Da Oriente a Occidente il 2025 volge al termine: come ogni anno i leader nazionali tracciano il bilancio dell’anno che finisce e delineano le priorità dei propri Stati, lanciando un messaggio non solamente ai propri cittadini, ma anche agli altri Paesi.
È il caso di Cina e Taiwan, con un rinnovato monito di Xi Jinping nei confronti di Taiwan, come anche di Russia e Ucraina, con messaggi che invocano l’unità, ma con accezioni molto differenti.
In Italia, con la sua tradizionale allocuzione, il Presidente Mattarella richiama alla pace.
Xi Jinping, tra vanto della produzione economica e “riunificazione della Madrepatria”
Nel suo discorso di fine anno il Presidente cinese ha posto l’accento sulla capacità produttiva e tecnologica di Pechino: «La nostra produzione economica ha superato ogni limite, e si prevede che quest’anno raggiungerà i 140 bilioni di Yuan. La nostra forza economica, le nostre capacità scientifiche e tecnologiche, le nostre capacità di difesa e la nostra forza nazionale composita hanno raggiunto nuovi traguardi».
E ancora: «Abbiamo cercato di dare impulso allo sviluppo di alta qualità attraverso l’innovazione. Abbiamo integrato profondamente scienza e tecnologia con i settori industriali e creato un flusso continuo di innovazioni. Molti grandi modelli di intelligenza artificiale si sono sfidati in una corsa al vertice e sono state conseguite innovazioni rivoluzionarie nella ricerca e nello sviluppo dei nostri chip. Tutto ciò ha trasformato la Cina in una delle economie con la capacità di innovazione in più rapida crescita»
Invocando la politica «Un Paese, due sistemi», con riferimento a Honk Kong e Macao, Xi ha poi preso posizione su Taiwan, facendo seguito alle esercitazioni militari di questi ultimi giorni, affermando «Noi cinesi, su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan, condividiamo un legame di sangue e parentela. La riunificazione della nostra Madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile!»
Vladimir Putin parla alle truppe, Volodymyr Zelensky richiama all’umanità e alla pace
Il presidente russo ha colto l’opportunità del discorso di fine anno per promettere la vittoria in Ucraina, proprio mentre il conflitto si avvicina al suo quarto anno, rivolgendosi direttamente ai soldati. “Vi siete assunti la responsabilità di combattere per la vostra patria, per la verità e la giustizia […] Milioni di persone in tutta la Russia, ve lo assicuro, sono con voi in questa notte di Capodanno”, ha esortato, proseguendo: «Pensano a voi, provano empatia per voi, sperano in voi. Auguro a tutti i nostri soldati e comandanti un felice anno nuovo! Crediamo in voi e nella nostra Vittoria!”
Dall’altra parte del fronte, Zelensky, su Telegram, invia un messaggio per esortare all’unità, guardando alla pace: «Andiamo avanti insieme, portando con noi ciò che ci sostiene: l’esperienza e la memoria, la lingua madre, la speranza e la fede. Portiamo con noi la capacità di agire insieme e l’umanità, che rimane, nonostante tutto. Crediamo nella pace, lottiamo per essa e lavoriamo per renderla possibile»
Il Presidente Mattarella e l’aspettativa di pace
«Si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace».
Questo l’amaro incipit del messaggio di fine anno di Mattarella, con un rinvio alle immagini che in questi ultimi tempi hanno segnato il corso dei tempi. «Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte».
La pace come idea e come fattualità, dal piano delle relazioni internazionali alla vita di tutti i giorni: «La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale».
20250521

