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    Wplace: il mondo pixel per pixel, tra arte e espressioni di odio

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    Una mappa del mondo, a cui è sovrapposta una griglia di pixel, che si possono colorare per creare forme, disegni, arte. Questa l’essenza di Wplace, la piattaforma collaborativa lanciata a luglio 2025 e che sta vedendo un vero e proprio boom, tra espressioni artistiche, ma anche politiche e di odio.

    Un rapido successo

    La piattaforma nasce come una vera e propria tavolozza online, dove si possono addirittura creare delle ‘alleanze’ tra utenti, per concordare e lavorare insieme a realizzare opere di pixel art. Gli aggiornamenti sono in tempo reale, permettendo di vedere in diretta la creazione delle opere d’arte da parte degli altri utenti.

    La versione base prevede la possibilità di partire con 30 pixel a disposizione da colorare, con l’aggiunta, ogni trenta secondi, di un nuovo pixel: insomma, l’attesa è parte integrante del percorso per ottenere un’opera d’arte coi fiocchi.

    Poche regole da seguire: non dipingere sopra altre opere d’arte usando colori o motivi casuali solo per rovinare i lavori altrui, evitare contenuti inappropriati.

    Wplace ha subito spopolato, in specie in Brasile e Germania, ottenendo un grandissimo successo anche su Discord, Twitch e TikTok, generando un interesse che, in questi giorni, sta addirittura richiedendo la necessità di una ‘fila d’attesa’ per poter essere collegati, a causa delle decine di migliaia di richieste che pervengono in contemporanea ai server.

    Il mondo tra arte e odio

    Date le infinite possibilità, moltissime sono le forme di espressione: dai ritratti in stile anime, a quelli dei personaggi dei cartoni animati, dalle bandiere degli stati fino al ponte sullo Stretto di Messina. 

    Non mancano ovviamente le espressioni di vicinanza o sostegno politico: messaggi di pace lungo il confine tra Ucraina e Russia, cuori disegnati in corrispondenza della Striscia di Gaza, manifestazioni di sostegno per Taiwan.

    Ma, come in tutte le cose, c’è chi non segue le regole, utilizzando la piattaforma per danneggiare l’arte altrui e anche per diffondere manifestazioni di odio e razzismo.

    Tra i casì più eclatanti discussi sui social, quello del fiume Yamuna, affluente del Gange, in India, dove i pixel sono stati colorati di marrone ed addirittura nero, accompagnando il tutto con insulti volti a insinuare la scarsa igiene del fiume e dei locali. Immediata la risposta degli altri utenti della piattaforma, che hanno lanciato appelli contro il razzismo, iniziando a ‘ripulire’ il fiume.

    Spazio anche agli irredentisti: una coalizione di utenti spagnoli ha ‘riconquistato’ Gibilterra, disegnandovi sopra una enorme bandiera spagnola, ma anche ai ‘distruttori’, che, coalizzati, hanno deciso di creare enormi macchie nere e viola, cancellando la pixel art di centinaia di utenti, spingendo la piattaforma a creare regole di tutela ad hoc.

    Il fiume Yamuna in India e gli appelli contro il razzismo

    Una trasposizione online dei problemi reali

    Insomma, la presenza della mappa della Terra e dei confini come base della griglia di miliardi di pixel, ha fatto sì che i problemi e le opportunità della realtà venissero trasposti anche su questa nuova piattaforma digitale, creando a volte espressioni di complicità, altre la diffusione di note di odio e pregiudizio.

    La dinamica rimane sempre la medesima: c’è chi crea e chi distrugge, chi ama e chi odia. Tante le discussioni che hanno impegnato i social, tra gli utenti che pubblicizzano i propri lavori e quelli che invece discutono in merito alle ‘guerre’ tra coalizioni della piattaforma.

    Forse un modo per sfuggire alla realtà, che comunque sa sempre concretizzarsi, anche e soprattutto online.

    20250307

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