Le autorità iraniane continuano a scontrarsi con i manifestanti che, a partire dal 28 dicembre 2025, sono scesi nelle strade e nelle piazze per protestare contro il regime di Khamenei.
Le proteste
Se inizialmente la risposta delle autorità iraniane è stata conciliante nei confronti dei manifestanti, da diversi giorni invece si è verificata un’escalation di violenza, a cui si somma il blocco di internet, con cui il regime ha tentato di reprimere la diffusione del malcontento e dunque silenziare le manifestazioni.
Nonostante ciò, le proteste si sono diffuse in numerose città, dalla capitale Teheran a Isfahan, Tabriz e Yazd: iniziate come manifestazione di malcontento da parte della classe commerciante, in merito alle disastrose condizioni economiche che il Paese affronta in seguito alla pandemia e alla guerra dei 12 giorni dello scorso luglio, ad oggi si presentano anche come rifiuto nei confronti del regime dell’ayatollah.
Numerosi sono i video in cui i manifestanti in corteo urlano “morte a Khamenei”, incendiando automobili e cassonetti.
I morti
Secondo le ong occidentali, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, si stima che le persone uccise siano almeno 28. In realtà, però, numerose ong locali riferiscono di un numero più elevato, almeno 56.
Tra le vittime sarebbero, inoltre, compresi 8 minori, senza contare gli oltre 2 mila arresti. “Il massimo organismo iraniano in materia di sicurezza, il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, deve ordinare immediatamente alle forze di sicurezza di porre fine all’uso illegale della forza e delle armi da fuoco” ha dichiarato la vicedirettrice di Amnesty.
Il contesto internazionale
Da Washington, che si è sempre dichiarata, fin dall’inizio delle proteste, come forza d’ordine contro il regime dell’ayatollah, è arrivata la dichiarazione del segretario di Stato Rubio: “Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano”.
Infine, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo shah di Persia, ha dichiarato: “Sono certo che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e, allo stesso tempo, interrompendo i canali finanziari, rovesceremo completamente la Repubblica Islamica e il suo logoro e fragile meccanismo di repressione”.
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