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    Elezioni in Armenia: il progressivo avvicinamento all’Occidente

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    Le elezioni tenutesi in Armenia domenica hanno visto la riconferma del primo ministro Nikol Pashinyan e del suo partito Contratto Civile, il quale ha ottenuto poco meno del 50% dei consensi, confermandosi nettamente come prima forza politica del Paese. Al secondo posto si è classificata l’alleanza di opposizione Strong Armenia con il 23% dei consensi, mentre Alleanza Armenia ha raggiunto il 10%. In termini di rappresentanza parlamentare, le proiezioni assegnano circa 61 seggi a Contratto Civile28 a Strong Armenia e 11 ad Alleanza Armenia.

    Questi risultati consentono a Nikol Pashinyan di mantenere il controllo del Parlamento senza aver bisogno di una coalizione; tuttavia, non disponendo di una maggioranza qualificata dei due terzi, sarà difficile per il partito del primo ministro attuare modifiche costituzionali o altre decisioni che richiedono un consenso parlamentare più ampio rispetto alla maggioranza semplice.

    La conferma della traiettoria euro-Atlantica dell’Armenia

    La tornata elettorale, la prima dopo la perdita del Nagorno-Karabakh nel 2023, ha confermato la linea politica del governo: maggiore cooperazione con l’Unione europea e gli Stati Uniti, a discapito della linea politica estera dell’opposizione, che invece ha sostenuto il mantenimento di rapporti più stretti con la Russia.

    Il risultato elettorale è stato importante soprattutto perché ha assunto come valore principale la posizione dell’Armenia nello scacchiere internazionale. Da diversi anni il Paese si trova in una fase di trasformazione politica che lo ha progressivamente allontanato dalla tradizionale sfera di influenza russa, avvicinando invece sempre di più alle istituzioni occidentali.

    La conferma di Pashinyan dimostra dunque che la maggioranza della società armena, nonostante le conseguenze della perdita del Nagorno-Karabakh, ritiene necessario continuare questa ridefinizione politica, cercando nuove alleanze internazionali andando allo stesso tempo a rafforzare le proprie istituzioni democratiche interne. Si tratta dunque di elezioni potenzialmente in grado di influenzare il futuro dell’Armenia, incidendo sia sul suo ruolo regionale sia sulla sua posizione a livello internazionale.

    Dalla dipendenza dalla Russia alla ricerca di nuovi partner

    Per comprendere il significato di queste elezioni, è fondamentale analizzare il rapporto storico tra Armenia e Russia, che ha caratterizzato per molti decenni la politica di Erevan. Il Cremlino è stato considerato per molto tempo il principale garante della sicurezza armena, soprattutto durante il conflitto militare con l’Azerbaigian. Per molti anni questa alleanza si è mostrata vantaggiosa: infatti, la presenza militare russa nel suolo armeno garantiva una certa protezione contro possibili minacce esterne. Tuttavia, tre eventi fondamentali hanno portato a una profonda modifica di questa percezione.

    Nel 2020 l’Armenia subisce una sconfitta pesante contro l’Azerbaigian, Erevan perse il controllo di larghe porzioni di territorio nel Nagorno-Karabakh. Negli anni successivi, il quadro politico del Caucaso continuò a cambiare in maniera sempre radicale; particolarmente decisivo fu anche lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina.

    L’inizio del conflitto, infatti, contribuì notevolmente a ridurre l’attenzione e l’utilizzo di strumenti militari di Mosca nella regione del Caucaso, considerata storicamente come un’area fondamentale per la propria sfera d’influenza.

    In questo contesto, l’Azerbaigian rafforzò la propria posizione e nel 2023 riprese il controllo di tutta la regione del Nagorno-Karabakh, provocando l’esodo di gran parte della popolazione armena residente nella regione.

    Questi episodi sono stati fondamentali, hanno contribuito a generare un cambiamento profondo nell’opinione pubblica, portato le persone a considerare l’eventuale avvicinamento alle democrazie occidentali. Soprattutto dopo la fine della guerra contro l’Azerbaigian, Erevan ha totalmente cambiato il suo modo di costruire relazioni evitando la dipendenza da un unico partner internazionale, ricorrendo invece al tentativo di costruire relazioni più equilibrate.

    Il miglioramento delle relazioni con Ankara

    Un altro aspetto fondamentale della politica estera di Pashinyan è stato il lento ma graduale miglioramento delle relazioni tra Erevan e Ankara. I rapporti tra i due Paesi sono stati segnati storicamente da profonde tensioni legate principalmente al genocidio armeno del 1915 e alla chiusura del confine nel 1993 a causa del conflitto del Nagorno-Karabakh e del sostegno turco all’Azerbaigian.

    Negli ultimi anni, però, Armenia e Turchia hanno avviato un processo di normalizzazione che ha portato nel maggio del 2026 all’eliminazione di alcune restrizioni al commercio diretto con l’Armenia.

    Le autorità turche hanno dichiarato che la riapertura del confine è ormai giunta nella fase finale delle preparazioni tecniche, segnando uno dei momenti più significativi nel percorso di riconciliazione tra i due Stati, i quali si stanno adattando ai nuovi rapporti di forza emersi nella regione dopo gli ultimi anni segnati da conflitti.

    Le conseguenze delle elezioni e le sfide del futuro

    Un altro elemento che ha portato alla vittoria di Nikol Pashinyan è stato la sua grande capacità di aver reso l’Armenia, nonostante le difficoltà, uno Stato sempre più attraente e fondamentale per l’interesse strategico sia per l’Unione Europea che per gli Stati Uniti.

    Nonostante i notevoli progressi compiuti negli ultimi anni dall’Armenia, gli squilibri rispetto all’Azerbaigian restano comunque evidenti. Baku dispone di maggiori risorse economiche e di capacità militari superiori, rafforzate notevolmente dalla stretta cooperazione con la Turchia. Al contrario, Erevan si trova ancora in una fase di riorganizzazione, soprattutto militare, dopo gli eventi degli ultimi anni.

    La vittoria di Pashinyan rappresenta non solo la conferma del consenso ottenuto attraverso le riforme interne, ma anche il riconoscimento della nuova collocazione internazionale dell’Armenia. Pur dovendo affrontare sfide significative, soprattutto sul piano della sicurezza e dei rapporti con l’Azerbaigian, il Paese ha comunque mostrato una crescente capacità di aumentare la propria rilevanza politica. Il suo futuro dipenderà quindi dalla capacità di trasformare questa fase di transizione in un percorso stabile di consolidamento politico.

    20260201

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