improbabile che la Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, accolga una simile tesi.

    A cura di

    Lorenzo Rossi

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