Virus, batteri, parassiti e sostanze tossiche continuano a rappresentare una minaccia silenziosa per la salute globale.
Secondo un nuovo rapporto dell’Oms, ogni anno il consumo di alimenti contaminati provoca circa 866 milioni di casi di malattia e 1,5 milioni di decessi nel mondo. Numeri che evidenziano come la sicurezza alimentare resti una delle principali sfide sanitarie a livello internazionale.
I dati
I dati, pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet Global Health in occasione della Giornata mondiale della sicurezza alimentare del 7 giugno, si basano sull’analisi di informazioni raccolte in 194 Paesi tra il 2000 e il 2021.
Lo studio offre una delle valutazioni più complete mai realizzate sul peso delle malattie trasmesse dagli alimenti, mettendo in luce non solo il numero delle persone colpite, ma anche le profonde differenze tra le varie regioni del pianeta.
I bambini pagano il prezzo più alto
Tra le categorie più vulnerabili vi sono i bambini sotto i 5 anni, che presentano un rischio di ammalarsi quasi tre volte superiore rispetto al resto della popolazione. Pur rappresentando una quota relativamente ridotta degli abitanti del pianeta, concentrano una parte significativa delle patologie associate al consumo di cibo non sicuro.
Le conseguenze possono essere particolarmente gravi. Le infezioni gastrointestinali e le malattie continuano a essere tra le principali cause di ricovero e mortalità infantile in molte aree del mondo.
A questo si aggiunge l’esposizione a sostanze tossiche come piombo e metilmercurio, che possono interferire con lo sviluppo del cervello e provocare danni neurologici permanenti.
Batteri e virus responsabili della maggior parte delle infezioni
L’indagine dell’Oms ha preso in esame 42 diversi rischi presenti negli alimenti, tra cui batteri, virus, parassiti e contaminanti chimici. La maggior parte delle malattie registrate è attribuibile a microrganismi che causano infezioni intestinali e disturbi gastrointestinali.
Tra i principali responsabili figurano batteri come Escherichia coli, Salmonella, Campylobacter e Shigella. Questi agenti patogeni provocano ogni anno centinaia di milioni di casi, con sintomi che possono andare da semplici disturbi digestivi fino a complicazioni molto più serie, soprattutto nei soggetti più fragili.
Oltre ai batteri, lo studio considera anche virus e parassiti che possono essere trasmessi attraverso alimenti contaminati o conservati in modo non corretto.
In molti casi, una corretta preparazione e conservazione del cibo sarebbe sufficiente a ridurre significativamente il rischio di infezione.
I contaminanti chimici sono la principale causa di morte
Se virus e batteri sono responsabili della maggior parte delle malattie, il quadro cambia quando si analizzano i decessi. Secondo il rapporto, infatti, sono soprattutto i contaminanti chimici a causare il maggior numero di vittime.
Tra le sostanze più pericolose emergono l’arsenico inorganico e il piombo, associati a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, tumori e altre patologie croniche.
Gli esperti sottolineano che questi elementi possono entrare nella catena alimentare attraverso fonti naturali o attività industriali e risultano particolarmente difficili da eliminare una volta presenti negli alimenti.
Complessivamente, arsenico e piombo sono collegati a oltre il 70% dei decessi attribuiti al cibo contaminato. Si tratta di un dato che evidenzia come la sicurezza alimentare non riguardi soltanto le infezioni acute, ma anche gli effetti a lungo termine dell’esposizione a sostanze nocive.
Africa e Sud-Est asiatico restano le aree più colpite
Il rapporto evidenzia forti disuguaglianze geografiche. Le regioni dell’Africa e del Sud-Est asiatico continuano infatti a registrare il carico più elevato di malattie e decessi legati agli alimenti contaminati.
In queste aree si concentra circa il 75% dei casi globali e il 60% delle morti associate alle malattie di origine alimentare. Le ragioni sono molteplici: accesso limitato ad acqua potabile, sistemi sanitari meno sviluppati, controlli insufficienti lungo la filiera alimentare e maggiori difficoltà economiche.
Secondo l’Oms, si tratta di una vera e propria questione di equità sanitaria, poiché le popolazioni con meno risorse sono anche quelle maggiormente esposte ai rischi legati al cibo non sicuro.
Servono più controlli e prevenzione
Nonostante i progressi registrati negli ultimi decenni, gli esperti sottolineano che una parte consistente delle malattie causate da alimenti contaminati potrebbe essere evitata. Migliorare la sicurezza alimentare, rafforzare i controlli e investire nella prevenzione rappresentano strumenti fondamentali per ridurre il numero di casi.
Tra le misure considerate più efficaci figurano pratiche agricole più sicure, controlli più rigorosi nell’industria alimentare, un migliore accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari adeguati, oltre a campagne di informazione rivolte ai consumatori.
Per l’Oms, il nuovo rapporto deve essere considerato un importante campanello d’allarme. Comprendere l’entità del problema è il primo passo per ridurre un peso sanitario che continua a colpire milioni di persone ogni anno e che, invece, potrebbe essere prevenuto.
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