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    Witkoff in Israele: vertice con Netanyahu su Iran e Gaza

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    Si è concluso ieri, martedì 3 febbraio, l’incontro tra Netanyahu e Witkoff. Vari sono stati i temi trattati, tra cui l’Iran, la smilitarizzazione di Hamas e il futuro dell’Anp. È previsto, inoltre, per venerdì un ulteriore colloquio tra Stati Uniti e Iran. Vediamo quali sono stati i temi salienti.

    Il contesto del colloquio

    È iniziato alle 15, ora locale, l’incontro a Gerusalemme tra il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff. Complessi i temi trattati dai due esponenti, dalla stabilizzazione dei rapporti in Medio Oriente al ruolo dell’Iran, con cui, venerdì, gli Stati Uniti svolgeranno altri colloqui. In un contesto geopolitico delicato, come quello dell’Iran e di Gaza, gli Stati Uniti si propongono come forza stabilizzatrice nei colloqui multilaterali previsti nei prossimi giorni, in cui si tenterà di avviare un dialogo sia in merito alle crescenti tensioni che sul nucleare. 

    Witkoff ha incontrato non solo il premier israeliano, ma anche i vertici della sicurezza, tra cui il capo di stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, e il direttore del Mossad, David Barnea. Il colloquio è avvenuto all’indomani dell’apertura del valico di Rafah dopo quasi un anno di chiusura, anche se con forti limitazioni. 

    Il 24 gennaio scorso, l’inviato Witkoff aveva fatto pressioni su Netanyahu per quanto riguarda l’apertura del valico, che ad oggi, però, nonostante la sua riapertura, presenta ancora esigui transiti e condizioni estreme di rischio, date le condizioni imposte da Israele. 

    La Repubblica Islamica

    Uno dei temi più significativi dell’incontro è stato l’Iran. Significativa l’opinione espressa dal premier israeliano nei confronti della nuova strategia intrapresa dagli Stati Uniti. Infatti, in vista dell’incontro con il rappresentante iraniano, ha dichiarato che “l’Iran ha dimostrato più volte che non ci si può fidare delle sue promesse”, chiarendo la sua posizione di avvertimento implicito nei confronti della governance americana. 

    D’altronde, essendo Israele e l’Iran avversari nel territorio mediorientale, Netanyahu mira a garantire sicurezza e tutela nei confronti del suo Stato su temi controversi, rispetto ai quali “l’Iran non ha rispettato gli impegni assunti in passato”, come il programma nucleare.

    Situazione a Gaza

    Un altro dei temi focali su cui ci si è soffermati nel colloquio è sicuramente il futuro della Striscia di Gaza, sia per quanto riguarda la smilitarizzazione e il disarmo di Hamas, sia in merito alla futura amministrazione del territorio. Infatti, il premier israeliano, relativamente all’inizio della fase due in seguito alla creazione del Board of Peace, ha espresso la volontà e la necessità che qualsiasi ricostruzione della Striscia sia preceduta dal completo disarmo del gruppo di Hamas. 

    I due esponenti hanno avuto modo anche di parlare di quale sarà il futuro amministrativo del territorio palestinese; il primo ministro israeliano ha chiarito che l’Anp, l’Autorità Nazionale Palestinese, non sarà alla guida del territorio e non farà parte del governo post-bellico. 

    La questione è controversa, soprattutto in merito ai dubbi riguardanti il funzionamento e la struttura del Board of Peace che, come emesso da esponenti dell’Unione europea che hanno rifiutato l’invito a partecipare, non sembra rappresentare a pieno la popolazione palestinese e non sembra essere la scelta più idonea per garantire la transizione democratica del territorio.

    Posizione degli Stati Uniti

    Alle richieste messe sul tavolo da parte del governo israeliano, Witkoff ha replicato con quelli che sono i punti fondamentali della linea governativa statunitense, soprattutto in merito ai negoziati con l’Iran. Le condizioni statunitensi mirano, infatti, ad una cessazione completa dell’arricchimento di uranio e delle scorte di materiale nucleare arricchito, nonché alla fine del sostegno iraniano a gruppi considerati di stampo terrorista, come Hezbollah e Hamas. 

    Per quanto riguarda la questione palestinese non sono emerse ulteriori questioni, ma, secondo fonti diplomatiche, sarà necessario definire i margini dell’intesa regionale tra Israele e Stati Uniti per garantire il funzionamento del piano post-bellico.

    Conclusione

    L’incontro è sicuramente un primo tassello in un rompicapo più grande, in vista dei difficili incontri di mediazione tra Stati Uniti e Iran, che però di fatto riguarderanno anche il rapporto tra il regime iraniano e lo stesso Israele. In questo rapporto triangolare sarà necessario interporre anche i leader dei Paesi che sono stati fondamentali nella mediazione del conflitto mediorientale, e anche necessariamente l’Unione europea. 

    In un quadro già complesso, la presenza di numerosi attori con interessi e obiettivi diversi potrebbe far sorgere divergenze forse inconciliabili. Riuscirà la linea governativa statunitense a imporsi sul governo iraniano e quali conseguenze avrà negli scontri interni al Paese? L’Unione europea e gli altri mediatori quale ruolo avranno?

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