Oggi, venerdì 9 gennaio 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto la tradizionale conferenza stampa di inizio anno nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati rispondendo a 41 domande dei giornalisti presenti nel consueto appuntamento organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dall’Associazione della Stampa Parlamentare.
La conferenza stampa ha dettato un confronto a tutto campo sullo stato del Paese e sugli scenari internazionali. Dalla sicurezza dei giornalisti al Venezuela e ai conflitti in Ucraina e Gaza, fino ai nodi interni su sicurezza, giustizia, migrazioni, riforme ed economia. Un intervento segnato da toni netti verso opposizioni e magistratura, aperture sul dialogo europeo con la Russia, e un forte accento sulla stabilità politica, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa e la coesione democratica interna.
Libertà di stampa e sicurezza dei cronisti al centro dell’apertura
Aprendo la conferenza stampa, il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti – Odg – Carlo Bartoli ha lanciato un forte richiamo alla sicurezza dei cronisti: “il 2025 è stato un anno molto difficile per i giornalisti. Abbiamo assistito alla più grande strage di colleghi”.
Bartoli ha riconosciuto l’impegno del governo sulla tutela degli inviati nelle zone di guerra, in particolare per la formazione e per i fondi destinati a garantire una copertura assicurativa ai freelance. Tuttavia, ha avvertito che la sicurezza dei giornalisti è minacciata anche in Italia, ricordando una lunga serie di intimidazioni e aggressioni, dalla bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci alla testa mozzata di un capretto davanti alla casa di Giorgia Venturini, fino alle sassate durante una manifestazione che hanno ferito Elisa Dossi e Davide Bevilacqua.
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha ringraziato i giornalisti impegnati nei contesti più rischiosi e ha ribadito il valore della libertà di informazione, definendola “un presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi democrazia”.
Il Venezuela e la liberazione dei connazionali
La prima domanda della conferenza stampa arriva da Ilaria Sciarra de Il Messaggero, che chiede alla presidente del Consiglio se sia fiduciosa sulla possibile liberazione di Albertino Trentini e quali siano le interlocuzioni attualmente in corso viste le liberazioni di ieri degli altri connazionali. La premier risponde che ‘il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio […] È molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei […] Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa”.
La premier aggiunge, infine, di apprezzare il segnale lanciato dalla presidente Rodríguez, considerandolo un possibile punto di partenza anche per una nuova fase nei rapporti tra Italia e Venezuela.
Le mobilitazioni della sinistra e dei sindacati per il Venezuela
Alla luce delle proteste organizzate dalla CGIL e da alcuni esponenti della sinistra contro la cattura con la forza di Nicolás Maduro da parte di Donald Trump, Antonio Atte di Adnkronos chiede alla presidente del Consiglio un commento a caldo. Meloni replica: “mi pare che si finga di non vedere la situazione in cui versa il popolo venezuelano […] Mi ha fatto specie quando ho visto le mobilitazioni sindacali, in Venezuela accade che i ragazzi vadano a scuola due giorni a settimana e che ci sia una povertà dilagante. Quello che le immagini raccontano è un mondo in cui la sinistra vive da sempre, cioè un mondo nel quale non è l’ideologia che si piega alla realtà ma la realtà che si piega all’ideologia perchè vedere gli alcuni italiani spiegare a degli esuli venezuelani cosa significa essere venezuelani lo trovo surreale”.
La questione della Groenlandia
Alla luce degli ultimi avvenimenti e delle dichiarazioni di Trump, Andrea Bonini di Skytg24 chiede se si trovi in linea con le dichiarazioni di Macron e della premier danese in merito alla Groenlandia. Meloni risponde: ”io continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti attuino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia. Un’opzione che chiaramente non condividerei. Io credo non converrebbe a nessuno, non converrebbe neanche agli Stati Uniti […] Io ritengo che gli Stati Uniti, con metodi diciamo molto assertivi, stiano soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e, in generale, dell’area artica per i loro interessi e per la loro sicurezza”.
Ha aggiunto poi, sulla scia della domanda di Giselda Vagnon di Reuters: “l’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell’area artica […] Entro fine mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, con l’obiettivo di ‘preservare l’area artica come zona di pace e di cooperazione, contribuire alla sicurezza della regione, aiutare le aziende italiane che vogliono investire nella zona e favorire la ricerca su una zona strategica per il cambiamento climatico”.
L’Ucraina, l’invio dei soldati e il rapporto con Putin
Tommaso Ciriaco de la Repubblica le chiede se, pur non escludendo l’invio di soldati italiani a Gaza, continui a escluderlo per l’Ucraina e, ipotizzando un “ombrello” delle Nazioni Unite, se valuterebbe l’invio di truppe anche in Ucraina o prevarrebbe il veto filo-putiniano di Salvini.
La premier risponde che “L’unico modo di garantire pace è la deterrenza, devi essere abbastanza forte da far desistere il nemico dall’intenzione di attaccarti: è la forza che costruisce pace, non è la debolezza”. Spiega poi che “non c’è un’opzione sul campo oggi con un ombrello delle Nazioni Unite, ma una forza multinazionale della coalizione dei volenterosi per rafforzare la sicurezza dell’Ucraina come strumento di garanzia di sicurezza”. Aggiunge che “non c’è nessuna necessità di impiegare soldati italiani in Ucraina”, ritenendo più efficace “un sistema di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”.
