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    Disinformazione Russa: una sfida immateriale per l’Europa

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    A pochi giorni dalla pubblicazione del report di EU DisinfoLab, intitolato Building a Common Operational Picture of FIMI”, emerge quanto l’Europa si trovi oggi ad affrontare una crescente minaccia di disinformazione e manipolazione informativa da parte della Russia. 

    Queste operazioni mettono a dura prova la capacità degli stati membri e delle istituzioni europee di proteggere l’integrità dei processi democratici e garantire un’informazione affidabile ai cittadini. L’adozione di strumenti analitici come l’Information Manipulation Set (IMS) ha permesso di mappare la catena di approvvigionamento delle campagne di disinformazione russe e di capire come procedere. 

    A questo quadro si affiancano le posizioni dei principali esponenti italiani in tema di sicurezza e politica europea. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Ministro della Difesa Guido Crosetto e l’eurodeputata Pina Picierno hanno più volte infatti espresso valutazioni sulle minacce russe convergendo sull’urgenza di rafforzare strumenti di difesa, resilienza informativa e cooperazione a livello UE.

    Cos’è la guerra ibrida?

    La guerra della comunicazione, o meglio, guerra ibrida è il terreno in cui si gioca la partita dei conflitti moderni. La guerra ibrida può essere vista come un tipo di conflitto multidimensionale capace di combinare mezzi convenzionali e non convenzionali, legali e non per ottenere vantaggi strategici su alcuni paesi. Non parliamo per cui di tecniche solo militari ma abbiamo una compenetrazione di strumenti politici, economici, mediatici e sociali. 

    La comunicazione è un punto focale e importante per plasmare l’opinione pubblica e può essere vista come uno strumento immateriale che plasma il consenso. Fa da collante — per certi versi — fra i cittadini e le istituzioni politiche ed è per tale ragione che l’Europa si sta mobilitando per sopperire alla problematica della minaccia ibrida. Lo abbiamo visto e lo stiamo vedendo con le interferenze Russe in Europa, dalla promozione della propaganda anti-ucraina fino alle interferenze nelle elezioni rumene quali siano le conseguenze di tali aggressioni.

    Crosetto, Meloni e Picierno sulle minacce russe

    Negli ultimi anni il dibattito politico italiano sulle minacce provenienti dalla Russia verso l’Europa ha visto intervenire figure come il ministro della Difesa Guido Crosetto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’eurodeputata Pina Picierno del Pd. 

    Il ministro Crosetto ha più volte lanciato allarmi sulla sicurezza nazionale, sottolineando come l’Italia non sia ancora adeguatamente preparata di fronte a rischi che possono comprendere provocazioni o attacchi da parte di Mosca. Come dichiarato a settembre 2025: “Non siamo pronti né ad un attacco russo né ad un attacco di un’altra nazione. Dobbiamo mettere questo Paese nella condizione di difendersi”. Crosetto ha ribadito poi l’importanza di rafforzare capacità militari e difensive, sopratutto europee, alla luce dell’instabilità legata anche al conflitto in Ucraina.

    Giorgia Meloni ha spesso richiamato l’attenzione sulla complessità delle minacce russe, estendendo il concetto di sicurezza oltre il solo conflitto armato sul campo. In una conferenza stampa internazionale ha affermato: “Dobbiamo capire che la minaccia è molto più ampia di quanto immaginiamo […] riguarda la nostra democrazia, l’opinione pubblica, i flussi migratori e la sicurezza dell’UE.” 

    Sul fronte del Parlamento europeo e dell’opposizione italiana, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo per il Pd, ha commentato alcune dichiarazioni di esponenti russi come veri e propri tentativi di influenza esterna, tanto da essere stata molte volte anche minacciata. In una nota di dicembre 2025 ha dichiarato: “Le parole di Kirill Dmitriev sono l’ennesima, goffa interferenza […] L’UE è sotto attacco da chi vorrebbe dividerla e indebolirla […] Chi utilizza la guerra in Ucraina come leva negoziale per spaccare l’Ue troverà sempre una risposta ferma, unita e senza ambiguità”.

    Le interferenze russe in Europa

    Dalla crisi ucraina del 2014 e sopratutto dall’invasione del 2022, la Russia ha intensificato le sue operazioni di manipolazione informativa in Europa, note come FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference). 

