Nel 2025, i Balcani sono stati teatro di grandi proteste durante tutto il corso dell’anno: in particolare la Generazione Z ha svolto un ruolo significativo. I giovani hanno saputo utilizzare in maniera ottimale i social, con efficienti metodiche di comunicazione, per organizzare e diffondere informazioni in merito alle manifestazioni.
Tuttavia, questa mobilitazione generazionale si è sviluppata in un contesto politico complesso, che ha portato grande crescita anche ai movimenti più polarizzanti all’interno della penisola balcanica. L’utilizzo di strumenti digitali, unito alla sfiducia sempre crescente da parte dei giovani nei confronti della classe politica, ha spesso portato il loro coordinamento ad essere conflittuale, inaugurando dunque una nuova era, che però varia da stato a stato.
Croazia: proteste e la tensione intorno alla destra
Negli ultimi anni, la Croazia ha visto un aumento importante delle tensioni politiche interne: sono stati svariati gli episodi di radicalizzazione che hanno richiamato simboli storici controversi tramite slogan e simboli legati all’ideologia Ustascia, il movimento ultranazionalista del periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Questa crescita del nazionalismo non emerge dal nulla, essa infatti va inserita in un contesto sociale segnato da insoddisfazione economica e alta disoccupazione giovanile. Inoltre, la popolazione ha sofferto il passaggio dalla Kuna all’Euro; il cambio di moneta, infatti, ha portato in Croazia un aumento significativo dell’inflazione, accompagnato da proteste popolari e preoccupazioni per il costo della vita.
La presenza di eventi pubblici o concerti dove i simboli Ustascia sono stati ormai normalizzati, ha portato i giovani croati ad avere posizioni identitarie più nette, virando dunque più verso destra rispetto che verso un impegno civico moderato. Emblematico in questo senso è stato il concerto di Mario Perkovic Thompson all’ippodromo di Zagabria: il cantante croato è stato capace di riunire oltre mezzo milione di persone, trasformando il proprio evento musicale in una celebrazione della storia croata con ampi richiami nazionalistici. Il concerto ha visto una forte partecipazione giovanile e della diaspora, ha avuto una forte rilevanza mediatica, aprendo per mesi un forte dibattito pubblico nel Paese.
Il contesto mostra come parte dei giovani croati siano ormai attratti da forme di politica radicali, le quali, tramite identità e senso di appartenenza, riescono a sedurre i giovani in un periodo di crisi.
Serbia: una protesta studentesca che mette in discussione l’establishment
In Serbia invece l’iniziativa della Generazione Z ha avuto una nascita diversa, il movimento, infatti, è nato dopo la tragedia della stazione ferroviaria di Novi Sad, dove morirono 16 persone. Il dolore collettivo degli studenti, e la rabbia verso la classe politica, ha unito tutto il popolo serbo, il quale da oltre un anno chiede a gran voce non solo responsabilità politica e trasparenza, ma anche la fine delle pratiche autoritarie del governo di Vucic e politiche più progressiste.
Le proteste hanno sempre avuto un carattere di reazione nei confronti del governo, che ha spesso cercato di fermare la mobilitazione giovanile, ricorrendo all’utilizzo di strumenti repressivi e autoritari. In questo senso la Gen Z in serba è stata in grado di aprire una nuova era nel proprio Paese, segnata da proteste contro i modelli autoritari, tramite mobilitazione civica e manifestazioni pacifiche mirate a migliorare la sicurezza della propria vita.
È importante che i moti di protesta continuino ad essere uniti, soprattutto in vista delle elezioni parlamentari anticipate che, come affermato anche da Vucic, si terranno a maggio o a dicembre del 2026. La chiamata alle urne può significare molto, in quanto rappresenta un’occasione concreta per misurare la reale volontà di cambiamento dei giovani serbi.
Bulgaria: il governo cade “grazie” alla Gen Z
L’ultimo Paese segnato da grandi manifestazioni nell’area balcanica è stato la Bulgaria, dove gli studenti e i giovani, a poche settimane dall’adozione dell’Euro, sono scesi in piazza a Sofia per chiedere maggiore trasparenza nel processo di transizione monetaria.
Le manifestazioni hanno mostrato il malessere socio-economico profondo della società bulgara che, per via della continua caduta dei governi in questi anni, ha continuato ad avere sempre piu una diffusa sfiducia verso l’establishment politico, che è stato percepito come corrotto e distante dalla realtà quotidiana.
I giovani hanno giocato un ruolo fondamentale soprattutto nell’organizzare le proteste, anche grazie all’utilizzo di slogan forti come “Young Bulgaria without Mafia”. Grazie ad una pressione popolare sempre più crescente, il governo di Rosen Zhelvazkov ha annunciato le dimissioni. La Bulgaria è diventata così il primo Paese europeo dove un governo è caduto direttamente grazie alle proteste della Gen Z, segnando un precedente che nei Balcani non si vedeva da tempo.
Cosa aspettarsi nel 2026
Guardando al 2026, il ruolo della Generazione Z nei Balcani appare destinato a rimanere centrale. L’anno appena trascorso ha rappresentato una fase di presa di coscienza collettiva culminata con le esplosioni di varie proteste, l’anno nuovo potrebbe segnare un momento di svolta totale, in cui la mobilitazione giovanile dovrà confrontarsi con la politica istituzionale.
In Serbia, il 2026 sarà sicuramente un anno decisivo: le elezioni parlamentari anticipate rappresentano un banco di prova per capire se le continue proteste studentesche riusciranno a tradursi in un reale cambiamento politico. Anche in Bulgaria resta da capire se la vittoria simbolica della Gen Z porterà a cambiamenti strutturali e duraturi. Il fattore chiave per la stabilizzazione di questa nuova fase sarà il recente ingresso nell’Eurozona: sarà cruciale capire se la transizione porterà ad un rafforzamento della fiducia nelle istruzioni, oppure alimenterà ulteriori tensioni sociali e nuove forme di protesta.
L’anno nuovo è sicuramente cruciale per testare la forza della Gen Z: in un contesto complicato come quello balcanico, segnato da instabilità istituzionale e crisi economiche, il futuro politico della regione dipenderà soprattutto dalla capacità dei giovani di mantenere coesione e credibilità, evitando che il proprio dissenso venga frammentato o strumentalizzato.
Qualora i giovani riuscissero a trasformare le mobilitazioni in partecipazioni dove società e istituzioni si uniscono, essi potranno diventare il reale motore di cambiamento, rivendicando un ruolo centrale nel futuro politico dei Balcani.
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