Sul tema interviene poi Jacopo Matano del TG3 RAI, chiedendo se auspichi, come alcuni esponenti della Lega, un ritorno della Russia nel G8 e cosa pensi delle dichiarazioni di Vannacci che augurava il mancato sostegno al decreto Ucraina in Parlamento. Meloni si dice stupita che simili affermazioni vengano proprio da un generale che dovrebbe comprendere il valore della deterrenza e delle forze armate.
Infine, sulla necessità di un dialogo europeo con Mosca, la premier spiega: “io credo che si è arrivato il momento che l’Europa parli con la Russia sul tema della guerra, altrimenti il contributo è limitato”. Aggiunge: “Io sono stata sempre favorevole ad una nomina di un inviato speciale sull’Ucraina, per ora mi pare prematuro l’ingresso della Russia nel G8”.
Referendum e legge elettorale
Flaminia Camilletti de La Verità chiede quando si terrà il referendum alla luce del CDM del 22 dicembre. Meloni risponde: “la data del 22 e 23 marzo è quella che mi sembra più probabile e mi sento di confermarla”. Alla domanda su cosa accadrebbe se il referendum non avesse esito positivo per il governo, aggiunge: “non intendo dimettermi nel caso in cui gli italiani dovessero bocciare la riforma”.
Per quanto riguarda la legge elettorale, Barbara Acquaviti di ASCA News chiede un commento sulla possibilità di una riforma condivisa. Meloni dichiara: “ci sono interlocuzioni con l’opposizione. La ragione per cui Elly Schlein, ma non solo lei, dovrebbe vedere favorevolmente una riforma della legge elettorale di tipo proporzionale con premio di maggioranza è che si tratterebbe di una riforma che consentirebbe a chi prendesse più voti di governare 5 anni con una maggioranza solida. Con una riforma di questo tipo la partita sarebbe più che aperta […] Il tema non è vincere, ma governare”.
Il tema sicurezza
Alberto Ciapparoni di RTL102.5 chiede un commento sulla situazione della sicurezza in Italia. Meloni si dice soddisfatta dei risultati raggiunti, ma punta il dito contro “anni di lassismo” della sinistra e ricorda le iniziative varate dal governo, come il decreto sicurezza, “molto contestato dalle opposizioni che ora rivendicano sicurezza”.
La premier critica poi la magistratura, citando il caso dell’imam di Torino e altri episodi di cronaca: “la polizia dimostra la sua pericolosità, il ministro ne dispone l’espulsione e l’espulsione viene bloccata. Lo scorso novembre una mamma ha ucciso il figlio di nove anni, era stata più volte denunciata per i pregressi tentativi di omicidio ma l’autorità giudiziaria aveva ritenuto di lasciarla a piede libero. Ad Acerra una persona è stata arrestata mentre versava tonnellate di rifiuti nocivi, ma è stato rimesso in libertà dall’autorità giudiziaria. Posso citare decine di casi. Quando questo accade è vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento. Un appello a lavorare tutti nella stessa direzione può fare la differenza”.
Meloni conclude annunciando che “stiamo studiando altri provvedimenti, di cui uno sulle baby gang”.
Emigrazione e salari d’ingresso
L’emigrazione degli italiani spiega la premier “è una questione che io considero una priorità, è un tema annoso per l’Italia che ha storicamente una forte emigrazione. Credo che la questione principale sia quella salariale, cioè la percezione che all’estero i salari possano andare meglio. Forse andrebbe fatto un ragionamento sui salari di primo ingresso”.
Aggiunge poi: ”la percezione è che dove puoi arrivare non dipende da quanto vali tu: è un tema reale e culturale che bisogna smontare. Se non diamo la percezione che il tuo destino non è deciso in partenza, dalla famiglia e dalla città dove nasci, ma da quello che riesci a dimostrare, cambia la narrazione […] parliamo di fuga dei cervelli ritenendo che chi se ne va sia a più alta formazione, ma rispetto a un 31% di laureati in Italia, tra chi se ne va ha alta formazione circa il 35%, quindi il dato è spalmato […] sicuramente questo è un tema che ho in testa”.
Conclusioni
La conferenza stampa di Giorgia Meloni ha tracciato le priorità del governo per il 2026, dalla sicurezza interna e la tutela dei cronisti alla politica estera su Venezuela, Groenlandia, Ucraina e Gaza, fino all’economia e all’occupazione, passando per gli investimenti, il piano casa e la natalità.
La premier ha ribadito la centralità della stabilità politica, del rispetto del voto popolare e della collaborazione con il Quirinale, confermando l’impegno su riforme istituzionali e legge elettorale. Sul fronte internazionale, Meloni ha sottolineato l’importanza della deterrenza e del dialogo europeo con la Russia, mentre in ambito interno ha puntato su ordine, legalità e sostegno alle famiglie e ai giovani.
Dobbiamo aspettare che tutto ciò prenda forma nelle scelte concrete del governo, perché il 2026 sia davvero l’anno in cui l’Italia non solo definirà le sue priorità, ma le trasformerà in risultati tangibili per il Paese e per il suo ruolo in Europa e nel mondo.
20260011