    L’Unione europea, già dopo l’annessione della Crimea, sviluppò strumenti per monitorare la disinformazione: una fra tutte la rete East StratCom Task Force, focalizzata prettamente su una “comunicazione efficace”. La unit più importante di questa task force è l’ EUvsDisinfo, che include articoli, ricerche e report che East StratCom Task Force ha valutato per comprendere se le informazioni verificate siano false o non interamente vere. 

    La Unit EUvsDisinfo ha catalogato dal 2015 alla prima metà del 2025 oltre 14.000 casi di disinformazione da parte della Russia e altri rapporti precedenti indicano che solo 6.000 casi di questi nel periodo fra il 2015 e il 2019.

    La sfida delle interferenze russe

    Dal nuovo report diEUvsDisinfo emerge che uno dei problemi principali europei è la proliferazione di attività di monitoraggio e segnalazione degli incidenti legati alle operazioni di disinformazione russe. Se da un lato ciò dimostra una maggiore attenzione al fenomeno, dall’altro genera incertezza nel distinguere tra operazioni diverse, producendo un sovraccarico informativo, senza fornire la chiarezza strategica necessaria per contrastare sistematicamente il fenomeno. 

    Questa mancanza di chiarezza influisce anche sulla comprensione delle dinamiche operative delle campagne di manipolazione. Focalizzarsi su singoli episodi, soprattutto sui social media, rischia di oscurare la rete più ampia di responsabilità che coinvolge produttori di contenuti e intermediari. Passa così in secondo piano il ruolo di una catena di approvvigionamento decentralizzata, che include finanziatori, infrastrutture di hosting e reti di amplificazione essenziali per la diffusione dei contenuti manipolativi.

    A complicare ulteriormente il quadro contribuisce l’assenza di un approccio condiviso tra autorità pubbliche e attori privati su come documentare, attribuire e rispondere alle operazioni di disinformazione. La necessità di strumenti analitici comuni e di strategie coordinate diventa quindi cruciale per rafforzare la resilienza dell’Europa di fronte a questa minaccia complessa e in continua evoluzione.

    La risposta dell’Unione

    Per rendere più efficaci le contromisure contro la disinformazione e stabilire dei criteri per l’attribuzione delle operazioni, il report di EUvsDisinfo rende noto il concetto di Information Manipulation Set (IMS), che si è affermato come uno strumento analitico centrale nella lotta contro le FIMI. Ideato da VIGINUM, l’agenzia francese incaricata di contrastare le interferenze digitali straniere, e adottato in collaborazione con il Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS), permette di classificare e interpretare le campagne di disinformazione in maniera sistematica e strutturata. 

    IMS consente di analizzare le minacce su tre livelli complementari:

    • tattico: studia post sui social media, articoli giornalistici o altri contenuti accessibili al pubblico.
    • operativo: aggrega i dati, analizzando narrazioni e infrastrutture e identifica intermediari online e risorse operative che costituiscono la catena di approvvigionamento.
    • strategico: mira ad attribuire le operazioni ai relativi attori di minaccia, comprendendo le loro dottrine, motivazioni e obiettivi strategici.

    Nonostante i vantaggi, l’adozione del quadro IMS presenta criticità, come il fatto che un appoggio del genere richiede tempo. Un’altra sfida riguarda la cooperazione tra enti: organizzazioni pubbliche e private operano secondo mandati e priorità differenti, rendendo complesso stabilire meccanismi continuativi e imparziali di collaborazione. 

    Conclusioni

    L’analisi delle operazioni di disinformazione russe e la mappatura degli IMS evidenziano quanto la minaccia informativa rappresenti oggi una sfida complessa e — oggi più che mai— strutturale per l’Europa. Non si tratta solo di monitorare post sui social media o singoli episodi di disinformazione, ma di proteggere l’integrità di un ecosistema informativo, asse portante per il funzionamento della democrazia.

    L’informazione affidabile, vera e verificabile è infatti una risorsa strategica: garantire ai cittadini dati accurati, verificati e contestualizzati significa salvaguardare la capacità di prendere decisioni consapevoli, difendere lo stato di diritto e rafforzare la coesione sociale. 

    Le posizioni di Crosetto, Meloni e Picierno sottolineano infatti come la consapevolezza del problema sia ormai condivisa e come, solo attraverso un approccio sistemico, che integri strumenti analitici come gli IMS con politiche efficaci e cooperazione tra stati membri, sarà possibile contrastare la disinformazione straniera, garantire l’integrità dei processi democratici e assicurare che l’informazione resti un pilastro della libertà e della sicurezza in Europa.

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